giovedì 21 settembre 2017

DIME WEB INTERVISTA FELIX MADISON! (LE INTERVISTE XLVI)

a cura di Pierangelo Serafin

In realtà avevamo già incontrato questo stesso uomo, ma sotto altre vesti autoriali, e dunque questa è la prima intervista ufficiale di Dime Web a Felix Madison! Nel precisare che le foto sono state scattate dal nostro stesso reporter d'assalto, vi auguriamo buona lettura! (s.c. & f.m.)

Felix Madison, ovvero Alessandro Felisi


Diario di un’avventura improbabile è l’ultima fatica letteraria di Alessandro Felisi pubblicata con lo pseudonimo di Felix Madison e se non fosse che mi ritrovo nell’elenco di coloro che sono stati ringraziati dall’autore probabilmente mi sbilancerei nel criticarlo in maniera fin troppo benevola. Anche lasciando perdere i panni dell’imbonitore da fiera agreste e limitandomi ai doveri del cronista non si può esordire in maniera migliore dicendo che questo libro ha già vinto un premio che è appunto quello della sua pubblicazione. Il testo appartiene infatti alla mezza dozzina di vincitori del concorso “6 Romanzi in cerca d’autore” indetto dalla Kobo che, come molti appassionati lettori sapranno, gravita nell’universo editoriale della Mondadori. Una parte dell'introduzione che sta in quarta di copertina recita: Passaggi segreti ed elefanti rosa, elisir dell'eterna giovinezza e gangster vegani, società segrete e fin troppo conosciute...
Come anticipato sopra da Ceri & Manetti avevamo già incontrato l’autore milanese nell'aprile 2016, quando parlammo del suo Eroi con la S maiuscola in un'intervista concessa al nostro sito e lo ritroviamo ora con un nuovo libro e... un nuovo nome!

La domanda di partenza e di prassi, forse scontata, è:


DIME WEB - Alessandro, perché lo pseudonimo?

FELIX MADISON - Diciamo che la cosa è successa quasi per caso. A tutti gli iscritti al concorso veniva data la possibilità di usare uno pseudonimo, e io non ho resistito. Avere uno pseudonimo è quasi come avere una doppia identità, il che ti fa sentire un po’ come un supereroe o un agente segreto. Sebbene non ci sia nulla di eroico nello scrivere un romanzo come questo, devo ammettere che mi sono fatto trasportare da visioni poco realistiche in cui svelavo a un imprecisato numero di attoniti amici, di essere io il famoso Felix Madison. Ma chi quello dei romanzi? Sì proprio io! Scherzi a parte, Felix Madison è l’insieme di nome e cognome dei protagonisti della Strana Coppia di Neil Simon: Felix Ungar e Oscar Madison. La scelta non è stata casuale. Diciamo che i due personaggi riassumono alcune delle caratteristiche principali del mio carattere. Oscar Madison, è uno scrittore, un giornalista, ed è quello disordinato e approssimativo, vive da solo in un appartamento trasandato. Felix Ungar è l'esatto opposto: preciso in modo maniacale, ossessionato dall'ordine e dalla pulizia, e incapace di rassegnarsi.


Il libro di Felix Madison sugli scaffali del Mondadori Store


DW - Forse anche più del personaggio narratore degli eventi si può affermare che, nel tuo libro, il protagonista principale è il Tempo: il perno centrale intorno al quale tutto ruota e al quale, presto o tardi, bisogna rendere conto...

FM - Osservazione interessante la tua, e non posso che essere d’accordo. Tutto o quasi, nel libro, ha due facce. Anche il tempo non fa eccezione. Viene vissuto in senso nostalgico per la gioventù perduta e per i bei ricordi a essa legati, o viene subìto come momento indesiderato in cui si rivivono esperienze spiacevoli che i protagonisti credevano di essersi lasciati alle spalle. Il tempo, in questo libro, è anche il testimone della storia delle persone raccontata tra le righe di quella grande dell’umanità e poi fa il contrario e diventa la grande storia di una sola persona dentro momenti piccoli di quella umana.


Felix Madison - Diario di un’avventura improbabile - Kobo Editore. Nella versione cartacea: 470 pagine - € 19.50; nella versione ebook: 364 pagine - € 1.99


DW - Uno degli aspetti che balza all'occhio, oltre alle note divertenti, è il gran numero di dotte citazioni di ogni genere (siano esse di carattere letterario, fumettistico, musicale o cinematografico) che si trovano nel corso della lettura. Altrettanto eterogenei sono i personaggi e alcuni di essi sono degli autentici stereotipi ben definiti come mamma Nostaw: Una donna di mezza età, che era in tutto e per tutto la sosia di Shelley Winters in "Bloody Mama", sigaro in bocca compreso... (e poi il fido maggiordomo multiuso alla Alfred Pennyworth e ancora la ex-spia dalla Germania Est che sembra uscita da un film di 007). Personalmente penso che questo espediente abbia in definitiva aiutato a rendere ben distinguibili tra loro i personaggi senza far perdere troppo tempo al lettore nel cercare di immaginarseli, anche perché i personaggi sono davvero molti e ognuno di essi con un ruolo importante nello svolgimento del racconto. Quanto è stata ed è importante la tua esperienza teatrale per poter gestire al meglio e con la giusta tempistica tutti questi personaggi?

