martedì 20 febbraio 2018

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 25

di Saverio Ceri

La storia della cover del 25°Tex Classic non ha molti "segreti" da raccontarci, anzi la vicenda è piuttosto lineare.
L'albo in questione raccoglie le avventure del ranger narrate per la prima volta, tra il luglio e l'agosto del 1951, sulla collana del Tex terza serie dal numero 10 al 15.
Proprio sul primo di questi albetti vediamo in copertina alcune giubbe rosse che cannoneggiano degli indiani intenti ad assaltare il loro forte. Tex, si suppone sia il personaggio di spalle in basso al centro.

Dopo una prima ristampa delle avventure nel 1952, sulla raccoltina n°12 della serie bianca, nel giugno del 1954 le sei strisce vengono riproposte per la prima volta rimontate nel formato attuale sugli Albi d'Oro 49 e 50. A causa del cambio di formato, che da orizzontale passa a verticale, Galep sceglie di cambiare inquadratura. Ora il flusso dei pellerossa sembra diventato da orizzontale che era nella versione del 1951, con la spinta impetuosa dall'esterno verso l'interno, a verticale con la caduta rovinosa dall'alto degli invasori abbattuti.
Inoltre Tex ora compare riconoscibilissimo nel suo abbigliamento classico.


Nella versione del 2018, si è scelto di riesumare quest'ultima copertina, abbassando e spostando leggermente l'inquadratura per esigenze grafiche.


Pur essendo, la serie attuale, la nona ristampa bonelliana di queste avventure, è solo la seconda volta che viene utilizzata questa cover, che ricompare quindi nelle edicole italiche dopo ben 64 anni.


Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!

giovedì 15 febbraio 2018

CARMINE INFANTINO: L'UOMO DEL RINNOVAMENTO DEI COMIC


di Pierangelo Serafin

Il tempo dell’oblio

Può sembrare strano che uno dei generi più conosciuti del medium fumetto come quello dei super-eroi possa aver passato un periodo di oblio pressoché totale (a eccezione di personaggi storici quali Superman, Batman e Wonder Woman, sempre presenti nelle edicole) durato quasi un decennio, tra il 1947 ed il 1956.

Il Flash originale - "Flash Comics" n. 1, gennaio 1940


Alla fine del secondo conflitto mondiale un autentico esercito di eroi mascherati messo in campo dalle varie case editrici (l’esempio più famoso ed eclatante è il Captain America della Timely creato dai giovanissimi Joe Simon e Jack Kirby), che nell’immaginario sforzo bellico contro le forze del Terzo Reich aveva trovato l’ideale scenario per lo svolgimento delle proprie avventure, perse ogni ragione di essere... Come la storia spesso insegna, quando ci si trova tra le macerie di un mondo da ricostruire gli eroi si mettono in disparte e lasciano all’opera le persone comuni.
Così maschere e costumi lasciarono il posto a poliziotti e pompieri, a stelle del cinema e intrecci romantici, ai racconti del vecchio West e alle mummie e i fantasmi del genere horror, nonché alla fantascienza e alla fantapolitica, con le due nuove minacce portate all’American Way of Life (fittizie o reali che fossero), quali gli alieni e i temutissimi comunisti.


Verso la nascita del nuovo Flash... 

Un nuovo bolide scarlatto

Una comunque vasta platea di lettori era rimasta affezionata a quei personaggi dai variopinti costumi e dagli straordinari poteri e aveva provveduto, nel corso degli anni, a subissare di richieste sotto forma di missive la redazione della National Periodical Publications, cosicché, quasi alla chetichella, nel quarto numero datato Settembre/Ottobre 1956 di una rivista contenitore (“Showcase”, appunto) fece la sua apparizione un nuovo eroe mascherato… con un vecchio nome: The Flash.
Alla casa editrice pensarono bene di recuperare il vecchio personaggio operandone un restyling grafico che lo mettesse al pari dei tempi, in quanto il Flash originale, che venne creato nel 1940, sarebbe stato decisamente anacronistico nella nuova realtà degli anni Cinquanta. Ed è proprio un vecchio fumetto di Flash (simbolico trait d’union tra passato e presente) quello che Barry Allen sta leggendo nel suo laboratorio prima che un fulmine colpisca le sostanze chimiche contenute nell’armadietto antistante - sostanze che, infradiciandolo, gli doneranno il potere dell’ultra velocità.
L’autore grafico di questa riscrittura è un artista americano (nato a Brooklyn il 24 Maggio 1925) di chiare origini italiane che lavorava per la National da quasi una decina d’anni: il suo nome è Carmine Infantino. The Mystery of the Human Thunderbolt! è probabilmente uno degli episodi più ristampati della storia del fumetto americano e viene considerata l'avventura che ha dato inizio alla Silver Age of Comics.


