mercoledì 24 agosto 2016

A VOLTE RITORNA: LA COVER BONELLIANA PIU' CITATA 2


di Saverio Ceri 
(grazie a Marco Grasso)

Il breve pezzo sulla cover bonelliana più citata nel mondo dei comics, ha spinto il nostro Marco Grasso a rintracciare e segnalarci altri sette omaggi alla stessa prima mitica copertina di Dylan Dog. Innanzitutto ci ricorda due citazioni importanti da noi dimenticate: la prima è quella di Angelo Stano, successore di Villa come copertinista dell'Indagatore dell'Incubo, che in occasione della ristampa a colori delle sue due prime storie di Dylan Dog (Mondadori,  1993), scelse di racchiuderle con una cover che ricordasse la prima di Villa. Il secondo omaggio va ascritto alla categoria "edizioni straniere del primo albo che inevitabilmente ripropongono la situazione di pericolo zombi": è la cover della collection 2 Heures 1/2 della francese Glenat (le due ore e mezzo sono il tempo di lettura secondo chi ideò questa collana che ristampava tre albi alla volta), dipinta dallo stesso Claudio Villa.   


Stano after Villa (Mondadori, 1992)

Villa after Villa (Glénat, 1993)


Passiamo poi alla variant cover di "Ugo Foscolo Indagatore dell'Incubo", una delle ultime follie di Davide La Rosa, edito da Salda Press e al terzo albo di Daryl Dark  della Cagliostro E-press, entrambi datati 2015.


Di Giandomenico e La  Rosa after Villa (Saldapress, 2015)


Vanello after Villa (Cagliostro E-Press, 2015)
Chiudiamo con due parodie e un omaggio di Carmine Faraco.

Nocilli after Villa (Zero Press, 1994)
  

Milani after Villa (www.ettorebaldo.it,  2010)

Martellini after Villa (Nicola Pesce Editore, 2015)
E visto che parliamo di zombi, non dubitiamo che questa copertina ritornerà presto sotto qualche forma. Se la avvistate segnalatecela.

Saverio Ceri

sabato 20 agosto 2016

CACCIA ALLA FIRMA: CLAUDIO CASTELLINI parte 2


di Saverio Ceri

Eccoci alla seconda parte della caccia alle firme di Castellini sulle prime copertine di Nathan Never. Approfittando dei festeggiamenti del venticinquennale del personaggio, abbiamo pensato bene di andare a riscoprire una curiosità, proprio degli esordi della serie, che per molti è nota, ma che per molti altri (neo-lettori o appassionati della prima ora del personaggio che non ci avevano mai fatto caso), giunge nuova. E' il caso del lettore Fabio Cenci, che incuriosito da un precedente articolo dedicato alle cover di Adam Wild è andato a ricercare le firme nascoste sui primi Nathan Never, e ce ne ha fatto un dettagliato resoconto. La prima parte, che prende in esame i numeri da uno a quindici, la trovate qui. Di seguito ci occupiamo dei numeri da sedici a trenta; se volete scoprire le firme da soli non proseguite la lettura e usate questo pezzo come "soluzione del gioco" se non riuscite a scovarle tutte. 





Visto che a giorni verrà reso noto il nuovo copertinista di Zagor, apriamo con un illustrazione di Claudio Castellini dedicata allo Spirito con la Scure - qui la firma si vede bene.

Eravamo rimasti con una "firma" in sospeso, quella del numero 15. Vi riproponiamo qui sotto la cover  completa e la soluzione del "gioco": la firma è celata tra le rocce sotto la ruota anteriore del futuribile mezzo di Nathan.

Natan Never 15, agosto 1992

La firma tra le rocce

Dal sedicesimo al ventesimo albo Castellini ha scelto firmarsi con le solo iniziali "C.C.", che in questi casi risultano abbastanza visibili, tranne forse sul numero 20, in cui la mimetizzazione è più riuscita.

Nathan Never 16,  settembre 1992

la firma sul campo di gioco

Nathan Never 17, ottobre 1992

la firma sul fucile

Nathan Never 18, novembre 1992

la firma sulla lapide

Nathan Never 19, dicembre 1992

la firma nel buio

Nathan Never 20, gennaio 1993

la firma sulle tubature
Sul numero 21, troviamo invece uno delle migliori firme occulte. Il cognome del disegnatore appare per esteso sulla cascata.