FM - Alcuni personaggi partono volutamente da uno stereotipo, come hai giustamente notato, e come hai correttamente intuito la cosa è stata intenzionale. Questo è un romanzo “corale”, con molti personaggi. Facilitarne la visualizzazione al pubblico non è impresa da poco e l’utilizzo di modelli facilmente riconducibili all’immaginario collettivo aveva come scopo quello di fissare nella mente del lettore ruoli, caratteristiche principali e carattere di alcuni di essi. Inoltre l’introduzione dei personaggi avviene molto gradualmente, nell’arco di quasi tutto il libro, contribuendo a rafforzare i ruoli. Gli stessi naturalmente si evolvono mano a mano, diventando sempre più imprevedibili. La mie esperienza come attore e drammaturgo è stata quasi vitale. Da anni mi occupo di adattamenti o stesure inedite di testi teatrali e spesso questo comporta l’impiego di molti personaggi. Il processo è stato molto naturale e a volte quasi matematico, tenendo sempre conto del numero di personaggi presenti in scena, da quanto tempo non avevano una battuta e se quello che potevano dire o fare fosse adeguato alla situazione.


Un momento della presentazione del libro (Milano, luglio 2017)



DW - Spero di non "spoilerare" troppo se dico che è già previsto un seguito. Quanto dovremo all'incirca aspettare?

FM - Questo dipende dall’editore e dal successo di questo primo libro. Diario di un’avventura improbabile è uscito a Luglio e il calendario delle presentazioni va diventando sempre più fitto, ma confido che in capo a qualche mese, progetti paralleli permettendo, se ne potrà cominciare a parlare.


DW - Facendo un piccolo passo indietro, ci vuoi parlare di quello che hai realizzato a Cartoomics 2017 nell'ambito delle iniziative partorite dai fan del Doctor Who?

FM - Senza dilungarmi troppo sulla genesi dell’idea, che comunque vede la partecipazione e l’appoggio di Matteo Arcuri e dei gruppi Spawns of Gallifrey e Doctor Who Italia, lo scorso Cartoomics ho avuto il piacere e l’onore di dirigere due doppiatori (e una voce) nella lettura di un testo inedito scritto da me. Christian Iansante, Nanni Baldini e Marco Mete, voci italiane di decimo, undicesimo e dodicesimo dottore della serie BBC "Doctor Who", si sono esibiti davanti a un vastissimo pubblico di fan della serie (praticamente tutti in cosplay a tema) leggendo e interpretando un’avventura inedita intitolata No Time For VoicesBaldini non poteva essere presente ma ci mandò la traccia audio, registrata in studio. Il successo è stato enorme e alla conferenza che ne è seguita abbiamo fatto il tutto esaurito. Un’esperienza straordinaria. Ovviamente sto già lavorando a qualcosa per la prossima edizione.

Felix Madison fra i vincitori del premio "6 Romanzi in cerca d'autore"



DW - Alla prossima Alessandro/Felix, e grazie per il tempo dedicatoci!


a cura di Pierangelo Serafin


N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori in Interviste & News!

DOPPIO ENIGMA DYLANIATO!

di Filippo Pieri

Sulla Settimana Enigmistica n. 4459 del 7 Settembre 2017, a pagina 21, nella rubrica "Una gita a...?" al 45 orizzontale si chiede: il Dylan degli albi a fumetti.



Sempre sullo stesso numero, ma a pag. 45, nella rubrica "Forse che si, forse che no", il quesito numero 9 chiede: Il personaggio di Dylan Dog è stato creato da un italiano?


N.B. trovate le altre occasione enigmistico-bonelliane su Interviste & News!

domenica 17 settembre 2017

17 SETTEMBRE 2012 - 17 SETTEMBRE 2017: 5 ANNI DI DIME WEB

Illustri lettori,
oggi festeggiamo il primo lustro di Dime Web, illustrando questo pezzo con le illustrazioni (di illustri illustratori), delle copertine uscite per il primo lustro delle testate bonelliane.
Lustratevi gli occhi. (s.c. & f.m.)

Settembre 1953, quinto anno di Tex, ma il ranger non si presenta per la scena di copertina.
Tex a striscia 6a serie (serie verde) n.21 - Illustrazione di Aurelio Galleppini
(Ringraziamo gli amici di www.collezionismofumetti.com per questa e altre immagini della galleria che segue)

Giugno 1963, fuochi d'artificio per il quinto anno del Piccolo Ranger, ma Kit Teller non si vede.
Collana Audace 5a serie n.14 - Illustrazione di Francesco Gamba.


Settembre 1963, quinto anno de Un Ragazzo nel Far West. Anche Tim Carter seguendo l'esempio dei più illustri colleghi, non si presenta per la copertina. La collana chiudera i battenti sei albi dopo.
Collana Frontiera 6a serie n.18 - Illustrazione di Franco Bignotti
Giugno 1966, quinto anno di Zagor. Lo Spirito con la Scure, se pur per un soffio, riesce a farsi immortalare nella cover, cambiando la tendenza in Casa Bonelli. Curiosamente con questo albo spariscono i personaggi in appendice a Zagor.
Collana Lampo - 3a serie n.55 - Illustrazione di Gallieno Ferri

Giugno 1971, il Comandante  Mark festeggia cinque anni, è il primo personaggio di un certo successo ad essere pubblicato direttamente  nel formato 16x21.
Collana Araldo n.61 - Illustrazione della EsseGessE


Giugno 1972,  col 28° albo di Storia del West, si festeggia il 5° anno della mitica serie che narra l'epopea del lontano ovest.
Collana Rodeo n.61 , illustrazione di Gino D'Antonio


Giugno 1980, Jerry Drake festeggia pericolosamente il suo 5° anno di vita editoriale.
Mister No n.61 - Illustrazione di Gallieno Ferri