"Showcase" n. 4: copertina e splash page della prima, storica storia del nuovo Flash


I canoni artistici della nuova era

La parola d’ordine per gli artisti della Silver Age era “normalizzare” l’immagine dell’eroe, che non avrebbe dunque più ostentato un "mascellone" volitivo o un torace possente, ma sarebbe stato più simile all’uomo comune, all'uomo di tutti i giorni.
Così è dunque anche per il Flash di Carmine Infantino, del quale la calzamaglia non esalta alcuna muscolatura in particolare e che, sebbene sia un velocista, non viene neppure eccessivamente stravolto dal suo incedere a ultra velocità. In una famosa doppia tavola intitolata How I Draw the Flash pubblicata su “Flash Annual” n. 1 l’artista rivela quale sia uno dei trucchi visivi che determinano l’effetto velocità donato al suo personaggio.

Carmine Infantino spiega il segreto per disegnare un dinamico Flash. Tavole tratte dall’albo speciale Superman contro Flash – La più grande corsa di tutti i tempi, pubblicato dall Editrice Cenisio nel 1979.

Importante fu anche il taglio che seppe dare ai riquadri all’interno della tavole, accentuando salite e discese con vignette slanciate verso l’alto oppure evidenziando il senso di velocità della corsa con vignette orizzontali.

Esempi di costruzione delle tavole di Infantino. Per il dinamismo di Flash inquadrature larghe. Immagine tratta da L’invasione delle creature nuvola, da “Flash” n. 111, pubblicata in “DC Comics Story” n. 17. La caduta di Batman in vignette strette e alte tratta da una delle tante ristampe della storia Il castello dei mille pericoli, da “Detective Comics” n. 329, pubblicata in “Batman” Cenisio n. 17.

Caratteristiche furono anche le skylines futuristiche delle città nelle quali erano ambientate le storie, sia che si trattasse di città americane dell’epoca, sia quelle di Gorilla City, sia quelle di un lontano futuro, sia quelle di un pianeta lontano qual era Rann, luogo nel quale erano ambientate le avventure di Adam Strange alle quali Infantino contribuì per una trentina di albi, dal numero 53 al numero 84 della testata “Mystery in Space” tra il 1959 e il 1963.
Tutte queste innovazioni si fecero man mano che l’autore prendeva confidenza con il Bolide Scarlatto; tavola dopo tavola, numero dopo numero e soprattutto con un consenso da parte dei lettori sempre più crescente. I tempi, contrariamente a quella che era la caratteristica del personaggio, erano piuttosto lenti e prima di avere attendibili dati di gradimento era necessario attendere mesi.
Le prime otto storie del rinnovato Flash vennero spalmate in quattro numeri di “Showcase” (4, 8, 13 e 14) che uscirono tra il settembre 1956 e il giugno 1958, e si dovette attendere addirittura il febbraio del 1959 perché Flash potesse disporre di un albo tutto per sé; ma non si trattò di una nuova partenza, quanto piuttosto di una prosecuzione che si potrebbe interpretare come un atto di continuità.
Come se dieci anni non fossero passati la testata riprese dal numero 105, cioè dal numero successivo a quello dove era stata interrotta nel febbraio del 1949.
Sul personaggio di Flash Infantino restò per due lunghe run; la prima durò dal numero 105 al numero 174 (compresi i quattro suddetti numeri di “Showcase” e coprendo un periodo che va dal 1956 al 1967) per poi tornarvi dal numero 296 al 350 (dal 1981 al 1985, anno di chiusura della prima storica serie).


Una parte della pittoresca Rogue’s Gallery sulla suggestiva copertina di “Flash” n. 174

Durante la prima run di Flash venne creata la più consistente, variopinta e bizzarra schiera di oppositori del Velocista di Central City (e di un eroe dei comic in generale, a eccezione forse di molti strampalati antagonisti del Daredevil di casa Marvel) che prese il più famoso nome di Rogue's Gallery e che vanta tra i suoi membri personaggi del calibro di Mirror Master, Captain Cold, Gorilla Grodd, Captain Boomerang, Weather Wizard e altri ancora.
Oltre a questi avversari - a volte solitari, altre volte coalizzati tra di loro - che si preoccupavano di rendere più colorite le avventure del Bolide Scarlatto va ricordato anche colui che di Flash sarà prima la spalla e poi l’erede nel periodo post Crisis: quel Kid Flash che in realtà è l’alter ego di Wally West (e che diventerà nipote di Barry Allen dopo il matrimonio con la zia Iris West) e che compare dal numero 110 di “Flash”.