Nathan Never 21, febbraio 1993


la firma nella cascata
Dopo una copertina ricca di forme complesse, ma dalla firma in bella vista, arriviamo al numero 23, con un altro piccolo capolavoro: ruotate l'albo di 90° in senso orario e guardate il riflesso del dinosauro sull'acqua. Firma con tanto di anno.

Nathan Never 22,  marzo 1993


Nathan Never 23, aprile 1993


La firma nel riflesso
Un gotico C.C. per la cover numero 24, precede un'altra chicca: l'erba firmata!

Nathan Never 24, maggio 2013

la firma gotica

Nathan Never 25, giugno 2013

la firma nell'erba
Dalla poetica firma qui sopra passiamo al ventiseiesimo albo che invece è un po' più truculento: firmato col sangue!

Nathan Never 26, luglio 2013

La firma col sangue
Sul ventisettesimo volume troviamo una curiosa firma in due parti, mentre sui due numeri successivi torna la sigla C.C. più adatta agli scenari spaziali e alle astronavi

Nathan Never 27, agosto 2013

la lunga firma: caste______________llini


Nathahn Never 28, settembre 2013


la firma sul tetto del corridoio


Nathan Never 29, ottobre 2013

la firma sulla stazione spaziale

Chiudiamo, come nella prima parte lasciandovi il divertimento di cercare la firma sulla cover qui sotto, la numero 30 della serie: se avete capito la logica dovreste tutto sommato individuarla facilmente. La soluzione alla prossima puntata.

Saverio Ceri

Nathan Never 30, novembre 2013



giovedì 18 agosto 2016

DIME WEB INTERVISTA ANDREA SCARABELLI (LE INTERVISTE XXXVI)!

a cura di Francesco Manetti 

Rubiamo ancora una volta il registratore al nostro reporter ufficiale Franco "Frank Wool" Lana per raggiungere con un breve botta-e-risposta Andrea Scarabelli. In Bietti è direttore editoriale della rivista "Antarès" (che tanta parte della sua collana ha dedicato al fantastico e della quale abbiamo recensito il prezioso volume unico 2011 - 2016) e curatore della collana "l'Archeometro". Filosofo, saggista, scrittore, ed editorialista (ultimamente per "Il Giornale"), Andrea collabora con svariate case editrici, fondazioni e università... Buona lettura! (f.m.)


Andrea Scarabelli


DIME WEB - Andrea Scarabelli prima di "Antarès"...

ANDREA SCARABELLI - Uno studioso (eterno studente, come disse Francesco Guccini), un curioso, amante della lettura e della scrittura. Uno che amava meravigliarsi delle cose e per il quale una giornata senza lettura è sprecata. Insomma, molto simile ad Andrea Scarabelli dopo "Antarès"…!


Il volume unico Antarès 2011-2016 appena arrivato in redazione!


DW - Come nasce e quali sono gli obbiettivi di "Antarès". Il tuo ruolo, i collaboratori e così via...

AS - La rivista è nata nella infuocata Statale di Milano, per rompere quella cortina sviluppata dagli accademici – e alimentata dai loro zelanti discepoli – attorno ad autori controcorrente e non allineati. Successivamente è stata “adottata”, per così dire, da Edizioni Bietti, che l’ha rilanciata, donandole una nuova grafica e un respiro molto più ampio… Ma lo spirito è rimasto immutato, te lo assicuro! Quanto alla sua struttura, la rivista è realizzata da un gruppo di giovani critici. Oltre al sottoscritto, Luca Siniscalco e Gianpiero Mattanza, giovani studiosi che promettono bene, benissimo… E poi Max Gobbo, che cura la nostra sezione di narrativa. Last but not least, Gianfranco de Turris, direttore responsabile, che è entrato nella redazione poco dopo l’ingresso di "Antarès" nel catalogo Bietti.


Una parte della redazione di "Antarès": Andrea Scarabelli, Luca Siniscalco e Gianfranco de Turris


DW - Perché il volume unico?