Giugno 1982, Ken Parker festeggia il 5° anno inseguendo uno splendido cavallo bianco.
Ken Parker n.48 - Illustrazione di Ivo Milazzo


Aprile 1987 - Cinque anni di Martin Mystère che festeggia in apnea.
Martin Mystère n.61, illustrazione di Giancarlo Alessandrini

Ottobre 1991, visto il successo editoriale crescente, Dylan Dog  non bada a spese, e per i festeggiare i cinque anni  di vita editoriale, invita anche esseri da altri pianeti.
Dylan Dog n.61 - illustrazione di Angelo Stano

Giugno 1993, Nick Raider ridimensiona gli orizzonti e per il 5° compleanno, organizza un incontro  per pochi intimi in un vicolo malfamato di New York.
Nick Raider n.61, illustrazione di Bruno Ramella 


Giugno 1996, Nathan Never festeggia nel cyberspazio il primo lustro di vita.
Nathan Never n.61, illustrazione di Roberto De Angelis

Maggio 1997, La testata antologica nata come costola di Martin Mystère festaggia con il terzo episodio del crononauta creato da Luigi Mignacco.
Zona X n.23, illustrazione di Giamcarlo Alessandrini


Gennaio 2000, Legs festeggia con un numero speciale il quinto anno della sua collana in solitaria.
Legs Weaver n.50, illustrazione di Mario Atzori, ispirato da Norman Rockwell


Luglio 2002, Ned Ellis rimane ferito proprio in occasione del suo quinto anniversario.
Magico Vento n.61 , illustrazione di Pasquale Frisenda

Settembre 2002, Napoleone Di Carlo, l'entomologo elvetico più famoso nel mondo dei fumetti, festeggia i cinque anni in edicola con curiosi compagni di copertina.
Napoleone n.31, illustrazione di Carlo Ambrosini

Giugno 2003, Brendon non è un tipo mondano e festeggia dormendo.
Brendon n. 31, Illustrazione di Corrado Roi
Ottobre 2003, Julia è in ritardo per il party del quinto anno.
Julia n.61, illustrazione di Marco Soldi
Aprile 2004, mega festa con rissa per Jonathan Steele in procinto di chiudere la sua carriera bonelliana per passare nella scuderia Star Comics.
Jonathan Steele n.61 , illustrazione di Giancarlo Olivares
Giugno 2004, randez-vous in un mondo parallelo per i cinque anni di Gea
Gea n.11, illustrazione di Luca Enoch
Aprile 2005 -  Effetti speciali in copertina per il quinto anno di Harlan Draka... che non se ne accorge perché guarda dalla parte opposta.
Dampyr n.61 - Illustrazione di Enea Riboldi
Giugno 2012, Ian Aranill, per gli amici "Dragonero" compie cinque anni, ma non ha ancora la sua serie regolare che esordirà solo l'anno successivo.
Illustrazione preparatoria del 2012 di Gianluca Pagliarani.

Novembre 2013,  festa esotica nell'Egitto napoleonico per il quinto anno di Lilith.
Lilith n.11, illustrazione di Luca Enoch

Ottobre 2017, Le Storie festeggeranno il quinto anno, con una cover che ricorda un po' quella dI Dylan Dog 61.
Le Storie n.61, illustrazione di Aldo Di Gennaro

domenica 10 settembre 2017

FAKE COVERS 10: SUPERMAN VS. HULK! THE MISTERY OF THE VANISHING SUPERGLASSES!

di Roberto Coltro

È più forte Superman o Hulk? Cerchiamo di risolvere questa vexata quaestio insieme a Roberto Coltro che, dopo alcuni mesi di assenza, torna alla grande su Dime Web con le sue spassose fake covers e con la prima parte di una carrellata dedicata all'Uomo d'Acciaio! (s.c. & f.m.)




In casa DC l'Incredibile Hulk, del quale seguivano sempre le imprese sul Daily Bugle, era sempre stato considerato un personaggio di peso... Ma quando Superman e Batman lo invitarono per un periodo di vacanza a Metropolis e a Gotham City si accorsero che era semplicemente pesante, pesantissimo... praticamente insopportabile! L'Uomo Pipistrello si defilò subito, bat-sostenendo che aveva da bat-fare dei bat-lavori di bat-tinteggiatura nella Bat Caverna, e sbolognò il golia verde a Clark Kent. Banner si vantava sempre della sua intelligenza, del suo genio nucleare e del bel tono smeraldo della pelle del suo alter ego. A Superman quel colore ricordava più che altro la kryptonite, a dire il vero, e quel genio gli andava sempre meno a genio ogni giorno che passava. Ma ciò che faceva sbavare di rabbia il Figlio di Krypton era quando Hulk sosteneva di essere più forte di lui.



Ah ah ah! Tu riesci a trascinare decine di pianeti in fila tirandoli per una catena?, chiese Superman a bruciapelo a Hulk, mentre usciva dalla sede del Daily Planet. No, rispose Hulk, ma posso cominciare a sfasciare dalle fondamenta la sede di questo giornalaccio per cui lavori, buono solo per incartare il pesce anche prima del giorno dopo! Dal crollo del quotidiano si salvò per un pelo Bucky, il giovane alleato di Capitan America durante la Seconda Guerra Mondiale, che era rimasto ibernato nei sotterranei del palazzo per decenni in un laboratorio segreto sotto la sala rotative per sfuggire a Hitler.