Le origini di Kid Flash narrate nel 1975

Il ritorno degli eroi

Il successo ottenuto da Flash portò al restyling di personaggi storici come Wonder Woman (affidata dal numero 98 della propria collana datato maggio 1958 a Ross Andru e Mike Esposito) e Superman (sul quale Curt Swan cominciò a operare dal 1960, anche sulle storie, dopo un discreto tirocinio con le copertine), mentre si trattò di un vero e proprio reboot per altri personaggi come Green Arrow (sul quale operò Jack Kirby) nel 1958, Green Lantern (grazie a Gil Kane e Joe Giella) nel 1959, Atom (ancora Gil Kane con Murphy Anderson) e Hawkman (con il maestro Joe Kubert), entrambi nel 1961.
Gradualmente, molto lentamente ma con una discreta progressione (per meglio tastare il polso ai lettori), il pantheon degli eroi D.C. si rinnovò, creando un nuovo interesse intorno al genere super-eroistico che portò così una nuova linfa vitale nel mondo dei comic.
Inevitabilmente altre case editrici ritentarono la carta degli eroi mascherati, ma quella che emerse come autentica e reale concorrente della D.C. fu la Marvel che, risorta dalle ceneri della defunta Timely, ufficialmente entrò in gioco con “Fantastic Four” n. 1, datato novembre 1961.


"Flash" n. 123, 1961

Una nuova continuity

In casa D.C. l’innovazione più importante avvenne nel settembre 1961, quando uscì la seminale Flash of Two Worlds (pubblicata su “Flash” n. 123) che sanciva la connessione e il reciproco riconoscimento tra l’universo di quella che verrà chiamata Terra 1 (nella quale operavano i nuovi supereroi degli anni Sessanta) e l’universo di quella che sarà definita Terra 2 (nella quale invece si trovano gli eroi della Golden Age, che avevano chiuso il loro percorso editoriale una quindicina d’anni prima): universi paralleli divisi, affinché non collidessero tra di loro, sul piano vibrazionale. Di fatto questa idea fu alla base del primo rinnovamento temporale di continuity all’interno dell’universo D.C. e pose una netta linea di separazione tra gli eroi della prima generazione e quelli moderni.
Da tutte queste rigenerazioni e rinascite rimase escluso per molto tempo un unico eroe: Batman. Quando le vendite delle testate dedicate all’eroe di Gotham scesero al di sotto della soglia della legittima preoccupazione la casa editrice convinse il suo creatore Bob Kane della necessità di un rinnovamento per un personaggio che ormai si trovava al di fuori di ogni contesto dell’epoca - sia a livello di testi, sia a livello grafico. Al capezzale dell’agonizzante Uomo Pipistrello venne chiamato ancora una volta Carmine Infantino che con il rinnovamento di Batman chiuse idealmente il cerchio delle rinascite in casa D.C..


Copertina di “Detective Comics” n. 327 e splash page della storia del nuovo Batman

Il new look di Batman

Dopo venticinque anni di controllo sulla propria creatura (la paternità coatta di Bill Finger verrà riconosciuta solo nel 2015; settantasei anni dopo la creazione del personaggio!) Bob Kane deve rassegnarsi alla nuova visione dell’editore Julius Schwartz, dello scrittore Gardner Fox e soprattutto del disegnatore Carmine Infantino, che opererà una cura snellente sul detective mascherato e doterà il suo costume di un ovale giallo al centro del petto nel quale il simbolo del pipistrello acquisterà una maggiore evidenza (a livello di merchandising finalmente si poteva avere qualcosa di comparabile allo scudo con la “S” di Superman e quindi più facilmente sfruttabile). The Mystery of the Menacing Mask! (si noti l’analogia col titolo della storia che rilanciò Flash, ovvero la succitata The Mystery of the Human Thunderbolt!) viene pubblicata su “Detective Comics” n. 327 datato maggio 1964 (esattamente trecento numeri e venticinque anni dopo la prima apparizione di Batman, avvenuta su "Detective Comics” n. 27 del maggio 1939).
Il team creativo riporta Batman e Robin alle storie dì ambientazione urbana degli inizi ponendo fine a improbabili giri per l’universo su pianeti distanti dai quali arrivavano pittoreschi criminali alieni ma dimostra di avere ben poca dimestichezza col personaggio tanto che, nella famigerata quarta vignetta di pagina tredici, Batman si trova a intimare ordini perentori agli avversari appena sconfitti con una pistola in mano.

La vignetta incriminata che suscitò un certo scalpore nei lettori dell’epoca

A parte il piccolo passo falso iniziale il contributo di Infantino risolleva le sorti editoriali del Detective di Gotham, ma, malgrado il successo ottenuto, l’artista non rimane affezionato al personaggio quanto lo era stato per Flash. Tutto il lavoro svolto sui comic book di Batman (poco più di cinquecento tavole, tra storie e copertine) dal maestro di Brooklyn è infatti raccolto in un unico volume cartonato intitolato Tales of the Batman – Carmine Infantino. L’artista lavorerà anche sulle strisce di Batman, ma solo in maniera sporadica durante il periodo 1966/67 e in un secondo tempo in maniera più continuativa tra il gennaio 1990 e il maggio 1991. Del suo periodo sul personaggio del Crociato Incappucciato è da ricordare la storia che introdusse la nuova Batgirl (che nell’ennesimo reboot è Barbara Gordon, la figlia del commissario Jim Gordon), The Million Dollar Debut of Batgirl, pubblicata su “Detective Comics” n. 359 datato Gennaio 1967.

