giovedì 14 dicembre 2017

DIME WEB INTERVISTA PIETRO VANESSI ALIAS PV! (LE INTERVISTE XLVIII)

a cura di Elio Marracci


Aneddoti sull'arte del Vivere e del Sopravvivere: due chiacchiere con PV alias Pietro Vanessi

Quest'oggi risponde ad alcune domande che gli ho posto il disegnatore e illustratore Pietro Vanessi, noto al grande pubblico con lo pseudonimo PV, nato a Verona nel 1964 e residente a Roma da qualche anno. Vignettista per varie riviste e diversi quotidiani locali e nazionali, pubblicitario e docente di Art Direction e Comunicazione all'Istituto Europeo di Design, nell'universo di PV si spazia dalla filosofia Zen alla critica sociale, dalla cronaca quotidiana alla vita di coppia, dalla morte e la malattia alle scorribande erotico/sentimentali di organi sessuali. Per chi fosse interessato all'acquisto dei numerosi volumi che raccolgono i suoi lavori, sono disponibili nel circuito delle fumetterie, delle librerie oppure onlinePer chi volesse invece maggiori informazioni sull'autore, sulle sue attività e sulle sue pubblicazioni può consultare il suo sito personale o la sua pagina Facebook.





DIME WEB - Per i lettori che non la conoscono potrebbe presentarsi in due parole?

PV - Sono un vignettista “inquieto” ma fondamentalmente “positivo” e aperto. Un autore di tipo “esistenziale”, giusto per distinguermi da quelli prettamente politici. Faccio satira “diversa” che si occupa di Zen, della Morte, delle Coppie, del Sesso, di Dio e di altre cose da molti considerate ancora tabù. Un po’ per provocare e un po’ come spunto per riflettere assieme ai miei lettori.


DW - Pubblicitario, umorista, vignettista, illustratore, docente di Art Direction e Comunicazione all'Istituto Europeo di Design di Roma... Come riesce a trovare il tempo per dedicarsi a tutte queste attività? Quali analogie e quali differenze esistono tra queste occupazioni?

PV - L’ambito è quello della creatività tout court, che esprimo con diverse sfaccettature: nella docenza coi ragazzi, nella pubblicità per dei prodotti o nelle vignette, dove ho il totale controllo del risultato finale.


DW - Come è nata in lei la passione per la vignetta?

PV - Fin da piccolo piccolo. Non le dico dove ho disegnato il mio primo scarabocchio per decenza e un po’ per vergogna…


DW - Da dove prende gli spunti?

PV - Dalle chiacchiere con la gente, dai portali di informazione, da una battuta fatta col fruttivendolo, da un litigio con mia moglie. Il mio subconscio prende tutto, rielabora e poi mi forgia una battuta che io poi penso a disegnare e rendere “umoristica”. Se e quando ci riesco.


DW - Tra i vari periodici con cui ha collaborato, figura “Cuore”, inserto del giornale "l'Unità", rimasto nella memoria di numerosi lettori e professionisti del settore. Se l'ha vissuta può raccontarci come si svolgeva la vita in redazione?

PV - Non facevo una vera vita di redazione allora. Io stavo a Milano e la redazione a Bologna. Mandavo le mie 4/5 vignette via FAX e loro me ne pubblicavano 1 o 2 a seconda. A volte nessuna, con mio grande dispiacere…


DW - Cosa pensa che abbia lasciato alle generazioni di disegnatori satirici che sono venute?

PV - Ha lasciato un grande spirito di intraprendenza e la voglia di osare e rilanciare sempre OLTRE il luogo comune. Penso.




DW - Nato nella provincia veronese, da qualche anno ormai vive a Roma. Come mai ha sentito l'esigenza di lasciare il nord per la capitale?

PV - È stata solo una bella opportunità di lavoro offertami nel 1990 e la voglia di “lanciarmi” oltre le terre lombarde. Una cosa abbastanza comune che sento spesso fare da amici vari, nordici, che conosco a Roma.


DW - Quanto è presente la città eterna nella sua opera?

PV - Credo “poco” se non in una certa indolenza dei miei personaggi e qualche battuta gergale che ogni tanto sbuca fuori. Non amo molto né i dialetti né i regionalismi e la cosa che più mi avvilisce è ritrovarmi le vignette storpiate da battute in pugliese o napoletano, per altro quasi impossibili da capire.


DW - Quali sono i suoi artisti di riferimento?

PV - Il mio tratto è stato ispirato da Reiser e da Edika, il tipo di umorismo invece da Altan e Quino, più da altri illustri sconosciuti che mi hanno più o meno formato. Autori che a distanza di anni non riesco nemmeno io a capire bene “quali”.


DW - È un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure è uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché le è venuta l’ispirazione? Come si svolge la sua giornata tipo? Quali fonti usa per documentarsi?

PV - Non ho orari, non ho regole, non ho strumenti-feticcio. Pennarelli, Bic, matite, pennelli, tutto fa brodo. Disegno quando mi viene l’idea e su qualsiasi supporto e in qualsiasi situazione che mi dia un minimo di stabilità. Non sul treno, per intenderci…


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userà per documentarsi, quali altre letture fa?