Rimesso nel freezer il dubbio Bucky, i due supereroi decisero di risolvere la questione con una disfida fra gentiluomini sul ring, e affittarono un'intera palestra nel Bronx di Metropolis per lo scontro. Quello che Superman non sapeva è che quella mattina, nel cappuccino, gli era caduto un piccolissimo frammento di kryptonite, che si trovava casualmente nella zuccheriera del bar, insieme a ciglia, capelli, pellicine delle unghie, polvere, forfora, acari e altre prelibatezze. Com'era finita la kryptonite in quella bettola? Era un po' come il paradosso di quelle scimmie che, messe davanti a macchine per scrivere con un tempo infinito a disposizione, dopo eoni avevano battuto infinite volte tutte le commedie di Shakespeare: i nemici di Superman avevano usato contro di lui la kryptonite così tante volte, che frammenti di quel minerale si trovavano ormai un po' dovunque nel Sistema Solare. E così, avvelenatosi leggermente e inconsapevolmente con quella scheggia di roccia del suo pianeta natale, quando Superman venne colpito in faccia da Hulk con un pugno che aveva l'inerzia di un TIR a 100 all'ora, piombò immediatamente al tappeto. 




Dopo un paio d'ore Superman si riprese e, senza ammettere la sconfitta, si mise a scavare fra le macerie del Daily Planet. Tirò fuori il cadavere di Jimmy Olsen... estrasse il corpo senza vita di Perry White... trovò morta anche Lois Lane... la prese in braccio, la rigirò mille volte, la scosse per la testa e per le gambe, ma... niente! Gli occhiali di Clark Kent, per lui preziosissimi (perché le lenti gli permettevano di operare un super-ipnotismo tale da convincere anche i sassi che Superman e il giornalista, pur essendo identici come due gocce d'acqua, non erano la stessa persona), non ne volevano sapere di saltar fuori! 




Infuriato, il profugo interplanetario comincio a ribaltare cassonetti dell'immondizia, a scoperchiare le fogne, a sfondare porte, a sballottare furgoni e macchine in sosta. Trovò di tutto: soldi, armi, gazzose, calzini sporchi... Ma dei suoi occhiali in finta tartaruga finta non c'era traccia!




Oh, no! Non trovo i miei super-occhiali da nessuna parte! Sigh, sob, super-sigh e super-sob!, piangeva l'Uomo d'Acciaio sugli sporchi detriti di quello che era il più prestigioso quotidiano newyorkese di Metropolis... E adesso che gli racconto a mamma Martha? Me li aveva costruiti lei usando una vecchia montatura per la visione a raggi X comprata per posta su Wonderwomon e pezzi dell'oblò della mia navicella kryptoniana! Uaaaaahh! Stufatosi della penosa super-geremiade Hulk pesticciò ancora di più quei blocchi di cemento finché dalla finissima polvere venne fuori la tuta blu di una tuta blu del giornale, che gli permise finalmente di liberarsi dei suoi pantaloni viola, stracciati e trisunti! E se ne ritornò in Disney, lasciando irrisolta la domanda di partenza...


Roberto Coltro

N.B. Trovate i link alle altre Fake Covers su Cronologie & Index!

TEX ENIGMISTICO... QUINDICI ANNI PRIMA!

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 3660 del 18 Maggio 2002, a pag. 34, ci sono le Parole Crociate Senza Schema n. 60110. Al n. 1 orizzontale troviamo, tra l'altro, il Willer dei fumetti...


N.B. Trovate i link alle altre occasione enigmistico-bonelliane su Interviste & News!

TRENTACINQUE SBAM!, CON JACK KIRBY E IL COMANDANTE MARK

a cura di Filippo Pieri

È uscito il nuovo numero Sbam! Comics, il 35, scaricabile gratuitamente dal sito della rivista.



PRE-COVER
Dall’esperienza della rivista digitale fumettosa più bella di tutti i tempi (ehm…), ecco nelle migliori librerie i primi titoli della nostra nuovissima collana di volumi: sono nati gli Sbam! Libri. Tutti i dettagli dell’iniziativa.

IN COPERTINA
Il centenario del Re del Fumetto, Jack Kirby: per celebrarlo come si deve, abbiamo intervistato l’eccellente Ron Frenz, l’ultimo dei kirbyani, copertinista d’eccezione di questo numero di Sbam!, e ripercorso l’incredibile carriera del King!

FUMETTO E SCUOLA
Fortunatamente, sono ormai molto lontani i tempi in cui nelle scuole vigeva il più assoluto ostracismo per i fumetti. Ma, oggi, che rapporto c’è tra scuola e Nona Arte? Lo abbiamo chiesto a chi di insegnamento del Fumetto se ne intende, Laura Scarpa, e a un docente che propone anche il Fumetto nelle sue lezioni, Paolo Forni.

UN RE DEL TERRORE IN CAMPO
Mai Diabolik aveva avuto a che fare col calcio. Almeno fino ad ora: con l’albo di settembre, il Re del Terrore entra a gamba tesa nel mondo del calcioscommesse. Ci hanno raccontato tutto gli sceneggiatori Enrico Lotti e Alessandro Mainardi, interista il primo, juventino il secondo…

FARE FUMETTI… SENZA DISEGNARLI?
Non solo Sio: ormai sono tanti gli autori di fumetti che ammettono candidamente di non saper disegnare! Abbiamo incontrato uno di loro: Charlie B., autore dei Fumetti disegnati peggio.