"Detective Comics" n. 359 – copertina e splash page. In Italia verrà pubblicata su “Batman” Mondadori n. 2

Paradossalmente l’immagine legata al Dinamico Duo che più viene ricordata è una pin up che venne allegata al centro di “Detective Comics” n. 352 e che è stata utilizzata come copertina per la celeberrima raccolta di storie Batman from the 30’s to the 70’s pubblicata nel 1971 dalla Crown Publisher’s Inc. (in Italia Batman dagli anni 30 agli anni 70 pubblicato da Milano Libri Edizioni nel 1973) e per la suddetta Tales of the Batman – Carmine Infantino pubblicata da D.C. Comics nel 2014.

L’iconica immagine di Batman e Robin sfruttata per tantissime edizioni. Quando la Milano Libri Edizioni ristampò negli anni ‘90 lo storico volume Batman dagli anni 30 agli anni 70 la rese in bianco-e-nero sulla copertina di cartoncino che si trova sotto la canonica sovraccoperta a colori. Nella prima edizione del volume la copertina era un semplice cartoncino telato con sovraincisione del logo di Batman sul dorso.

Nel 1967, al fine di rilanciare le munifiche offerte fatte da Stan Lee per avere Infantino alla Marvel, la D.C. decise di promuovere l’artista al ruolo di art director prima e direttore editoriale dopo; a lui si devono l’ingaggio di Dick Giordano proveniente dalla Charlton Comics e Jack Kirby dalla Marvel, nonché il lancio di nuovi talenti quali Denny O’Neil e Neal Adams. Quando venne rimpiazzato da Jenette Kahn nel 1976 Infantino tornò a lavorare come freelance e finalmente poté andare a fare esperienza alla Marvel, anche se lavorò con una certa continuità solo su “Spider-Woman” e su “Star Wars”Tornato in D.C. nel 1981 diede il suo contributo, tra i vari lavori di quel periodo, al celebrativo numero 500 di “Detective Comics”, alla seconda serie di “Supergirl, alla mini serie “Super Powers” e alla lunga succitata seconda run su “Flash” dal numero 296 fino al numero 350 che sancì la chiusura della serie. L’ultima storia disegnata da Infantino fu però un tributo all’appena scomparso storico collega Julius Schwartz, pubblicata su “D.C. Comics presents: Batman" n.1 datato Settembre 2004 e intitolato suggestivamente Batman of Two Worlds.

La cover dell’ultimo numero della serie di Flash.

Carmine Infantino morì nella propria casa di Manhattan il 4 Aprile 2013.


Le pubblicazioni in Italia relativamente a Flash e Batman

Sebbene gli “Albi del Falco / Nembo Kid” fossero editi da Mondadori fin dal 1954 fu soltanto sul finire del 1960 che Flash fece la sua prima apparizione. La storia che venne pubblicata sul numero 241 della collana non fu precisamente la prima in ordine cronologico, ma fu Il conquistatore preistorico (Conqueror from 8 Millions B.C.!), originariamente pubblicata su “Flash” n. 105, contenente un breve flashback sulle origini del personaggio.

Le copertine degli “Albi del Falco / Nembo Kid” n. 241 - con la prima apparizione di Flash - e n. 438 - con la prima apparizione del new look batmaniano

La bruttissima copertina nostrana dell’albo è realizzata con un fotomontaggio di un’immagine di Flash incredibilmente mal riuscita tratta dalla cover di “Flash” n. 107 (che viene attribuita a Carmine Infantino e Joe Giella ,ma sorge legittimo il sospetto che sia stata realizzata esclusivamente da quest’ultimo e che Infantino più che i disegni abbia fatto un layout) presentato da un appena poco meno brutto ritratto di Nembo Kid. Un’immagine simile è utilizzata per il “Superalbo Nembo Kid” n. 6 uscito lo stesso mese e che pubblica Il mistero di Gorilla City (Menace of the Super Gorilla!), pubblicata in origine su “Flash” n. 106.
Soltanto su “Superalbo Nembo Kid” del 20 Dicembre 1962 si può finalmente leggere la storia del debutto,  che viene semplicemente intitolata La prima avventura di Flash; in compenso Il mistero del fulmine umano è il titolo che venne dato al primo volume dedicato a Flash della collana “DC Comics Story” pubblicata da “Il Sole 24 Ore” nel 2014.

Copertine dei “Superalbo Nembo Kid” n. 20 - con la storia Flash in due mondi (Flash of Two Worlds) - e n. 31 - con la prima storia della Silver Age

Le storie di Flash vennero regolarmente pubblicate su entrambe le testate fino alla loro chiusura o, come nel caso degli “Albi del Falco / Nembo Kid”, finché non cambiarono formato e denominazione in “Superman”. Dal 1967 in avanti (anche se è un periodo che non riguarda più Infantino come illustratore) appariranno sia in “Batman” che in “Superman”, seppur in maniera saltuaria e discontinua. Le storie del secondo periodo di Infantino su Flash sono tuttora in buona parte inedite nel nostro Paese.
Il Batman del new look fece invece la sua prima apparizione sul numero 438 di “Nembo Kid” datato 6 Settembre 1964 e The Mystery of the Menacing Mask! divenne una fantasiosa Pronto soccorso per criminali. Le avventure di Batman e Robin verranno pubblicate nei “Nembo Kid”, nei “Superalbo” e infine, da dicembre 1966, nella testata “Batman”.