PV - Sono un lettore onnivoro che, paradossalmente, legge sempre meno fumetti. Adoro le Graphic Novel, forse per una questione di età, mentre NON riesco più a finire un albo Bonelli. E la cosa un po’ mi preoccupa. Leggo però fantascienza, volumi di psicologia, umorismo, aforismi, saggi di antropologia, libri sul coaching, tomi astrusi e adoro scoprire “chicche” di autori sconosciuti e stralunati. AMO tutto ciò che mi sorprende e mi stranisce. Non rinnego di essere, in fondo, un Art Director pubblicitario…


DW - Nella sua produzione è presente in ugual misura satira politica ed esistenziale. Quale la diverte di più e in base a cosa si dedica all'una piuttosto che all'altra?

PV - Preferisco la satira esistenziale. Quella politica però, se coglie il giusto attimo, fa più audience e riceve molti più like.





DW - Tra i personaggi ricorrenti nelle sue vignette figurano una morte con un grosso naso, un fallo maschile dotato di bocca e braccia, un Dio-femmina disincantata e dissoluta e varie coppie in perenne incomunicabilità. A cosa o a chi si è ispirato per crearli?

PV - Ai miei incubi, alle mie ossessioni, alle mie frustrazioni… Hai dimenticato però anche un Guru strampalato che spara massime e sentenze pseudo-zen. E dico questo perché è appena uscito il libro su di lui l’IdioTAO in tiratura limitata, ordinabile scrivendo a idiotazen@gmail.com. Grazie dell’assist, eh?


DW - Non pensa che il tema delle coppie in crisi e l'incomunicabilità tra maschi e femmine, l'ineluttabilità della Morte, i suggerimenti d'Amore e gli aforismi Zen siano argomenti più adatti a saggi filosofici piuttosto che a vignette divertenti?

PV - Qui sta la sfida. E sono fiero del fatto che i miei lavori sono presi, copiati, usati e citati da psicologi, teologi, medici e mi hanno permesso di partecipare a convegni e seminari della AISPA, per la Conferenza Nazionale degli Psicologi sessuologi a Milano, a novembre 2017, per il secondo anno di fila. Disegnare il mio “Picio”, un fallo maschile dotato di bocca e braccia, dal vivo davanti a 300 medici, ginecologi, ostetriche è stata un’esperienza indimenticabile. È un modo anche questo per distinguermi dai miei colleghi, troppo fossilizzati sulla politica.


DW - Quanto di lei è presente nel suo lavoro?

PV - Un buon 60%.


DW - Quanto di fatti di cronaca e di attualità?

PV - Un buon 40%.


DW - Quanto di inventato?

PV - Un buon 40%…. Lo so lo so, i conti non tornano ma nessuno ci impone che dobbiamo fare per forza 100, no?


DW - È noto che per il suo lavoro si avvale dell'aiuto del computer. Quali vantaggi le porta?

PV - Il tratto è fatto in nero su carta. Adoro ancora lo skreetch che fa il pennarello sul foglio ruvido, mi fa tanto sentire “uomo del secolo scorso”. Molto comodo il resto, dalla colorazione alla scrittura della battuta, che spesso cambio più e più volte prima di arrivare alla formula editata.



DW - È innegabile il grande successo di autori come Sio e Zerocalcare che hanno cominciato a farsi conoscere diffondendo i proprio lavori su internet. Alla luce di questa considerazione, da disegnatore ma sopratutto da pubblicitario, le chiedo: cosa ne pensa e come vede l’utilizzo della Rete nel campo dei fumetti?

PV - Beh, senza la Rete non sarei riuscito a pubblicare i miei lavori e ottenere un discreto riconoscimento dal popolo del web. Ode al web, ora et sempre.


DW - Da professionista ormai affermato che consigli darebbe a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto e dell'illustrazione?

PV - Sull’ormai affermato, non credo di essere così “affermato” quindi non ho davvero consigli da elargire. E comunque è sempre una questione di determinazione, di volontà, un pizzico di fortuna e di saper “esserci” nel momento giusto e col contatto giusto. I contatti sono qualcosa di fondamentale per fare rete e far circolare i propri disegni. Insistere, insistere e mai mollare.


DW - Quali sono i suoi progetti?

PV - Ho completato un libro di racconti SENZA disegni e sto valutando un editore. So di poter offrire anche altro OLTRE l’ambito vignettistico/umoristico.





DW - C'è una domanda che non le è stata fatta alla quale vorrebbe rispondere?

PV: Ne ho una alla quale vorrei NON rispondere: Ma adesso può ritenersi finanziariamente soddisfatto grazie alla sua professione di vignettista? Bella eh? Lasciamola così, una domanda aperta da riprendere alla prossima intervista, tra qualche anno…. che dici?


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con glia rtisti su Interviste & News!

martedì 5 dicembre 2017

SCLS 15 SPECIALE MORENO BURATTINI: DAL CLUB DEL COLLEZIONISTA ALLA FORESTA DI DARKWOOD!

di Francesco Manetti

Prima di entrare nel dettaglio di questo incredibile numero 15 di "SCLS Magazine" (dove la sigla sta per "Spirito Con La Scure") voglio pubblicamente ringraziare gli amici Francesco Pasquali (che mi ha fornito tutte le immagini per illustrare questo post) e Stefano Bidetti (che era presente anche alla Misteriosa Riunione), rispettivamente direttore editoriale e vice direttore della rivista, per avermi coinvolto nel loro straordinario progetto. Il vero contenuto del volume è rimasto segreto fino all'ultimo, perché il fatto di essere uno Speciale Moreno Burattini doveva essere una sorpresa per il nostro amico: un regalo di altissima caratura che di sicuro lo entusiasmerà! (f.m.)