AS - L’idea, nei confronti della quale, lo confesso, inizialmente ero molto scettico, è nata dall’editore, per festeggiare i primI dieci numeri (in realtà undici, dato che il primo è il numero 0) e i primi cinque anni di "Antarès". Ne è risultato un volumone (più di settecento pagine!) che raccoglie tutti i numeri, tirato in cento esemplari numerati: un prodotto unico nel suo genere, che ha avuto una buona diffusione ed è stato recensito anche sul "Giornale" da Gianfranco de Turris, cui mi lega da parecchi anni una sincera amicizia – insieme alla direzione congiunta di questa rivista, ovviamente…


Andrea Scarabelli con Gianfranco de Turris


DW - Tre nomi su cui riflettere: Tolkien, Lovecraft e Disney

AS - Sono nomi che rappresentano in tutto e per tutto lo spirito di questa rivista, vale a dire l’idea di proporre nuovi miti alla modernità, in crisi per via della sua prosaicità esistenziale, di un generale impoverimento delle anime. Tutti e tre i nostri amici hanno rilanciato tematiche mitiche e tradizionali, non limitandosi a riproporle ma riadattandole all’animus dell’uomo contemporaneo. Il primo, nella letteratura fantastica; il secondo, costruendo un’originale mitologia aliena; il terzo, infine, utilizzando i mezzi propri alla Settima Arte.


La scrivania di Scarabelli durante la preparazione di "Antarès" n. 10, dedicato a Walt Disney


DW - Il futuro di "Antarès"?

AS - Il prossimo numero in cantiere è dedicato a Charles Bukowski – analizzato a modo nostro, ovviamente (sulla scorta dell’ottima biografia di Roberto Alfatti Appetiti uscita qualche anno fa). Il successivo a Jorge Luis Borges, un gigante, le cui opere mi sono costretto a leggere/rileggere integralmente nell’ultimo anno. Ammetto che non è facile cimentarsi con un autore come lui, oceanico e labirintico. Ma mi diverte molto cimentarmi con le (apparenti) impossibilità. Abbiamo già raccolto parecchio materiale per questi due numeri… Sono molto curioso di vedere cosa ne uscirà…


Il futuro di "Antarès": il n. 12 (monografia su Borges) è in preparazione!


DW - La domanda che aspettavi ma che non ti è stata fatta...

AS - È una domanda che non mi viene mai posta… ma tacerò su questo punto!


a cura di Francesco Manetti
 
N.B. Trovate i link agli altri incontri con gli autori su Interviste & News!

NEL NOME DI DISNEY, DI LOVECRAFT E DI TOLKIEN... FUGA DALLA MODERNITÀ: ANTARÈS VOLUME UNICO 2011-2016

di Francesco Manetti


Il volume appena arrivato (copia n. 8/100)!


Dell'imperdibile rivista "Antarès" edita da Bietti avevamo già parlato in passato, illustrandovi il n. 10 (dicembre 2015) - una monografia sul grande Walt - al quale in qualche maniera anche Dime Web aveva partecipato, con un articolo del sottoscritto dedicato a Disney e Mussolini. Ritorniamo adesso sull'argomento perché la casa editrice milanese (che, ci preme sottolinearlo, distribuisce gratuitamente la pubblicazione in alcune librerie selezionate del Centro-Nord e mette a disposizione sul suo sito, sempre gratis, i PDF) ha mandato in stampa nel maggio 2016 un preziosissimo omnibus che raccoglie i primi 11 numeri del quadrimestrale (cento esemplari numerati). L'avventura di "Antarès" era iniziata nell'ottobre del 2010, con un n. 0 "autoprodotto" da un gruppo di giovani cervelli dell'Università degli Studi di Milano - una sorta di "fanzine" filosofica. Il numero "doppiozero", graficamente più elaborato e curato, era infine apparso sotto l'egida della Bietti nel 2011: direttore responsabile Gianfranco de Turris (nome arcinoto nel comicdom, per aver collaborato alle più svariate testate fumettistiche - da "Linus" a "L'Eternauta" - e per essere uno dei massimi esperti mondiali degli autori del tradizionalismo - dal fantastico di Lovecraft al politico di Evola) e direttore editoriale Andrea Scarabelli (che intervistiamo nel post seguente).


L'incipit dell'articolo di Manetti su "Antarès" n. 10 e, di riflesso, sll'omnibus 2011 - 2016


Nel n. 00 viene pubblicato l'elenco dei numi tutelari dei ragazzi che avevano ideato la rivista, una lista che è anche una sorta di progetto, di probabile scaletta editoriale per le future uscite, sempre monografiche: Jünger, Spengler, Simmel, Nietzsche, Lovecraft, Blake, Pound, Mishima, Tolkien. Un filo rosso lega tutti questi autori, ed è la loro critica della modernità, intesa (alla Guenon) come "regno della quantità" (delle mercificazione, del denaro, dell'usura...) a discapito della qualità e della tradizione. Non a caso il sottotitolo della rivista recita "prospettive antimoderne", proprio perché il rifiuto dei dogmi modernisti sarà il manifesto stesso della pubblicazione. La critica antimoderna non è un inno al passatismo, al vecchiume, alle ragnatele, alle muffe e allo stantio: è la speranza di una nuova modernità.