REVIEWS E MOLTO ALTRO
Sbam-carrellata di novità in libreria, edicola e fumetteria, con le nostre recensioni. Inoltre, su queste pagine: Alessandro Costa di porta dietro le quinte dei corsi di Fumetto umoristico della Scuola del Fumetto di Milano; la mostra di Wow Spazio Fumetto dedicata al King; le news-Flash dai vari editori; le “facce da comics” di Adriana Roveda. E naturalmente, alcune pagine-assaggio tratte dai nostri Sbam! Libri!

FUMETTI
Le strip del Tarlo, Federica, PV, Pappatacio, Satirichinson, Gatto Pepè, Funny Zoo, Penguin Bros. e Kugio & Gina. La parodia di Pieri & Kant. Le talpe mutanti di Antonio Pannullo. Il fantasy di Fascinella e Zuppini. I racconti brevi di Marcello Bondi, stavolta con Biagio Leone e Lorenzo Nanni.

E inoltre viene proposta, per la prima volta a colori e in una nuova versione, la parodia del Comandante Mark insieme a Il grande Blek di Filippo Pieri & Kant originariamente ospitata qui su Dime Web qualche anno fa.

N.B. trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

giovedì 7 settembre 2017

L'ANGOLO DEL BONELLIDE (XXX): UNO SPIRITO CHE RITORNA SEMPRE - LE MILLE RESURREZIONI DELLO SPIRIT DI WILL EISNER (V parte - 2005/2009)

di Andrea Cantucci

L'Angolo del Bonellide, iniziato nell'aprile del 2014 (dopo un antefatto del 2012), arriva a quota trenta! Con la quinta parte della saga di The Spirit scritta da Cantucci entriamo nel vivo del XXI secolo, con le avventure del personaggio di Eisner portate sul grande schermo (con scarsi risultati di pubblico) da Frank Miller... (s.c. & f.m.)

2005-2009: Lo Spirit degli anni 2000

La sagoma di Spirit nel film di Miller


Appena scomparso Will Eisner nel 2005, il suo collega e amico Frank Miller, che aveva da poco co-diretto il film Sin City tratto dai propri fumetti, fu avvicinato dal produttore Michael Uslan con la proposta di dirigere il film di Spirit, di cui quest’ultimo si era assicurato i diritti cinematografici negli anni ’90. Prima di morire Eisner aveva dichiarato che si sarebbe opposto a un adattamento di Spirit che non fosse fedele all’originale, perché pare che Uslan avesse intenzione di trasformarlo in una specie di supereroe in costume dotato di poteri sovrumani, il ché era proprio ciò che l’autore si era rifiutato di fare quando aveva creato il personaggio.



Frank Miller
Miller dapprima rifiutò l’offerta non sentendosi all’altezza ma subito dopo ci ripensò. Accettò di dirigere il film e si assunse anche l’onore e l’onere di scriverne lui stesso la sceneggiatura, perché pare non sopportasse l’idea che qualcun altro mettesse le mani sull’opera di quello che per molti versi considerava il suo maestro.
Sapendo della prossima uscita del film, la DC Comics, che a sua volta deteneva ancora i diritti provvisori per i fumetti di Spirit, pubblicò nel 2005 il volume antologico The Best of The Spirit, che raccoglieva una selezione di storie in bianco e nero nella versione parzialmente retinata pubblicata a suo tempo dalla Kitchen Sink, e contemporaneamente ne mise in cantiere una nuova serie regolare di albi inediti. I nuovi episodi per la prima volta avrebbero avuto ventidue pagine l’uno, lunghezza abituale nei comic book dagli anni ’60 in poi.


The Best of Spirit (DC, 2005)

La realizzazione di quello che era in pratica l’episodio pilota della nuova serie, fu affidata allo sceneggiatore Jeph Loeb e al disegnatore canadese Darwyn Cooke. Si trattò di un cosiddetto team-up, di quelli in cui si uniscono due personaggi di serie diverse, che vide Spirit dividere il ruolo di protagonista con Batman. Era un cosa che, vivo Eisner, non era mai accaduta in questa forma ma il parallelo tra i due personaggi aveva dei precedenti in un paio di illustrazioni in cui Spirit e Batman erano già apparsi insieme, di cui una disegnata da Eisner nel 1989 per i cinquant’anni di Batman. Inoltre per la DC sfruttare la fama di Batman era il modo più semplice e immediato per raggiungere una vasta audience a cui far conoscere la nuova versione di Spirit.


Batman e Spirit - disegno di Eisner del 1989

Tra l’altro non si può negare che Loeb e Cooke abbiano fatto un buon lavoro, nella loro storia fuori serie di quaranta pagine uscita nel Gennaio 2007 e intitolata Crime Convention (La Convention del Crimine), in cui il tema della riunione internazionale dei maggiori criminali del mondo sembra direttamente ispirato da un episodio di Eisner del 1946 ma può ricordare vagamente anche degli albi di Batman degli anni ’70.
I testi di Loeb hanno la giusta dose di ironia, anche nell’evidenziare certi paralleli tra i personaggi delle due serie (i commissari Gordon e Dolan che qui scopriamo essere amici, Catwoman e P’Gell che fanno le fusa ai due eroi scambiandoseli, il Joker e Octopus che si alternano come principali minacce e anche nell’uso delle maschere). Quello che per ora manca è Ebony come contraltare di Robin, ma l’aiutante di colore di Spirit apparirà poi nella serie regolare. Può stupire come i nemici di Batman e di Spirit si amalgamino bene nella loro convention, che dovrebbe essere internazionale ma sembra riunisca soprattutto criminali di Gotham City e di Central City. Il merito della riuscita di tale fusione dal punto di vista grafico va a Darwyn Cooke, il cui stile retrò è diverso da quello di Eisner ma richiama il periodo giusto, ricordando in una forma più attuale ed elegante quello del disegnatore di Batman degli anni ’40 Jerry Robinson e dei suoi immediati successori.