SCLS Magazine n. 15, dicembre 2017. Disegno di Moreno. Copertina provvisoria.



C'era una volta il Club...

Prima di tutto vorrei precisare un paio di cose, importanti soprattutto per noi di "Dime Web": ora si svela perché nell'intervento dedicato a Zagor su "Collezionare" scrivevo che quel pezzo era in qualche modo "complementare" ai contenuti della rivista SCLS n. 15... A questo Speciale Moreno Burattini (n. 15 della serie) ho infatti contribuito con un lungo articolo, I ragazzi del Club - Ricordi imprecisi di un rigattiere, nel quale riporto alla luce gli inizi fanzinari e i primi lustri della carriera fumettistica professionale dell'autore zagoriano, quegli anni fra la fine degli Ottanta e il 2001 quando eravamo inseparabili e facevamo insieme mille cose - da "Collezionare" a "Dime Press", da "Bhang" a "Fumo di China", da "Exploit Comics" a "If", dall'Alan Ford Index 1-300 a Cavalcando con Tex, passando dal Club del Collezionista alla fumetteria pratese Mondi Paralleli da noi fondata.





Qui e nelle due immagini sopra: estratti dal mio articolo, con alcuni momenti fotografici degli anni di "Collezionare", di "Exploit Comics" e della fumetteria pratese Mondi Paralleli


Ma non è finita qui. A sfogliare le pagine della rivista scritte dagli altri collaboratori mi sono trovato interessato, divertito, commosso, onorato e persino... imbarazzato!, perché il sottoscritto - da solo o con i suoi sodali del Club del Collezionista, di "Collezionare" e di "Dime Press" - verrà citato all'incirca un milione di volte! Ci nominano (anche non direttamente, magari parlando di noi come gruppo di fumettisti) Francesco Pasquali nell'introduzione, Moreno Burattini stesso nella sua intervista-fiume concessa a "SCLS Magazine" e nella postfazione, Stefano Bidetti nel suo articolo su Battista; e poi tutti i vecchi amici e collaboratori di "Dime Press" e "Dime Web": Giampiero Belardinelli nel suo mirabile pezzo sul Moreno sceneggiatore, Giuseppe Pollicelli nel suo ricordo sui primi incontri che ebbe con Burattini, Daniele Bevilacqua nel suo intervento Moreno e io, Sergio Climinti in Quando conobbi Moreno, e Filippo Pieri, che racconta del "suo" Battista; tra l'altro Filippo aveva già preparato per "Dime Web" una presentazione-flash di "SCLS Magazine" n. 15 appena era uscita in Rete la cover provvisoria (quella senza la fascetta Speciale Moreno Burattini), ma abbiamo deciso di comune accordo di non pubblicarla, proprio perché avevo già pianificato di redarre questa articolata recensione una volta avuta fra le mani materialmente la mia copia della rivista!
Ci sono poi altri due carissimi amici tra le firme di "SCLS Magazine" n. 15: Luciano Costarelli e Marco Frosali... Per i disegni di Luciano sceneggiai tre storie a fumetti alla fine degli anni Ottanta, pubblicate da "Collezionare" e "Yorick"; le due di "Collezionare" sono state ridisegnate nel 2015 e presentate su "Dime Web" come fase iniziale del progetto di storie brevi fantascientifiche "Mondi Paralleli", che ha avuto nel 2017 un'incarnazione cartacea e che proseguirà nel 2018 con Mondi Paralleli 2. Marco, valente scrittore e critico, era invece cliente della nostra fumetteria e partecipante al corso di Storia del Fumetto che tenni nei Novanta a Empoli, con il patrocinio del Comune - corso dal quale nacque la fanzine "Blu Oltremare", che vantava Frosali fra i collaboratori.


Dall'intervista a Jacopo Rauch: la lettera che gli scrisse Burattini nel 1998 (il numero telefonico fu annotato a penna dal sottoscritto!)

Vi racconto infine un aneddoto gustoso e inedito, perché anche Jacopo Rauch, rievocando nella sua intervista il suo primo close encounter col Burattini, rammenta chi vi scrive, seppur fra le righe, quando parla di una comune conoscenza... Cosa successe? Tra la fine degli anni Novanta e il 2001 per tre o quattro volte fui chiamato dai responsabili della Scuola Internazionale del Comics di Firenze (che oggi si è staccata dalla sede centrale) a tenere un seminario di Storia del Fumetto; tra gli "allievi" ebbi anche il bravissimo Rauch, oggi grande sceneggiatore bonelliano e allora uno dei più interessati - bontà sua! - alla mia logorrea, e fu così contento del corso che mi volle regalare una falsa lattina di spinaci di Popeye da lui prodotta e firmata, che conservo come una reliquia nel mio studio; agli inizi del 1998 mi consegnò una sua sceneggiatura per Tex, realizzata con lo stile nolittiano dello storyboard, pregandomi di farla avere a Burattini, che ancora viveva in provincia di Firenze, dividendosi fra Signa e Campi Bisenzio; Moreno la gradì e gli rispose con una incoraggiante lettera piena di consigli e valutazioni; quando portai quella missiva a Jacopo vi aggiunsi a penna il vecchio numero telefonico dello studio campigiano di Moreno; questa curiosità, a venti anni di distanza, è ora visibile in foto a pag. 88 di "SCLS Magazine" n.15!
Insomma, c'è molto di noi ex del Club in questo capolavoro cartaceo di critica fumettistica, e la cosa ci rende oltremodo orgogliosi!


