giovedì 30 gennaio 2014

RARITÀ KINGHIANE - PRIMA PARTE - DALL'AUTOGRAFO A DOCTOR SLEEP!

di Francesco Manetti

Ho iniziato a leggere Stephen King da ragazzino quando a casa dei miei troneggiavano in libreria le prime edizioni di Carrie e di Una splendida festa di morte (oggi Shining) della Sonzogno. Non ho mai smesso. Alla fine degli anni '80 e nei primissimi anni '90 ho avuto addirittura la fortuna e l'opportunità di scrivere su quello che è ancora uno dei miei autori internazionali preferiti, con gli articoli a lui dedicati sulla nostra fanzine Collezionare e con l'intervento per il libro Stephen King - Da Carrie a La Metà Oscura della Arnaud. E nel contempo continuavo a comprare ogni prima edizione di ogni suo nuovo titolo, fino ad arrivare a Doctor Sleep del gennaio 2014. In parallelo cercavo di raccogliere, senza criteri di esaustività, ogni tipo di "stranezza kinghiana" che attirasse la mia attenzione: rare monografie italiane e americane, ritagli di giornale, poster e altri gadget promozionali e pubblicitari, autografi... E anche su questo fronte non ho mai smesso a anche se ho "rallentato"!
A partire da questo intervento farò conoscere anche a voi lettori alcune di queste curiosità, lanciandovi un sentito appello: chiunque voglia spartire con gli amici di Dime Web altri memorabilia kinghiani scriva alla nostra e-mail (dimepressweb@gmail.com) allegando immagini e quante più informazioni possibili!

1) Partiamo con l'autografo di Stephen King che richiesi e che velocemente mi arrivò in busta chiusa via Air Mail direttamente dal suo indirizzo di Bangor. Oosso dire che dopo questo episodio altri tentarono di ottenere un simile ricordo ma che solo Moreno Burattini vi riuscì; poi, dal Maine, calò il silenzio...


Autografo di Stephen King, datato 6 febbraio 1989.

L'autografo di cui sopra è vergato sul retro di questa cartolina, dov'è riprodotta la copertina del libro Fear Itself (1986) incentrato sull'opera di King.


La busta che conteneva la cartolina con l'autografo: è timbrata Hampden, Maine, 6 feb. 1989. Il paese dista una decina di chilometri da Bangor. L'indirizzo di King l'ho cancellato io, non sull'originale!


2) Ecco poi il Quaderno n. 27 della rivista monografica veneziana Circuito Cinema, del luglio 1985, curato da Roberto Pugliese e interamente dedicato a Stephen King. Il rapporto King/cinema si spiega con il fatto che numerosi film sono stati tratti dall'opera kinghiana (basti pensare a Shining di Kubrick). All'interno la storia del romanzo kinghiano (e della conseguente cinematografia), una sorta di "dizionario" in ordine alfabetico del mondo di King, un'intervista allo scrittore, una biografia, una filmografia e una bibliografia.

Circuito Cinema, Quaderno 27, luglio 1985. In copertina un fotomontaggio con King attore nel film Creepshow.

Circuito Cinema, Quaderno 27, pagine interne.

3) Febbre Gialla era un "mensile di giallistica, mystery, thriller e spy story" pubblicato a Milano sotto la direzione di Massimo Moscati. Il n. 3 (anno II) del maggio 1988 conteneva un interessantissimo Speciale Stephen King, con tanto di intervista inedita. Presentava inoltre una bio-bibliografia molto approfondita (con un occhio di riguardo alle edizioni particolari), un intervento del caro amico Graziano Braschi su quella che all'epoca era la "sfortuna editoriale" di King in Italia, un pezzo su Misery e due articoli sul cinema tratto da King. (In questo numero anche uno scritto su Diabolik, tanto per rimanere in area fumettistica).

Febbre Gialla, a. II, n. 3, maggio 1988. Copertina di Ariel Soulé, pittore italo-argentino.


Sopra: pagina interna di Febbre Gialla. Sotto: inizia l'intervista a Stephen King.