Il n. 3, dedicato a Tolkien.

Il n. 8, secondo fascicolo della serie dedicato a Lovecraft


Abbiamo detto monografie, ed eccone dunque un breve elenco: H. P. Lovecraft (n. 00/2011), Il pensiero in cammino (01/2011), Un'altra modernità (02/2012), J. R. R. Tolkien (03/2012), L'altra faccia della moneta (04/2012), Modernità occulta (05/2013), America! America? (06/2014), Il paradosso romeno (07/2014), H. P. Lovecraft #2 (08/2014), Lune d'acciaio (09/2015) e Walt Disney (10/2015). Letteratura, economia e filosofia sono i "grandi campi" finora indagati dai redattori e dai collaboratori; di questi undici numeri che chiudono il primo lustro di "Antarès" ben cinque sono stati dedicati al fantastico (horror, fantascienza, fantasy, fumetto e animazione). In particolare, l'argomento Lovecraft è stato davvero sviscerato, anche per quanto riguarda la singolare weltanschauung del pensatore di Providence, singolare soprattutto per il fatto che fosse un Americano; la visione del mondo, assolutamente controcorrente (oggi verrebbe etichettata come "politicamente scorretta), di HPL (il razionalismo, l'agnosticismo, il paganesimo, il socialismo nazionale, il razzialismo, l'anglofilia, etc.) viene alla luce soprattutto leggendo la sua produzione saggistica e ancor più il suo vastissimo epistolario (tradotto in Italia solo in piccolissima parte). Com'è ovvio questo ha portato a polemiche a non finire che si sono intensificate con il passare degli anni; recentemente, negli USA, il comitato organizzatore del World Fantasy Award (premio che viene consegnato ogni anno nel settore del fantastico) hanno bandito l'immagine di HPl dal trofeo - su pressione degli scrittori di colore e antirazzisti. E poi, sulla rivista milanese, fanno capolino anche Tolkien e Disney che, come HPL, furono grandi autori antimoderni e mitopoietici - capaci con la loro fantasia e con i loro scritti di generare veri e propri mondi, perfettamente coerenti, con le loro regole e i loro personaggi e luoghi ricorrenti (la Terra di Mezzo, Arkham e lo pseudo-Massachussets, Topolinia e Paperopoli...)
Si rimarrà sugli stessi binari delle "realtà alternative" (dopo il n. 11 incentrato sulla figura dello scrittore "maledetto" C. Bukowski) anche con il n. 12, dedicato all'universo dell'argentino J. L. Borges - uno dei maggiori scrittori del XX secolo (escluso dal circo del Nobel che ha saputo mettere in scena anche un Fo) che tanto spazio dedicò nella sua opera all'immaginario.





AA.VV.
ANTARÈS 2011 - 2016
Volume rilegato dei nn. 00/10
Cento esemplari numerati
pp. 730 (copertine comprese) - s.i.p.
Direttore responsabile: Gianfranco de Turris
Direttore editoriale: Andrea Scarabelli
Edizioni Bietti, Maggio 2016


Francesco Manetti


N.B. Trovate i link alle altre incursioni letterarie nella Biblioteca di Altrove!

martedì 16 agosto 2016

LA COVER BONELLIANA PIU' CITATA

Curiosità bonelliane
di Saverio Ceri

L'"arte" della citazione è stata per anni quasi un marchio di fabbrica per Tiziano Sclavi sul suo Dylan Dog. E inevitabilmente oggi a trent'anni di distanza siamo a constatare che "chi di citazione ferisce... di citazione perisce!"
Stiamo parlando della copertina del primo mitico Dylan Dog di Claudio Villa, che in questi anni è stata più volte omaggiata, sia in casa Bonelli che non, da svariati illustratori; con il Dylan Dog color Fest, appena approdato nelle edicole si chiude il cerchio con l'autocitazione dello stesso disegnatore comasco, recentemente ospitato sulla pagine di Dime Web in una breve intervista del nostro Franco Lana. 