Il colophon e il sommario di "SCLS Magazine" n. 15

Vivisezionando la prima metà della rivista

Si stenta quasi a credere che "SCLS Magazine" n. 15 sia una rivista... Potendo infatti vantare questa monografia su Moreno Burattini ben 272 pagine (copertine comprese), tutte a colori su carta di ottima qualità e grammatura, una solida brossura e cover plastificate, verrebbe più da pensare a un libro che a un numero di una collana.
Si parte con una copertina illustrata dallo stesso Burattini (e colorata da Stefano Bidetti): un Battista il Collezionista (rigorosamente in bianco-e-nero perché viene dai tempi pionieristici delle fanzine ciclostilate) dà la caccia col retino da farfalle all'unico Zagor che manca alla sua raccolta, quello in carne e ossa! Anche la quarta di copertina è di Moreno: un bel Cico che afferma orgoglioso di avere lui l'unico, vero Zagor!


La prima pagina del toccante editoriale di Francesco Pasquali, con un giovane Vianovi e un giovanissimo Moreno

L'Editoriale intitolato In punta di dito! di Francesco Pasquali, direttore della rivista, introduce il lettore alla vastità dei contenuti del tomo, citando tutti i collaboratori; la foto iniziale di corredo (Moreno Burattini e Antonio Vianovi alla mostra fiorentina di Zagor nel 1992) mi riporta agli albori di "Dime Press"! La chiosa finale è toccante: Questo volume è dunque una dedica della nostra fanzine a colui che delle fanzine è stato anima e sostanza, e forse per questo Moreno è sempre così generoso con noi di SCLS Magazine. Ma no, Moreno Burattini è sempre generoso con tutti, come prima di lui lo sono stati Sergio Bonelli e Gallieno Ferri. Questa è evidentemente una caratteristica di ogni buon zagoriano che si rispetti e Moreno ne è senza dubbio un interprete maiuscolo. Io non posso che sottoscrivere!


L'inizio dello splendido articolo di Belardinelli sull'arte zagoriana di Burattini

Segue un approfondito intervento di Giampiero Belardinelli, collaboratore storico di "Dime Press" e "Dime Web", uno dei massimi appassionati e esperti zagoriani in circolazione - oltre che amico e marchigiano (è un grande merito: mio figlio è per un quarto marchigiano, essendo mia moglie mezza marchigiana e mezza ligure)! Con Moreno Burattini, uno sceneggiatore rapito da Darkwood e mai più restituito il nostro Giampiero analizza, in una mirabile sintesi, l'arte scrittoria dello sceneggiatore toscano, occupandosi dei generi, del linguaggio, della filosofia, etc. zagoriani. Si entra poi nel particolare di alcune fra le più grandi storie e creature di Burattini. Ecco dunque La lunga marcia, una ricca disanima del "Maxi Zagor" n. 2 scritta dal bravo Massimo Manfredi che, come rivelava Pasquali nell'editoriale, esordisce sulle pagine di "SCLS Magazine" con questo pezzo.


L'incipit del fondamentale articolo di Collalto


Così comincia il pezzo di Frosali su Mortimer...


Ogni promessa è un debito è invece un'analisi attenta sulla tecnica di sceneggiatura di Burattini, considerando come esemplari quattro avventure uscite fra il 1991 e il 2015; l'autore è Pierfrancesco Collalto e il suo testo vale come oro e potrebbe essere usato come manuale - da uno scrittore per consultazione personale o da un docente nei corsi di tecnica di sceneggiatura. Federico Rademacher si occupa invece nel suo pezzo di un'altra storia chiave - La palude dei forzati, uscita nel 2004. La figura di Mortimer, uno degli arci-nemici di Zagor, fortunato personaggio non nolittiano, parto della fantasia di Moreno Burattini, è invece oggetto dell'articolo E mi torturi entrambi..., scritto dal nostro Marco Frosali. Più avanti leggiamo Mario Donnini, che sviscera L'uomo che sconfisse la morte, il primo "Zagorone", pubblicato nel 2011. L'articolo Cico & Company, dedicato da Stefano Bidetti all'ultimo "Speciale Cico" (e per estensione a tutta la collana avente come protagonista il Messicano), pur essendo staccato dal resto dei simili interventi, rientra però a pieno titolo in questa parte incentrata sulle storie.



Qui e nelle due immagini sopra: estratti dai ricordi burattiniani di tre colonne di "Dime Press" - Giuseppe Pollicelli, Daniele Bevilacqua e Sergio Climinti