Batman-The Spirit (DC, 2007)


Nella serie regolare di Spirit iniziata da Febbraio 2007 fu Cooke a fare la parte del leone per la prima dozzina di albi, occupandosi da solo di testi e disegni, coadiuvato ottimamente da J. Bone alle chine e soprattutto da Dave Stewart ai colori. Se l’episodio con Batman era poco più di un divertissement, la serie di Cooke è più interessante. Non è più proprio quella di Eisner, è ambientata nel presente con piccole e grandi differenze, ma lo spirito (è il caso di dirlo) delle avventure e dei personaggi originali è sostanzialmente mantenuto.


Splash page da Batman-The Spirit (DC, 2007)


Le splash page tipiche di Spirit, avendo più spazio, sono disegnate da Cooke su due pagine dopo un breve prologo. Lo stile del tratto è più essenziale. I giochi di ombre di Eisner sono spesso sostituiti da silhouette nere. Non mancano qua e là gli effetti grafici dinamici tipici dei comic book dagli anni ’60 in poi... È un po’ come vedere quello che poteva essere Spirit se fosse stato realizzato da un Jack Kirby o da un John Romita.
In questa versione del 2007 vengono introdotti dei nuovi personaggi e quelli classici sono resi più attuali sotto vari punti di vista, i disegni sono più vicini a uno stile da cartoon, gli episodi sono lunghi il triplo, eppure grazia alla sensibilità dell’autore si ha ancora la sensazione di leggere delle autentiche storie di Spirit.


The Spirit Book n. 1 (raccolta dei nn. 1-6, DC)


Il personaggio maggiormente modificato da Cooke, ma in senso positivo, è senz’altro Ebony, che ora è un tassista abusivo di quattordici anni, un ragazzo di colore di oggi senza antiquate caratterizzazioni offensive e decisamente più sveglio del suo precursore, che assiste Spirit scarrozzandolo come nelle prime storie sul suo taxi ma senza licenza (in pratica sono entrambi dei fuorilegge anche per il codice della strada).
Ellen Dolan è qui fidanzata con Denny Colt fin da prima che diventi Spirit e ha una pettinatura sempre retrò ma stile anni ’60. Evidentemente Cooke ha ripreso questi due elementi dagli episodi di Eisner del 1966. Come carattere non è molto diversa dell’Ellen originale, ma quella che negli anni ’40 era una femminista ante litteram oggi appare come una semplice ragazza d’altri tempi. Però sono i tempi a essere cambiati e non lei. Anche il burbero commissario Dolan, pur ridisegnato con un stile diverso e alle prese col mondo moderno, nella versione di Cooke rimane del tutto coerente con la prima versione, probabilmente perché il personaggio di Eisner anticipava già tanti sbirri duri e realistici a cui ci avrebbero poi abituati romanzi e telefilm successivi.


The Spirit Book 2, dettaglio della cover di Darwyn Cooke


Nel n°1 Cooke introduce un nuovo efficace personaggio femminile, la giornalista televisiva Ginger Coffee che farebbe di tutto per uno scoop. Nel n°2 riprende la bella criminale P’Gell in un intrigo internazionale alla Hitchcock e svela le motivazioni profonde che l’hanno resa ciò che è oggi. Nel n°3 narra in flashback la sua versione delle origini di Spirit, con taglio da cinemascope e grafica alterata dai colori estranianti di Stewart. 


The Spirit n° 2 (DC, 2007)

Se molti personaggi sono uguali a sé stessi, la bruna ex-spia inglese Satin che qui appare dal n°4, è trasformata in una bionda agente della CIA, ma anche in questo Cooke può aver preso spunto dalle ultime versioni di Eisner, che aveva reso Satin bionda in alcune delle sue ultime copertine e illustrazioni. Sullo stesso numero anche Octopus non ha problemi ad adattarsi a un’epoca piena di TV via cavo, telefoni cellulari e personal computer, strumenti che anzi agevolano la sua esigenza di restare sempre nell’ombra. Il subdolo Mister Carrion diventa invece un imprenditore rampante senza scrupoli dall’aspetto un po’ dark, che nel n°5 smaltisce abusivamente una scorta di alimentari sfruttando per venderla l’immagine e il nome di Spirit.


The Spirit n° 3 (DC, 2007)

The Spirit n° 6 (DC, 2007)


Le atmosfere e il tipo di situazioni imbastite da Cooke, tra avventura e umorismo, restano sempre affini a quelle della serie originale, ma l’episodio di stile più eisneriano è probabilmente il n°6, di cui più che Spirit il vero protagonista è un giovane musicista prodigio che diventa il leader di un gruppo punk, per poi rimanere dipendente di una sostanza ricavata da un meteorite. Il misto di difficoltà concrete e interiori con cui si scontra, da cui si potrebbe trarre qualche insegnamento lasciato alla sensibilità dei lettori, è particolarmente vicino alle storie e alla poetica di Eisner, ma più calato nelle problematiche del mondo di oggi.
Il nemico più ricorrente creato da Cooke è lo zombi del criminale Alvarro Mortez, che accusa Spirit d’aver provocato la sua morte e, anche se lui e i suoi simili sconfinano un po’ troppo nel fantastico esplicito rispetto alle storie più sottili e allusive di Eisner, hanno comunque un aspetto grottesco abbastanza eisneriano che rende tali mostri in fondo non troppo seri, nonostante siano disegnati con un tratto molto diverso.