Claudio Villa, trent'anni dopo ci ripropone col suo stile pittorico un remake della cover del primo Dylan Dog.

L'unica inimitabile copertina d'esordio di Dylan Dog  by Claudio Villa (ottobre 1986) 

A onor del vero, non è la prima volta che Claudio Villa rivisita la sua più celebre cover. Era già accaduto nel novembre del 1998 sul settimo gigante dell'Indagatore dell'Incubo, quando Tiziano Sclavi per celebrare il primo copertinista della serie aveva scritto su misura per lui, una breve avventura di 16 pagine, "L'incubo dell'Indagatore" (che per la cronaca rimane, a oggi, l'unico contributo pubblicato su albi SBE, in tavole a fumetti di Villa a Dylan Dog), che attraverso le vignette ripresentasse le prime storiche cover del personaggio. la vignetta finale dell'episodio, riproduce proprio la copertina de "L'alba dei morti viventi" 
Villa era già stato chiamato da Sclavi all'auto-citazione sul settimo dylandoggone (novembre 1998)

Rimanendo in casa editrice, scopriamo che anche Carlo Ambrosini, storico disegnatore di Dylan Dog, nel periodo in cui aveva dato alle stampe il suo Napoleone, aveva trovato l'occasione, nell'episodio "Le spoglie del guerriero", di far incontrare l'entomologo elvetico incontra proprio l'indagatore londinese. Immancabile la cover omaggio all'antieroe di Sclavi.

Napoleone 42 (luglio 2004) - Ambrosini cita Villa
Citazioni meno palesi sono quelle apparse sulle cover delle due serie più longeve dell'editore di Via Buonarroti, Il ventiseiesimo special di Zagor, ad opera del Maestro Gallieno Ferri e su Tex 445 ad opera dello stesso Claudio Villa.


Ferri after Villa - Zagor special 26 (aprile 2014)

Villa after Villa, Tex 445 (novembre 1997)

Sempre in casa Bonelli, ma più aderenti all'originale (cielo sfumato dall'arancio al viola, luna piena dietro i rami secchi dell'albero e  zombi fuoriuscente in primo piano), segnaliamo la cover in chiave umoristica di Silver per il quarto color fest e la vignetta di Ivan Calcaterra per il dodicesimo albo della stessa collana.

Silver after Villa - Dylan Dog Color Fest 4 (maggio 2010)

Calcaterra after Villa - tratto dal Dylan Dog Color fest 12 (aprile 2014)
Uscendo dalla SBE, troviamo due omaggi disneyani: Dylan Top, scritto da Roberto Recchioni (soggetto) e Tito Faraci (sceneggiatura) per i disegni di Paolo Mottura e pubblicato con tanto di cover omaggio su Topolino 3094 del 17 marzo 2015; Il secondo è il Dylan Duck di Ivano Codina che già avevamo avuto modo di ospitare su Dime web, insieme ad altre parodie bonelliane.


Mottura after Villa - Topolino 3094 (marzo 2015)
Parodia in salsa disneyana  di Ivano Codina (2015)

Chiudiamo con quattro (anzi cinque) citazioni inevitabili essendo riedizioni proprio della prima avventura dell'Indagatore dell'Incubo, anche se più lontane dall'originale: partiamo dall'estero con il Dylan Dog a stelle e strisce della Dark Horse con cover firmata da Mike Mignola, e con la croata libellus che si è affidata alle cover di Bruno Brindisi per la sua edizione. Lo stesso Brindisi ha avuto occasione di rivisitare la prima cover di Dylan Dog in occasione della Collezione storica a Colori di Repubblica, qui vi presentiamo la copertina pubblicata e quella scartata. Infine in occasione della Grande Ristampa di Dylan Dog anche Corrado Roi si è confrontato con "L'alba dei morti viventi".


Mignola after Villa (edizione Dark Horse, 1997)



Doppia citazione di Bruno Brindisi. Dylan, arma in pugno contro gli zombi, si gira verso il lettore, mentre il morto vivente a lui più prossimo indossa una maglietta con riprodotta la prima cover di Villa per Dylan Dog.


Dylan Dog Collezione Storica a colori (2013) - copertina pubblicata di Bruno Brindisi

Incontro troppo ravvicinato coi morti viventi per Dylan all'alba - illustrazione di Bruno Brindisi

Roi after Villa - Dylan Dog Grande Ristampa 1 (ottobre 2006)


Saverio Ceri