La sezione successiva è intitolata Come si comincia a diventare Moreno Burattini... - ed è dedicata ai primi passi del Nostro nel mondo del fandom e della professione di scrittore fumettista; è la parte che, ovviamente, è a me più cara! Il primo intervento è firmato dal romano Giuseppe Pollicelli, con I miei due "primi incontri" con Moreno Burattini: si ritorna indietro di un quarto di secolo, agli inizi di "Dime Press", quando Giuseppe faceva la fanzine "Kamikaze", pregevolissima rivista di approfondimento fumettistico, sulla quale pubblicava, in stile Michele Serra, i suoi "Pseudo", con i quali mimava mirabilmente l'altrui stile di scrittura. Ci fu uno "Pseudo-Moreno Burattini" e anche uno "Pseudo-Francesco Manetti"! Oggi Giuseppe è un giornalista professionista per testate nazionali. Dopo di lui ecco Daniele Bevilacqua, altra colonna romana di "Dime Press" e delle altre nostre realizzazioni editoriali in Toscana, grande esperto del fumetto di Magnus: anche Daniele rievoca quando la sua strada e quella del Burattini si incrociarono, nel pezzo Io e Moreno. Non poteva mancare in questa carrellata il terzo di quello straordinario gruppo di critici capitolini, Sergio Climinti, altra firma di "Dime Press" e oggi di "Dime Web" (per la quale sta portando avanti una puntuale biografia artistica di Lovecraft): Quando conobbi Moreno è il titolo del suo intervento. Chiude la sezione la mia articolessa, corredata di tante foto, molte delle quali stampate su carta per la prima volta. Da notare che tutti insieme abbiamo festeggiato qui su "Dime Web" il venticinquesimo anniversario di "Dime Press"!
Arrivano poi, come anticipato, le opinioni di un grande sceneggiatore zagoriano, con Dice di lui... Jacopo Rauch, intervistato da Stefano Bidetti sul suo modo di rapportarsi con Burattini, curatore della serie; ci sono domande anche "scomode", come quella sulle storie meno riuscite di Moreno! Da leggere e rileggere! Il musicista folk/rock/pop e critico del fumetto Graziano Romani ha da anni instaurato un felice rapporto amicale con Burattini, sfociato in svariate pubblicazioni di saggistica: nel suo pezzo Darkwood Friends Forever... racconta queste sue collaborazioni.


La prima pagina della lunghissima intervista a Burattini
Dall'intervista a Burattini: i tempi di "Collezionare"!

Uno dei piatti forti della rivista è sicuramente la spettacolare Intervista a Moreno Burattini rilasciata a Stefano Bidetti e Francesco Pasquali a Narni il 3 settembre del 2017 - un anno fatale, il 2017, per noi dei "Quaderni bonelliani", perché corrisponde al quinto anniversario di "Dime Web" e al 25esimo di "Dime Press"! In queste 31 pagine Moreno parla di tutto: del periodo del Club e delle fanzine; del suo lavoro come casellante alle Autostrade; del suo impegno come critico del fumetto; delle collaborazioni con Coniglio, con Silver e infine con Bonelli per Zagor; delle sue ultime fatiche come scrittore; della sua vita privata, rivelando fatti delicati che finora erano noti solo ai suoi amici e più stretti conoscenti!
Il futuro è stato invece vaticinato da Marco Andrea Corbetta: nel pezzo Il Moreno che verrà si parla dei progetti ancora da ultimare e di quello che presto sfornerà il vulcanico sceneggiatore del Pistoiese!


Dall'introduzione alla parte dedicata a Battista il Collezionista: le pubblicazioni del Club del Collezionista e di "If"

Il nostro Filippo Pieri inizia a parlare del "suo" Battista...




Il ritorno di Battista il Collezionista!

La mascotte del Club del Collezionista era un omino allampanato coi cappelli crespi e con gli occhiali, tratteggiato dallo stesso Burattini per la fanzine "Collezionare" ispirandosi all'aspetto somatico di uno di noi, Enrico Cecchi, che da oltre venti anni cavalca nella Praterie Celesti. Battista il Collezionista divenne poi il protagonista di una serie di strisce e storie brevi disegnate, oltre che da Moreno, da autori di gran calibro. Ci sono state anche "storie apocrife", ovvero non scritte da Burattini, ma dal nostro insostituibile Filippo Pieri... Battista è persino entrato in alcune storie burattiniane di Cattivik e, anche se in "SCLS Magazine" n. 15 non viene detto, appare, come calembour e con tratti più realistici, nella seconda vignetta della prima tavola della storia Il tesoro da me sceneggiata per Luciano Costarelli (che fu anche uno dei disegnatori ufficiali di Battista); il Club del Collezionista stampò due pubblicazioni dedicate a Battista e una la distribuimmo con "If"; infine i ragazzi di "SCLS Magazine" hanno proposto già nel febbraio 2017 l'ultimo Battista, quello dello zagoriano Marcello Mangiantini. Di tutto questo parlano con maggior dovizia di particolari Stefano Bidetti nel suo pezzo Battista il Collezionista, un mitico eroe per i collezionisti! e Filippo Pieri che, nell'articolo Il "mio" Battista, racconta della sua esperienza con il personaggio di Moreno Burattini, sfociata anche su "Dime Web".


Cronologia di Battista

Il nostro Luciano Costarelli disegna Battista per "Collezionare"

L'ultimissimo Battista, disegnato da Mangiantini


La rivista si chiude (ma in realtà si tratta di quasi metà della rivista stessa!) con tutte le storie e le strisce di Battista il Collezionista scritte da Burattini per numerosi disegnatori: Paolo Campinoti, Alessandro Bardi, Francesco Bastianoni, Luciano Costarelli, Marcello Mangiantini; ci sono anche le storie di Battista Vs. Cattivik, rese graficamente da Giorgio Sommacal; le primissime avventure di Battista disegnate artigianalmente da Moreno per "Collezionare" su testi suoi non ci sono, perché furono tutte ridisegnate in maniera professionale; di Moreno "autore completo" abbiamo qui solo le strisce, in quanto non furono mai riprese dagli altri artisti.


This is the end...