Copertina di “Batman” Mondadori n. 15

Del Batman del secondo periodo di Infantino (che comunque fu davvero poca cosa rispetto alla mole di lavoro svolta per Flash) rimangono inedite in Italia le strisce quotidiane degli anni Novanta, quattro numeri di “The Brave and the Bold” e la storia omaggio a Julius Schwartz.


Concludendo: una pubblicazione consigliata

Fortunatamente su Carmine Infantino si trova davvero molto in Rete, ma se c’è un libro abbastanza esauriente sull’artista di Brooklyn questo è Carmine Infantino – Penciler. Publisher. Provocateur di Jim Amash pubblicato dall’impareggiabile TwoMorrows. Si tratta di 224 pagine per 26,95 dollari nella versione softcover, mentre la versione hardcover prevede 16 pagine in più stampate a colori su carta patinata per 46,95 dollari. La prima edizione del libro venne pubblicata nel 2010 quando il Maestro era ancora in vita.

Copertina della versione hardcover del volume della TwoMorrows Publishing


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link agli altri articoli "storici" su Cronologie & Index!

MEGLIO L'ERGASTOLO IX, by PIERI & PICCININI!

Dopo essere comparsa sul numero 112 di Cartaigienicaweb la serie "Meglio l'ergastolo" di Pieri & Piccinini torna a casa, ovvero dove è nata nel 2014 giusto in tempo (o quasi!) per festeggiare San Valentino!



N.B. Trovate i link alle altre puntate di "Meglio l'ergastolo" in Cronologie & Index!

martedì 13 febbraio 2018

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 24

di Saverio Ceri

La più recente collana bonelliana di Tex entra nell'anno del 70° anniversario con questa ventiquattresima uscita. Noi come sempre approfittiamo della pubblicazione, per ripercorrere la storia delle copertine della serie dal 1948 a oggi. 
Tra le due cover papabili per questo volumetto la redazione ha scelto ancora una volta l'immagine meno conosciuta delle due, ovvero quella dell'Albo d'Oro n°48. Qui sotto vedete la cover del 2018 e, grazie al sito www.collezionismofumetti.com, quella vintage del 1954; dal confronto la seconda vince di gran lunga in fascino.



La copertina "scartata", quella più famosa, ci narra dell'intervento di Gros-Jean il meticcio, uno dei comprimari ricorrenti della saga, in soccorso del ranger che sta per essere attaccato alle spalle da un pellerossa. Questa situazione Galep l'ha utilizzata in copertina per la prima volta nel 1952 per decima raccoltina della seconda serie, la cosiddetta serie bianca. 



Nel Maggio del 1954, l'episodio di Gros-Jean viene ristampato, per la prima volta ricomposto su tre strisce, nella collana Albo d'Oro e Galep sceglie per la cover di rinarrare l'intervento del meticcio in favore di Aquila della Notte, cambiando "telecamera". L'impostazione verticale della collana porta l'illustratore a optare per questa inquadratura: con i tre protagonisti ripresi dal davanti, la scena è decisamente di tutt'altro impatto.


L'immagine diviene familiare ai lettori di Tex grazie al fatto di essere stata scelta nel Gennaio del 1960, per illustrare la copertina di Tex Gigante 2a serie n°7, ovvero la serie attuale, e di conseguenza in tutte le ristampe successive. Per l'occasione viene fatto scomparire Gros-Jean, rendendo la situazione ancora più pericolosa per Tex. In redazione si decide anche di trasformare la tipologia degli alberi della foresta, e di far indossare a Tex una sgargiante camicia rossa (dopo quella arancio e gialla delle due precedenti versioni), e un elegante cappello bianco, quest'ultimo senza motivazioni cromatiche apparenti. 
Divertitevi a scoprire le altre piccole curiose differenze.




Saverio Ceri

Trovate tutte le altre origini delle copertine di Tex Classic alla pagina Cronologie & Index!

martedì 6 febbraio 2018

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 23

di Saverio Ceri

Ventitreesimo appuntamento con le cover di Tex Classic e le loro origini. Come per ogni uscita precedente, anche questo numero racchiude la ristampa di sei albetti a striscia di Tex, in questo caso gli ultimi tre della seconda serie, e i primi tre della terza (usciti tra aprile e giugno del 1951), che furono già raccolti, nell'aprile del 1954, negli Albi d'Oro 45 e 46; proprio tra le due cover di quest'ultime pubblicazioni, la redazione di Tex ha dovuto individuare quella più adatta al Classic 23. La scelta come potete vedere qui sotto è caduta sull'illustrazione del 46° Albo d'Oro.  