The Spirit n° 8 (DC, 2007)

The Spirit n° 9 (DC, 2007)


L’episodio in cui troviamo le scene che più omaggiano il maestro è però quello del n°12, in cui Cooke chiude il suo ciclo realizzando un bel remake moderno della storia di Sand Saref, in cui i flashback color seppia pieni di tratteggi e vignette sovrapposte sono una doverosa ed efficace citazione sia degli esperimenti grafici tipici dell’Eisner di Spirit che delle scene scontornate e tratteggiate dei suoi successivi graphic novel.


The Spirit n°12 (DC,2008)


Cooke lasciò Spirit dopo averne realizzati undici episodi su dodici, usciti nell’arco di un anno fino al Gennaio 2008. Dal n°14 in poi lo sostituirono ai testi l’autore umoristico Sergio Aragones e Mark Evanier, mentre ai disegni si alternarono inizialmente Paul Smith e Mike Ploog, quest’ultimo un vero e proprio allievo di Eisner dallo stile simile a quello del maestro. Il problema era che dopo delle storie della qualità di quelle di Cooke, era difficile mantenere lo stesso livello, ma come in altri momenti delle continue morti e resurrezioni di Spirit i sostituti andarono avanti facendo del loro meglio. Le storie si fecero a tratti più umoristiche, un po’ come nel periodo di Feiffer di oltre cinquant’anni prima e come allora anche con dei riferimenti auto-ironici.


The Spirit n°17 (DC,2008)

The Spirit n° 19 (DC, 2008)


Per esempio in uno dei tre episodi del n°19 del Settembre 2008, un disegnatore di fumetti uccide uno sceneggiatore perché scrive dialoghi troppo prolissi e ingombranti senza lasciargli abbastanza spazio. La paradossale storia è un’occasione per difendere da simili rimproveri la serie di Spirit. Anche Eisner infatti spesso intasava un po’ le vignette delle sue storie con lunghi testi, dovendo concentrare in poche pagine una lettura più duratura possibile e avendo evidentemente molto più da dire di tanti altri autori di fumetti.


Poster del film The Spirit

Mentre la nuova serie proseguiva, a fine 2008 uscì il film The Spirit di Frank Miller, ma nonostante i buoni effetti speciali e un buon gusto retrò nella fotografia contrastata e seppiata delle scenografie, interamente realizzate al computer e molto fedeli al fumetto, la pellicola fu in gran parte una terribile delusione.
A parte l’accettabile sostituzione dell’abito blu del protagonista con un completo nero e l’esibizione ostentata delle sue doti acrobatiche che nei fumetti era presente solo nei primi episodi, il tradimento del personaggio è evidente soprattutto nel vero e proprio superpotere attribuitogli nel film, la capacità di guarigione accelerata che lo rende pressoché indistruttibile e ne permette il ritorno dalla morte dopo che è stato ucciso, proprio il tipo di facoltà forzata e irreale che Eisner si era rifiutato di attribuirgli a suo tempo. Nei fumetti al contrario Spirit è sempre stato un eroe del tutto umano che a volte esce dagli scontri malconcio e con le ossa rotte, tanto da aver bisogno di molto tempo per guarire dalle ferite più gravi e riprendersi completamente.



Octopus interpretato da Samuel L. Jackson


Gli eccessivi armamenti di Octopus nel film The Spirit

Un altro tradimento è stato mostrare il vero volto di Octopus, che nei fumetti non si vede mai, senza fargli indossare le sue tipiche maschere e facendolo interpretare per di più da un gigionesco Samuel L. Jackson del tutto fuori parte. Quello che in origine era un misterioso genio del delitto, invisibile e inafferrabile ma anche molto realistico, che tesseva intrighi nell’ombra, diventa così un iperviolento cattivone da cartoon con abiti kitsch e la stessa invulnerabilità qui attribuita a Spirit, il ché lo rende di fatto un banale supercriminale.


Sand Saref interpretata da Eva Mendes


Benché Miller abbia cercato di restare fedele al fumetto usando come traccia principale l’episodio di Sand Saref e aggiungendovi una serie di scene riprese da altre storie, il modo in cui le ha collegate risulta forzato. Se varie sequenze del film si possono considerare riuscite sul piano visivo, la trama che le lega insieme è invece piuttosto ingenua, girando attorno a un mitico sangue di Erakle appositamente inventato che rende immortali e costituisce la principale forzatura di comodo per spiegare i poteri e le azioni e dei personaggi.


Gabriel Macht e Dan Lauria sono Spirit e Dolan nel film del 2008
Sarah Paulson è Ellen Dolan nel film The Spirit


Tra gli attori, Dan Lauria e soprattutto Sarah Paulson sono abbastanza credibili, nelle vesti di Dolan e di sua figlia Ellen. Anzi sono quasi gli unici del film, insieme ai due ragazzi che interpretano Denny Colt e Sand Saref giovani, a infondere vitalità e realismo nei loro personaggi, anche se Ellen è stata trasformata in una dottoressa e il commissario Dolan ha perso i baffi ed è meno anziano e più trasandato di quello dei fumetti.