Il volume si congeda dai lettori con una Postfazione faziosa di Moreno Burattini e con uno spassoso Moreno Burattini the Zagor Globetrotter disegnato da Walter Venturi: da sempre Moreno è convinto che il lavoro per Zagor non si esaurisca in redazione o al computer per sceneggiare, ma che lui e i suoi collaboratori devono anche farsi vedere di persona ai loro lettori, a mostre, convegni e kermesse fumettistiche di ogni genere. Chi bazzicava con lui Pratilia, Lucca, Reggio Emilia e così via fin dagli anni Ottanta non può che essere d'accordo!


SCLS Magazine n. 15, dicembre 2017. Disegno di Moreno. Copertina definitiva


AA.VV.
SPECIALE MORENO BURATTINI
SCLS Magazine n. 15
dicembre 2017
pp. 272 - s.i.p.
a cura di Francesco Pasquali e Stefano Bidetti
Copertine: Moreno Burattini

email:
info@sclsmagazine.it
sclsmagazine@gmail.com

Forum:
www.spiritoconlascure.it/forum/

Sito:
www.sclsmagazine.it

Pagina Facebook:
SCLS-Magazine-ZAGOR


Quarta di copertina, con disegno di Burattini

Francesco Manetti

N.B. Trovate tutti i link alle novità bonelliane su Interviste & News!


Una nota personale: il 4 dicembre 2017 è venuto a mancare mio padre Franco, all'età di 76 anni; lui era sempre stato orgoglioso di questa mia piccola attività editoriale, iniziata nel 1988 su "Collezionare", e di tutte le cose che riuscivo a stampare su carta (per ultimo l'albo a fumetti "Mondi Paralleli") voleva la sua copia per mostrarla entusiasta ad amici e conoscenti! Non so se sono stato un buon figlio, ma di sicuro lui è stato un buon padre. (f.m.)

giovedì 30 novembre 2017

BIG WILD BUNCH GANG, LA PIÙ GRANDE! IL MUCCHIO SELVAGGIO, IL TERRORE DELLE BANDE DI FUORILEGGE! ERA SIMILE A QUELLA DI ROBIN HOOD?! - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LII PARTE)

di Wilson Vieira

Arrivati alla 52esima puntata della nostra Storia del West (che stavolta si occupa del Mucchio Selvaggio), come ogni fine anno, anche in questo ultimo scorcio del 2017 il grande Wilson - storico e fumettista carioca, oltre che nostro collaboratore e prezioso amico da anni - ci saluta per le vacanze estive (ricordate che scrive dal Brasile!) e vi ricorda che il prossimo appuntamento con il West sarà a gennaio 2018! Precisiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state selezionate e posizionate nel testo dallo stesso Vieira. Buona lettura! (s.c. & f.m.)





La Wild Bunch Gang (nota in Italia anche come Mucchio Selvaggio) fu la più grande, temeraria e avventurosa di tutte le bande di fuorilegge che ci sia mai stata nel Wild Old West Americano. Derivava dalla famigerata Banda McCarty - i cui componenti erano Tom (1855 – 1900?), Bill, Lew, George, Fred McCarty, Matt Warner, Elzy Lay (1869 – 1934) e Robert Leroy Parker (detto Butch Cassidy) (1866 – 1908) - che nel periodo 1885/1893 fu protagonista di numerosi assalti a banche e treni nel Colorado e nell’Oregon.
Butch Cassidy, Matt Warner ed Elzy Lay fondarono, nel 1893, il cosiddetto “Wild Bunch”, che ebbe tale nome perché i banditi apparivano alle feste da ballo facendo scherzi veramente feroci.




In un primo tempo il Wild Bunch era composto solo da una dozzina di giovani che, sotto la guida di Butch Cassidy, compirono alcune piccole aggressioni. Nel 1894 Cassidy venne condannato a due anni di prigione e venne rilasciato nel 1896. Il Wild Bunch fece parlare di sé soltanto dopo che una banda di nome Junior Wild Bunch, composta da quattro giovanotti - George Harris, George Bain, Joe Rolls e Shierley - tutti su 18-20 anni, nell’autunno 1896 a Meeker, nel Colorado, era stata sgominata al suo primo assalto a una banca e i quattro ragazzi erano rimasti prontamente uccisi.

Tex n. 61, novembre 1965. Disegno di Galep


L’effettivo inizio del Big Wild Bunch, del quale certe volte facevano parte più di 100 banditi, data il 1° dicembre 1897: George Curry (1871 – 1900), insieme ai famigerati fratelli Logan - Henry, Johnny, Lonny e Harvey (1867 - 1904) - e a 75 banditi della famigerata banda Hole in the Wall Pass si unirono alla banda Wild Bunch di Butch Cassidy, dando origine addirittura, credetemi!, a un incredibile Train Robbers Syndicate. La Hole in the Wall Pass era originaria della contea di Johnson, nel Wyoming, dove diverse bande fuorilegge avevano i loro nascondigli con pochissima interazione con altre bande; a volte, i membri di una banda viaggiavano insieme ad altre bande, ma di solito ogni banda operava separatamente, incontrandosi solo quando erano entrambi nel covo allo stesso tempo.