Stavolta per adattare l'immagine a tutta pagina del 1954 alle esigenza della grafica della collana odierna, si è dovuta rimpicciolire la scena e di conseguenza ridisegnare parzialmente il fondale. Soprattutto appare ridimensionato il foglio fissato all'albero con la freccia. Effettivamente il "manifesto" l'originale pareva un po' fuori scala rispetto al resto della scena.
La scelta di utilizzare la cover del n.46, era quasi obbligata, perché la cover dell'albo precedente, che vedere qui sotto, era un po' inflazionata.


Questo dirompente ingresso di Tex in un saloon, era stato riutilizzato già l'anno seguente come copertina del quinto numero della prima serie gigante di Tex. La scena era stata specchiata e gli avventori in parte ridisegnati, ma il disegno di Tex e del suo cavallo è lo stesso.


Dopo dieci anni la stessa immagine, decontestualizzata, viene nuovamente utilizzata dalla redazione per comporre la copertina del numero 42 della serie attuale di Tex, e di conseguenza è apparsa come copertina anche negli anni '80 su Tutto Tex e nei '90 su Tex Nuova Ristampa.
Divertitevi come sempre a scovare i piccoli e grandi cambiamenti tra le varie versioni che potete vedere qui sotto.




Una curiosità prima di chiudere. Come accennavamo in  apertura, questo Classic contiene la ristampa, tra le altre, della prima striscia della terza serie della collana del Tex, che potete vedere qui sotto. Ebbene la particolarità di questa copertina è che segna il debutto, seppur in una versione "primordiale", del logo di Tex come oggi lo conosciamo, con la T e la X unite.   


Saverio Ceri

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domenica 4 febbraio 2018

DIME WEB INTERVISTA ROBERTO GAGNOR! (LE INTERVISTE LI)

a cura di Elio Marracci

Oggi facciamo due chiacchiere con Roberto Gagnor, torinese, classe 1977, sceneggiatore Disney dal 2003 e insegnante in varie scuole e istituti, tra cui l’ICMA di Busto Arsizio, l'Accademia 09 e la Scuola Internazionale dei Comics di Milano. Uomo dai mille interessi, la sua versatilità l'ha portato a confrontarsi, oltre che col fumetto, con la pubblicità, per cui ha lavorato come copywriter, con la televisione, per cui è stato autore di alcune trasmissioni, con il cinema, per cui ha scritto cortometraggi, e con la carta stampata. Tra le oltre 160 storie che ha pubblicato su "Topolino" nel corso della sua carriera, numerose sono quelle a tema cinematografico, come Topolino e il ritorno alla Dolce Vita e Topolino e il surreale viaggio nel destino, quelle in costume ambientate in periodi più o meno remoti nel tempo, e quelle tematiche che compongono saghe come La storia dell'arte di TopolinoVista la portata del personaggio quindi, senza indugiare oltre, lascio a lui la parola! (e.m.)

Roberto Gagnor


DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono ti puoi presentare? Chi è in due parole Roberto Gagnor?

ROBERTO GAGNOR - Ho quarant’anni, vivo tra Milano e la Valsusa, scrivo! Sono più di due, eh?


DW - Come si è sviluppata in te la passione per la sceneggiatura?

RG - In realtà amo scrivere – e disegnare, ma male – fin da piccolo: i miei genitori sono insegnanti (italiano e latino mio padre, latino e greco mia madre) e fin da piccolo sono stato circondato dalle storie, che fossero romanzi, fumetti o film. Ho iniziato a scrivere e disegnare le mie storie alle elementari, per poi passare alla scrittura-e-basta al liceo. In realtà disegno ancora, ma solo per farmi venire idee, per gli storyboard dei miei corti e altri progetti più piccoli.

Uno scherzoso disegno di Gagnor sulle sue capacità di disegnatore (da PaperPedia

DW - Da dove prendi spunto per le tue storie?

RG - Da QUALUNQUE COSA. La mia vita e quella delle persone che mi stanno intorno. Altre storie, libri, film, fumetti. Cose che mi succedono, che vorrei mi succedessero o mi fossero successe. Dettagli, oggetti. Le idee sono ovunque: basta saperle osservare.


DW - Oltre a essere uno sceneggiatore molto quotato, sei anche docente presso l’ICMA di Busto Arsizio, l'Accademia 09 e la Scuola Internazionale dei Comics di Milano. In che misura l'insegnamento influenza il tuo lavoro e viceversa quanto le tue attività influenzano l'insegnamento?

RG - Insegnare è un lavoro e un divertimento, e mi permette di uscire dal mio guscio, e cioè il mio studio in casa. Insegno sceneggiatura per il cinema alla 09 e all’ICMA, e per il fumetto alla Scuola di Comics. In pratica aiuto gli allievi a trovare, strutturare, costruire e mettere in scena le loro storie: una pratica da editor che mi ha permesso di lavorare meglio alle mie sceneggiature, aiutare i miei allievi a trovare la loro strada, arricchirmi delle loro esperienze, del loro entusiasmo. Il mio lavoro, poi, mi permette di dare ai ragazzi un punto di vista più ampio, partendo dalle mie esperienze: se parlo di cinema parlo per forza anche di fumetti, e viceversa. Ogni media si nutre dell’altro, perché si parla sempre di narrazione per immagini e di storie.