4) Due parole ora su Stephen King - Da Carrie a La Metà Oscura, pubblicato dalla piccola casa editrice fiorentina Arnaud nel maggio 1990. Si trattava del primo libro italiano interamente dedicato all'opera di King. Ci collaborai con l'articolo Castle Rock e la sindrome di Anne Wilkes: fan, fanatismi e fanzines di Stephen King. Questo mio pezzo, che fu limato per esigenze editoriali, fu presentato in versione integrale da Collezionare (e forse, prima o poi, verrà qui ristampato): tentavo di analizzare il fenomeno, che si era sviluppato negli anni '80, della non sempre bonaria idolatria degli appassionati nei confronti del loro autore preferito. Talvolta questa passione sconfinava nella mania e nell'ossessione e King scrisse a tal proposito il romanzo Misery, in parte autobografico (anche se poi avrebbe davvero rischiato la morte non a causa di un lettore troppo esagitato, ma di un camionista). Il volume fu curato da Graziano Braschi (che allora lavorava al Gabinetto Viesseux, prestigiosa istituzione culturale di Firenze - un tempo prestigiosa città) e da Massimo Moscati. Un libro molto sentito dai collaboratori, un libro che ebbe limitata e anche artigianale diffusione. Per dare un mio contributo nello "spingerlo" arrivai persino a montare (con colla, pennarelli, ritagli e fotocopie) una sorta di autoprodotto "manifestino pubblicitario" che venne distribuito alla Mostra del Fumetto a Impruneta nel 1990 (l'anno dopo, in quella stessa sede, la Bonelli presentò in anteprima nazionale il n. 1 di Nathan Never).

Copertina, maggio 1990.

Quarta di copertina del libro, con l'elenco degli autori (alcuni erano davvero "grossi nomi"!).

Il volantino autoprodotto (by Manetti) con il quale fu pubblicizzato il libro della Arnaud alla mostra di Impruneta nel 1990.

5) Infine arriviamo a Doctor Sleep, l'ultimo romanzo di Stephen King, uscito negli USA nel settembre 2013 e pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer il 28 gennaio 2014, con tanto di battage pubblicitario televisivo (cosa rara e meritoria per un libro)! E' "l'attesissimo seguto di Shining", come recita il motto, e narra delle disavventure di Danny Torrance, figlio di Jack, che molti ricorderanno interpretato da Danny Lloyd nel film di Kubrick mentre vaga con il triciclo per i corridoi dell'Overlook Hotel infestato di fantasmi (la coincidenza vuole che gli attori che interpretavano il padre e il figlio avessero nella realtà gli stessi nomi della finzione del romanzo; l'altro è Jack Nicholson). La Sperling per lanciare il volume ha distribuito nelle librerie una bella cartolina zigrinata che riproduce la cover del tomo.


Danny Lloyd com'è adesso. Ha lasciato il mondo della recitazione due anni dopo Shining e si è dedicato, terminati gli studi, all'insegnamento. Sarebbe quantomeno curioso che un futuro film tratto da Doctor Sleep venisse interpretato proprio da questo simpatico quarentenne!


La cartolina zigrinata pubblicitaria della Sperling. L'occhio dello scanner la vede così: Newton, Planck, Einstein, Heisenberg e Schroedinger ne sarebbero entusiasti!

Il retro della cartolina, con la fatidica scritta redrum (murder al contrario).

Francesco Manetti

N.B. Trovate i link agli altri articoli dedicati alla letteratura di genere andando nella Biblioteca di Altrove!

WAITING FOR BARKS! CRONOLOGIA RAGIONATA DEL FUMETTO DI CARL BARKS. XI PARTE: UNO SGUARDO SULLO SPECIALE "PAPERI PAPERINI PAPERONI"

di Francesco Manetti

NOTA: Tutto il materiale illustrativo pubblicato in questo post è di proprietà della WALT DISNEY PRODUCTIONS e degli altri aventi diritto ed è qui riprodotto ai soli fini di studio, documentazione e identificazione.


La nostra "povera" cronologia barksiana (rimasta ferma da mesi, ahimé, alle storie del maggio 1944) ripartirà quando l'Atlante di Mister No sarà terminato. Ormai è (quasi) un dato di fatto: il grande impegno bonelliano di Max Capalbo coinvolge tutta la "redazione" di Dime Web (con l'impaginazione e i collegamenti ipertestuali), orgogliosa di portare avanti quel progetto di "riscoperta" di uno dei grandi personaggi di Via Buonarroti, e non rimane altro tempo - momentaneamente - per altre iniziative similmente vaste. Ma grazie ai link Internet (e dunque anche la sua piccolissima fetta costituita da Dime Web) vive in un eterno presente e dunque è come se la cronologia barksiana non si fosse mai fermata! Ecco perché questa è, a tutti gli effetti, una nuova parte dell'opera (la n. 11), anche se non proseguiamo nella disanima delle storie, ma parliamo di una rarità editoriale e della critica disneyana apparsa sul finire degli anni Novanta.
Paperi paperini paperoni e Carl Barks è il singolare titolo dato a uno speciale del Notiziario del Club Nostalgia Anni Quaranta uscito nel 1997 e redatto dal super-esperto fumettistico Gianluigi Angeletti (suoi alcuni fra i più importanti saggi su Tex), grande amico e collaboratore di Collezionare e Dime Press.