La banda era divisa in tante sottobande - rispettivamente al comando di George Curry, Lonny e Harvey Logan, Harry Alonzo Longbaugh (detto "Sundance Kid", 1867 – 1908) ed Elzy Lay, tutte sotto la direzione generale di Butch Cassidy - che operavano separatamente e che commisero numerosi assalti a banche e treni nello Wyoming, nello Utah, nel Colorado e nel New Mexico.
Alle ore 1:00 del 2 giugno 1899, Cassidy, Sundance Kid, Harvey Logan e Lay derubarono un treno Union Pacific vicino a Wilcox, nel Wyoming. Indossavano maschere fatte di tovaglioli bianchi, probabilmente rubati da un ristorante di Harvey House. La rapina fruttò loro tra 30.000 e 60.000 dollari. In seguito la banda si sciolse, uno stratagemma molto sfruttato per sviare gli inseguitori, e diversi membri fuggirono nel Nuovo Messico.
L'11 luglio 1899 membri della banda svaligiarono un treno vicino a Folsom, nel New Mexico, senza la presenza di Cassidy. L'inseguimento, operato da una squadra guidata dallo sceriffo Ed Farr (1869 – 1899), culminò in due scontri a fuoco, durante i quali lo sceriffo Farr e due poliziotti furono uccisi. Un membro della banda Sam Ketchum fu ferito e morì mentre era in custodia dei rappresentanti della legge. Elzy Lay, uno dei migliori amici di Cassidy e co-fondatore della banda Wild Bunch, fu ferito e catturato.




Il loro raggio d’azione si estendeva praticamente su tutto il territorio degli USA - dalla frontiera canadese a quella messicana - una zona di scorrerie che a buon diritto si meritò il soprannome di “Strada dei Fuorilegge”. Cassidy e gli altri membri si raggrupparono nel Wyoming. Il 29 agosto 1900, Cassidy, Sundance Kid, Kid Curry e un altro membro della banda - non identificato con esattezza, ma nel quale si è creduto di ravvisare Will Carver - assaltarono un altro treno Union Pacific, a Tipton, nel Wyoming. Meno di un mese dopo, il 19 settembre 1900, fecero irruzione nella First National Bank di Winnemucca, nel Nevada, rubando 32.640 dollari. Questi e altri lucrativi furti portato gran notorietà e fama alla banda...





Gli investigatori dell’Agenzia Pinkerton causarono al Wild Bunch tali perdite, con la cattura o la morte di componenti della banda, che finalmente Butch Cassidy e Sundance Kid, il 20 febbraio 1902, dovettero fuggire, percorrendo senza sosta la tratta da New York a Buenos Aires.





Un anno dopo si ebbe un ultimo attacco da parte di elementi dispersi della banda, a Cholila: Cassidy, Kid ed Etta Place (1878 - ?!). Quest'ultima fu la compagna misteriosa di loro due, e venne chiamata la Regina dei Fuorilegge, perché è difficile, quasi impossibile, in questo caso separare la donna e i fatti dalla legenda... Etta fece anche parte del gruppo femminile delle cosiddette Las Soldaderas, dove appare in una foto scattata in Messico o in Texas, mentre porta armi e munizioni. Dopodiché il destino di Etta Place è completamente sconosciuto, anche se molti storici, tra i quali il sottoscritto, hanno ipotizzato che avrebbe trascorso il resto della sua vita sotto un’altro nome, anzi, sotto molti altri nomi. Etta Place è per lo più una sorta di "codice cifrato" della Storia Americana, a eccezione del periodo ben documentato tra il 1900 e il 1907. Le teorie sulla sua vera identità la vedono come una madre fuggitiva del Texas, un'insegnante o una prostituta, oppure una combinazione esplosiva delle due. Congetture di noi storici, tutto qui. Nel mese di maggio si insediarono in un piccolo ranch che avevano acquistato: qui presero ad allevare animali e rimasero tranquilli, fino al 1906. Poi, misteriosamente, le non si ebbero quasi più notizie di Etta Place, dopo qualche altro incontro all’inizio del XX secolo con Sundance, e forse con Cassidy, a sud del confine. Secondo le informazioni della Pinkerton Detective Agency, Etta e Sundance tornarono negli USA nel 1902 e 1904, ma se ne andarono prima che la legge li raggiungesse.




Quando degli investigatori Americani della Pinkerton ebbero scoperto il loro domicilio, essi abbandonarono il loro ranch e assalirono, una dopo l’altra, una banca a Mercedes, in provincia di San Luis, e una a Bahia Blanca, e ogni volta fecero un bottino di 20.000 dollari. Lasciarono quindi l’Argentina per ricomparire nel 1907 in Bolivia, dove assaltarono un treno a Eucalyptus, rapinando le buste paga destinate alle miniere. Da allora gli assalti si susseguirono, fino a quando i banditi non furono scovati a San Vicente da una unità di Cavalleria. La battaglia procurò molte perdite ai soldati, poi finalmente cessò perché Cassidy aveva esaurito le munizioni. Egli però non si arrese: prima uccise il compagno, gravemente ferito, e poi si suicidò con l’ultima cartuccia rimasta, dicono, tramandata di generazione in generazione. Sebbene i loro resti non siano mais stati identificati con certezza, fino ad oggi, tuttavia è così che finiscono alcune leggende del Wild Old West: nel nulla!
Fra gli innumerevoli componenti la banda Wild Bunch, molti dei quali sono rimasti sconosciuti, per noi storici i seguenti si fecero particolarmente notare, in un modo: Butch Cassidy, il capo; Elzy Lay (William Erasus Christiansen), vice capo; i sottocapi Kit Curry (Harvey Logan), Lonny Logan e The Tall Texas (Bem Kilpatrick); Sundance Kid, sottocapo; Bill Carver, Big Nose George Curry (1871 – 1900), Flat Nose George McCarty, Bob Meeks, Tom O’Day, Bob Lee, Joe Walker, Gunplay Maxwell, John Carter, Tim Dille, Tod Carver (T. C. Hilliard), Dad Lant, Harry Tracy, Patrick Lous Johnson, Silver Tip, Blue John, Jack Moore, Pete Neilson, Charley Lee, Ed Necomb, Charles Teeters, Black Jack Thomas E. Ketchum (1863 – 1901), Sam Ketchum (1860 – 1899), Will Roberts, Jesse Linsey, William Cruzan, O. C. Hanks, James Lowe, John Arnold, Dave Atkins, Peg Leg Frank Elliott e Joe Chancellor.