Gagnor sulla classica collana americana WDC&S!

DW - Sei autore, oltre che delle sceneggiature, di alcuni cortometraggi, di alcune delle storie Disney a tema cinematografico, penso tra le tante a Topolino e il ritorno alla Dolce Vita e Topolino e il surreale viaggio nel destino, le più belle degli ultimi anni. Questo mi dà lo spunto per chiederti: qual'è il tuo rapporto con la settima arte e quali sono i tuoi generi preferiti?

RG - Scrivo sceneggiature per il cinema da qualche anno: oltre ad aver scritto e diretto Il Numero Di Sharon, vincitore di Talenti in Corto del Premio Solinas, ho scritto due progetti di lungometraggio per Tempesta Film e un film, Sommer AufDem Land, che è uscito in Germania. In più ho fondato, col mio amico e collega Radek Wegrzyn, Magical Realist, una società di produzione mirata a sviluppare storie europee, in Italia e Germania, e coproduzioni. Abbiamo un’altra sceneggiatura in sviluppo e vari soggetti. Il cinema, insomma è una grossa parte del mio lavoro… e della mia vita, perché tra sala, TV e Netflix vedo praticamente un film al giorno. Amo soprattutto la commedia e il comico, da Billy Wilder ai Monty Python, da Woody Allen a Cameron Crowe. Ma amo molto anche Fellini, Terry Gilliam, Miyazaki… una lunga lista!


Il corto di Gagnor, un gioiello!


DW - Oltre che numerose storie a fumetti con personaggi Disney hai scritto narrativa, programmi radiofonici e trasmissioni televisive. Quali differenze hai trovato nell'approcciarti a questi media così diversi tra loro? E quali analogie?

RG - Ogni media è un gioco diverso, con tecniche e peculiarità proprie: ma tutti ti insegnano qualcosa e ti arricchiscono come autore. In più, quello che impari in un media lo porti in un altro: la disciplina di scrittura e l’attenzione ai personaggi del fumetto Disney servono moltissimo al cinema, i trucchi che impari nel cinema o in TV nutrono i fumetti. Sono tutte esperienze... e fonti di guadagno, diciamolo!


DW - Oltre a numerose avventure “in costume” ambientate in periodi più o meno remoti nel tempo, una delle tue saghe più famose è quella de La storia dell'arte di TopolinoHai trattato questi temi perché consideri l'arte e la storia cornici insolite o c’è dell'altro?

RG - No, perché amo l’arte! Anche prima di iniziare il ciclo avevo già una passione per parecchi artisti, da Turner a Magritte, da Dalì ai Dadaisti. Sì, le vite degli artisti e i loro periodi storici sono in effetti cornici inconsuete per delle storie Disney (e le biografie degli artisti sono piene di cose interessantissime e molto narrabili); ma soprattutto, voglio condividere col mio pubblico la mia passione per l’arte, far scoprire artisti più o meno famosi a chi non li conosce, imparare insieme ai lettori qualcosa in più sugli artisti che già amo.

Sceneggiatura di Gagnor


DW - La domanda precedente mi dà modo di chiederti: perché pensi, sempre che per te sia così, che la storia sia una materia che di per sé non riscuote molto interesse da parte del grande pubblico?

RG - In generale è così, ma vale anche per la musica classica, la letteratura, la filosofia. Forse perché per il grande pubblico sono ricordi di scuola, con le costrizioni e le ansie dei compiti e dei voti. Forse perché non ci ricordiamo che la storia, come le discipline che ho appena citato, non parla di persone lontane e slegate da noi: ma di NOI, sempre, comunque. Tolstoj sembrerà lontano dalla nostra vita, ma parla di quello che viviamo noi: amori, tradimenti, la ricerca di Dio, l’ansia esistenziale, le paure. Se riuscissimo a far capire che l’arte, la musica, la poesia parlano sempre e solo DI NOI, forse riusciremmo ad andare oltre le barriere (il tempo, la lingua) e ad appassionarci.


DW - A quale dei personaggi su cui hai lavorato sei più legato e perché? E quali di quelli che hai inventato prediligi?

RG - Sicuramente Brigitta (patetica ma titanica, nel suo amore non corrisposto) e Paperoga (la commedia demenziale nel fumetto Disney), ma anche i Bassotti e Paperone. Topolino, anche se è più difficile da scrivere bene. Insomma… un po’ tutti. Tra quelli che ho inventato, Brigittik: amo i supereroi e le parodie!

Sceneggiatura di Gagnor


DW - A livello grafico hanno illustrato le tue storie sia disegnatori esperti e affermati, sia giovani esordienti. Senza far torto a nessuno ti chiedo di citare nelle due categorie gli artisti con cui hai lavorato più volentieri.