Spirit interpretato da Gabriel Macht


Tutti gli altri, come il poco espressivo Gabriel Macht nel ruolo di uno Spirit dall’aria spaesata e la pur sensuale Eva Mendes nel ruolo di Sand Saref adulta, a parte la somiglianza coi personaggi recitano in modo falsato e sopra le righe, come nei vecchi telefilm di Batman, forse pensando che lo stile fumetto sia quello. Ma l’insieme che ne risulta non ha molto a che fare con lo spirito (letteralmente) del fumetto originale.
L’errore principale di Miller può essere stato proprio l’aver impostato come un troppo superficiale fumetto filmato quella che in origine era un’opera di stile cinematografico per niente ingenuo, concentrandosi sugli aspetti visivi con riferimenti ai disegni originali, ma trascurando lo spessore di trama e dialoghi. Questi ultimi nel film da lui scritto sono a tratti abbastanza terribili, con varie citazioni fumettistiche ma pochi contenuti che facciano progredire la trama in direzioni nuove e non scontate, mentre erano queste le cose più curate da Eisner e che ne giustificavano gli esperimenti visuali in chiave narrativa, ovvero al servizio di una buona storia. L’enorme lavoro fatto nel film per ricreare Central City in digitale, con atmosfere noir attentamente dosate e contrasti limitati a pochi colori controllati, pur profuso con passione e abilità, è servito così solo a dare un bello sfondo a una storia tutto sommato banale e prevedibile, ciò che quelle di Eisner non erano.


Silken Floss interpretata da Scarlett Johansson


Nell’adattare il proprio Sin City per il grande schermo Miller aveva preteso e ottenuto la massima fedeltà alla propria opera ma non è riuscito a fare altrettanto con Spirit, probabilmente perché le sue corde sono molto diverse. Ne ha ben riprodotto visivamente delle parti, ma senza renderne vividi i personaggi o ricreare la ricchezza delle loro psicologie originarie. Un altro esempio di tradimento rispetto alle storie di Eisner è la dottoressa Silken Floss, che a parte il diverso colore di capelli, nel fumetto non è mai stata una criminale mentre nel film è un’affiliata senza scrupoli di Octopus, cioè una persona del tutto diversa. Inoltre la bella e un po’ inamidata Scarlett Johansson che la interpreta, pur ricordando l’ostentata freddezza esteriore del personaggio originale, non riflette minimamente i suoi ben più complessi e ambivalenti sentimenti interiori.
Anche il film di Spirit, come i suoi contemporanei comic book, non è ambientato negli anni ’40, o meglio mescola a molti elementi che li rievocano dei mezzi tecnologici moderni come cellulari e computer, che fanno pensare che ci troviamo negli anni 2000 o in un contesto a-temporale imprecisato. È comunque un’epoca un po’ troppo piena di armamenti esagerati e irrealistici, mai visti in quello che a suo modo era un fumetto molto più plausibile e concreto. Ciò dipende dal fatto che il fumettista-regista Miller ha volutamente girato un film bizzarro e grottesco, nel tentativo di rifarsi agli aspetti umoristici di Spirit (infatti quando i personaggi si malmenano in modo assurdo è chiaro che si tratta di una parodia), però ha ecceduto negli effetti mirabolanti e impossibili e nella violenza eccessiva e reiterata, molto più tipica delle sue storie che di quelle di Eisner.


Poster originale del film The Spirit (2008)


A un Miller appena imbarcatosi nell’industria del cinema è mancato il senso della misura, la sensibilità e l’umorismo sottile di Eisner (benché dicesse di ascoltarne interiormente la voce), di quel tanto che è bastato a far degenerare in un vero e proprio flop quello che poteva essere un discreto adattamento. Tra l’altro è paradossale che abbia eliminato dal film il personaggio di Ebony, evitando così tutte le polemiche sulla sua caratterizzazione razzista, ma abbia poi assegnato a un nero un ruolo di malvagio così stereotipato da procurargli accuse di razzismo maggiori di quelle ricevute dal fumetto. Nei puritani Stati Uniti The Spirit è stato anche giudicato un film con troppa violenza e allusioni sexy per i ragazzi e vietato ai minori di tredici anni, il ché ha contribuito al suo insuccesso commerciale, ma per altri versi è troppo kitsch per rivolgersi sul serio ad adulti maturi. I ben più raffinati fumetti di Eisner erano invece apprezzabili da entrambi i target.


Scena del film The Spirit


Quello che è venuto fuori nel film insomma non è lo Spirit di Eisner, ma forse ciò che poteva essere se lo avesse creato Frank Miller. Anche le tirate enfatiche sul fatto di essere innamorato della sua città, sono del tutto assenti nei fumetti. E per fortuna non è stata girata la scena splatter del finale, in cui un infuriato Spirit doveva fare a pezzi con le sue mani i resti del cadavere di Octopus… D’altra parte considerando gli aspetti positivi, come la buona confezione visiva, è probabile che Miller abbia limitato di molto i danni, impedendo almeno ai produttori di trasformare Spirit in un vero supereroe in costume come nelle loro intenzioni iniziali e riuscendo comunque a mantenere una certa quantità di elementi in comune col fumetto originale.


Poster italiano del film The Spirit










Essendosi risolto in un flop il film di Miller, all’inizio del 2009 agli albi di Spirit della DC venne a mancare uno sperato sostegno pubblicitario di cui avrebbero avuto bisogno. Benché le storie disegnate, sempre proseguite da vari autori che si alternavano, fossero più fedeli alle caratteristiche della serie originale, la prima collana di Spirit marcata DC Comics terminò nell’agosto dello stesso anno col n°32. Ma a differenza dell’industria del  cinema, l’editore non si arrese e si preparò a rilanciare il personaggio con una parziale inversione di rotta…


The Spirit n° 31 e n° 32 (DC, 2009)


Andrea Cantucci

N.B. Trovate i link alle altre puntate dei bonellidi su Cronologie & Index!