Mister No n. 214, marzo 1993. Disegno di Diso


La maggior parte dei componenti della banda erano ex-cowboy. È da notare che Butch Cassidy non solo aveva proibito l’inutile spargimento di sangue, ma anche che uccise il primo uomo della sua carriera criminale solamente in occasione della ultima difesa in Bolivia. E questo perché lui e tutta la banda osservavano il rigido Codice d’Onore del Cavaliere basato sulle leggi naturali, al quale il cowboy si sottoponeva volontariamente.
Il Codice d’Onore del cowboy consisteva in 10 comandamenti:

1- Non ti interessare del passato del tuo vicino.
2- Sii ospitale verso lo straniero e sii pronto a dare la tua vita per il suo benessere.
3- Offri una buona possibilità a ogni nemico e combattilo solo quando puoi vedere il bianco dei suoi occhi.
4- Non sparare a nessun uomo disarmato e sii indulgente con l’avversario che cede.
5- Non profferire parole ingiuriose senza prima calcolare le più serie conseguenze.
6- Non essere ingrato.
7- Difenditi solo quando l’autodifesa è necessaria; la tua vita non ha alcuna importanza: importante sono soltanto il tuo onore e la considerazione di te stesso.
8- Non portar via a nessuno ciò che non ti appartiene.
9- Sii pronto ad assistere i deboli e le donne e a proteggerli contro tutto e contro tutti, e non permettere che venga loro torto anche un solo capello.
10- Se nessuno desidera o attende il tuo aiuto, preoccupati solo di te stesso.

Tex n. 60, ottobre 1965. Disegno di Galep

E la gang era generosa coi soldi rapinati. Probabilmente anche per la profonda avversione che esisteva nel Wild Old West per gli investigatori della Agenzia Pinkerton e per le Compagnie Ferroviarie e Bancarie, la banda Wild Bunch” odette, nel suo periodo migliore, di una fama leggendaria, simile a quella di Robin Hood, prendendo dai ricchi... ma, in questo caso specifico, soltanto per le loro singole tasche... of course!






Ed ecco come sono morti alcuni dei più noti fra gli innumerevoli membri della banda Wild Bunch. La morte di Bill Doolin fu violenta come quella del resto della sua banda; Ol Yantis, fu ucciso da uno sceriffo il 29 novembre 1892, a Orlando, nell'Oklahoma Territory; Arkansas Tom Jones fu catturato il 1° settembre 1893, a Ingalls, nell'Oklahoma Territory, fu condonato nel 1910 e ucciso il 16 agosto 1924 a Joplin, nel Missouri, dagli investigatori della polizia locale; Bill Dalton fu ucciso l'8 giugno 1894, vicino a Elk, nel Territorio Indiano, da un gruppo di Anadarko; Tulsa Jack Blake fu ucciso il 4 aprile 1895, nei pressi di Ames nel Territorio dell'Oklahoma, dal vice U.S. Marshal Will Banks e Isaac Prater; Bitter Creek Newcomb fu ucciso il 2 maggio 1895, nella contea di Payne, nel Territorio dell'Oklahoma, dai bounty hunters; Charley Pierce fu ucciso il 2 maggio 1895, sempre nella contea di Payne, dai fratelli Dunn (Bee, Calvin, Dal, George e Bill), che intorno al 1890, lavoravano come cacciatori di taglie, sebbene fossero stati precedentemente coinvolti in casi di furto di bestiame; Little Bill Raidler, venne ferito con armi da fuoco e catturato il 6 settembre 1895 dal vice Marshal degli Stati Uniti Bill Tilghman; fuggì nel 1903, ma a causa di complicazioni per le ferite ricevute fu di nuovo catturato e morì nel 1904. Bill Doolin fu catturato il 15 gennaio 1896, a Eureka Springs, in Arkansas, dal vice Marshal degli Stati Uniti Bill Tilghman; scappò con Dynamite Dick Clifton e fu ucciso il 24 agosto 1896 a Lawson, nel Territorio dell'Oklahoma, da una squadra sotto la guida del vice Marshal degli Stati Uniti Heck Thomas. Red Buck Waightman fu ucciso il 4 marzo 1896, vicino ad Arapaho, nel territorio dell'Oklahoma, da un gruppo della contea di Custer. Dynamite Dick Clifton fu catturato nel giugno del 1896 dal vice US Marshal del Texas; scappò con Bill Doolin e fu ucciso il 7 novembre 1897, vicino a Checotah, nel Territorio Indiano, da un vice Marshal degli Stati Uniti sotto gli ordini del Marshal Chris Madsen; Little Dick West fu ucciso l'8 aprile 1898, nella contea di Logan, nel Territorio dell'Oklahoma, da un vice Marshal degli Stati Uniti sotto gli ordini del Marshal Chris Madsen...





Wilson Vieira


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