RG - Non ho mai avuto esperienze negative: il livello degli artisti Disney è tale che si finisce sempre per lavorare bene e avere belle sorprese. È come lavorare con dei grandissimi registi, ogni volta: Per citare solo due nomi, Sciarrone è Zack Snyder, moderno e ipercinetico; Cavazzano è Spielberg, grandioso e appassionante. Tra i giovani c’è Zanchi che è bravissimo e non si rende conto di quanto sia bravo, per cui diventa ancora più bravo: è il Joe Wright del fumetto Disney.


DW - Sei un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a scrivere perché ti è venuta l’ispirazione? Come si svolge la tua giornata tipo?

RG - Metodico: mi alzo presto e scrivo. A volte mi alzo di notte perché ho avuto un’idea, ma scrivo mattino e pomeriggio. Non sono un nottambulo, ma tra film e TV è capitato anche quello!

Brigittik, creatura di Roberto Gagnor

DW - Quali sono gli artisti che ti ispirano?

RG - Hai qualche giorno di tempo? Nel fumetto Disney Barks, Gottfredson, Pezzin, Marconi, Scarpa, Sarda, Figus, Artibani; nel cinema Woody Allen, Cameron Crowe, Billy Wilder, Richard Curtis… tantissimi.


DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? E quanto di inventato?

RG - Nel mio lavoro c’è sempre qualcosa di mio, più di quanto sembri: se non ci metti un po’ di cuore e di sangue, si sente e la storia è più debole. C’è di sicuro il gusto per la commedia, l’ironia, i giochi di parole, l’arte, la letteratura, la parodia. Ma anche un po’ di pietà, di comprensione, di passione per gli altri… e qualche punta di odio. Quanto a quello che mi circonda, TUTTO quello che vivo, leggo, sento, vedo nutre il mio lavoro. Non solo nel semplice autobiografismo, ma nel mio modo di vedere le cose. Poi parto da queste cose e invento: è il mio lavoro, e mi diverto molto.

La Storia dell'Arte di Topolino, capolavoro di Gagnor

DW - Quali fonti usi per documentarti?

RG - Le mie letture: sono curioso di tutto, e se vuoi fare questo lavoro dei esserlo. Poi Wikipedia, i media, i social… fa tutto brodo!


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente leggerai per documentarti quali altre letture fai?

RG - Mi piacciono le biografie di attori e registi (ma non solo: Open, di Agassi, è bellissimo), i saggi sulla creatività e la scrittura (due per tutti: Into The Woods di John Yorke e Verso la Creatività e oltre di Ed Catmull), gli articoloni alla "Vanity Fair USA". Sono onnivoro: quando ancora avevo bisogno di farmi tagliare i capelli, cosa ahimé non più necessaria, dal barbiere leggevo il gossip come "Men’s Health". Non sai mai dove troverai la prossima idea.


Gagnor con Gerry Scotti

DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo della scrittura per immagini?

RG - Leggere tanto, guardare tanto. Scrivere tantissimo. Riscrivere ancora di più. Non arrendersi nonostante una quantità notevole di mazzate, delusioni, disastri e battute d’arresto. Cercare di divertirsi sempre. Ricordarsi che questo lavoro è un privilegio che si conquista tutti i giorni. Pensare che scrivi per un pubblico e non (solo) per te stesso. Ricordarsi che non vince chi ha più talento, ma chi non molla mai. Divertirsi l’ho già detto?


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

RG - Ho parecchie cose pronte o quasi pronte: una Topodissea in due puntatone con l’ottimo Donald Soffritti, un nuovo ciclo con Filo e Brigitta, una Brigittik. Sto scrivendo il terzo ciclo dell’Arte, altre otto storie sulle tecniche artistiche. In più sto lavorando a "Food Wizards", una serie a cartoni animati prodotta da Zocotoco e RAI, come co-creatore. Continua anche il crowdfunding della mia graphic novel, Paola e i Tre Duelli, che spero di far diventare anche un film.

Paola e i tre duelli, graphic novel di Roberto Gagnor

DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?


RG - Cosa c’è nella lista, che fai ogni anno, con tutti i progetti e le cose che vorresti fare nella tua vita? Un sacco di cose. Spero di potervi dire, prima o poi, che le avrò fatte tutte!


a cura di Elio Marracci


P.S. di Francesco Manetti. Volevo complimentarmi personalmente con Roberto Gagnor, in chiusura della splendida intervista condotta dal nostro impeccabile Elio. Quando iniziai a scrivere sulle fanzine Gagnor aveva 11 anni e dunque ci separa una mezza generazione. Leggere di quel suo gusto classico per la storia, per l'arte, per la letteratura, per il grande cinema e il grande fumetto e di come riesca a trasmetterlo con grande entusiasmo a tutti grazie alla scrittura è davvero una cosa esaltante!

N.B. Trovate i link agli altri dialoghi con gli autori su Interviste & News!