Barks, in una celeberrima autocaricatura, sembra quasi scrutare la sfera di cristallo e chiedersi: Manetti, ma quando la riprende questa benedetta cronologia?


Deliziosamente spartano nella confezione (molto fanzine anni '70 e '80) e gustosissimo nei contenuti, oltre che riccamente illustrato (con tanto di copertina inedita di G. Dalla Santa), Paperi paperini paperoni e Carl Barks è un vademecum essenziale di istituzioni barksiane. L'impostazione è innovativa: l'autore suddivide la produzione dell'Oregoniano in storie lunghe (con un'ulteriore partizione fra gli episodi con Donald Duck e quelli con Uncle Scrooge), medie e brevi e fa una drastica (ma, visti gli spazi, necessaria) scelta - incentrando la propria attenzione unicamente sulle avventure dove i protagonisti assoluti sono Paperino e/o Paperone.
Lasciamo però parlare il libretto stesso, con la scansione dell'introduzione (scritta da Francesco Manetti) e della ficcante premessa di Angeletti.



Sopra: Presentazione a cura di Francesco Manetti (pag. 2). Sotto: Premessa di Gianluigi Angeletti(pag.3)

Copertina di Giuseppe Dalla Santa.


Notiziario Club Nostalgia Anni Quaranta Presenta:
PAPERI PAPERINI PAPERONI E CARL BARKS
Club Nostalgia Anni Quaranta, 1997
pagg. 32 - s.i.p. (destinato ai soci del club come "allegato alla circolare Notiziario")
Testi: Gianluigi Angeletti
Introduzione: Francesco Manetti
Copertina: Giuseppe Dalla Santa

Francesco Manetti

N.B. trovate i link alle altri parti della Cronologia barksiana sulla pagina dedicata alle Cronologie & Index!

SE QUEL GUERRIER IO FOSSI: IL GRANDE BELZONI (ROMANZI A FUMETTI 10)

di Francesco Manetti

L'Egitto è da sempre al centro della Storia. Nel bene e nel male. Anche mentre scriviamo queste due righe di commento al TG si parla dell'Egitto del XXI secolo, una Nazione che si sta faticosamente riassestando dal caos della malaugurata ed eterodiretta "primavera araba". L'Egitto ci chiama da millenni. In Egitto nacquero le religioni moderne, fecero il primo passo i popoli del Libro. Una zona di confine fra il moderno e l'antico. I colossi sepolti nella sabbia. L'enigmatica Sfinge, anticipazione in pietra di futuri ibridi genetici. Le grandi piramidi, nella loro semplicità geometrica (un quadrato e quattro triangoli) eppur strabilianti nella loro millenaria immensità. Il mistero dei geroglifici. Le mummie. La vita dopo la vita. La celeste Aida. Disegni, cartine, quadri, mobili, fotografie, romanzi, reportage, film, documentari, lirica, canzoni, fumetti. Impossibile prescindere dall'Egitto. L'Egitto ci fa venire in mente Roma, Cleopatra, Mosè, Napoleone, Verdi, Karloff, Nasser, Sadat, Barks, Cher, Indiana Jones, Tintin.


Tntin nel deserto (dal film di Spielberg).


L'artista Walter Venturi (in questo caso vero e proprio one man army) scrive e disegna, con profonda ispirazione ed evidente coinvolgimento, una storia dal taglio e dal piglio classici che rimarrà una pietra miliare (non biliare, come in altri casi!) nell'epopea bonelliana. Il Grande Belzoni (come avevamo anticipato in uno dei nostri post più letti) ci parla di un grande Italiano, un marcantonio venuto da un'epoca affatto diversa da questa era miseranda e disgraziata (nella quale il massimo dell'ingegno nostrano si esplica in cambiamenti di sigle commerciali - come da FIAT a FCA, sul di cui logo tutto il web sta giustamente sghignazzando - e spostamenti di domicili fiscali). Un Italiano che interpretò l'Egitto e l'esotismo, un po' come Filippo Mazzei, del paese fiorentino pratesizzato di Poggio a Caiano, l'italiano "che fece l'America", contribuendo alla Rivoluzione e alla Costituzione a stelle-e-strisce. Una premonizione - fin dalla cover - dei cavatori e dei marmisti carraresi che negli anni '60 segarono il complesso monumentale di Abu Simbel (per traslocarlo allo scopo di salvarlo dalle acque create dalla diga sovietica di Assuan), nel quale entrò per primo proprio il Belzoni nel 1817. Un gigante avventuriero, un duro ben armato, un barbuto mangiapolvere del deserto, un muso che antepone la passione per l'incognito all'amore carnale. Innamorato di un'idea, di un'ossessione. Un selvaggio ingegnoso che non sopporta il "fumo di Londra" e preferisce altri ambienti e altre vesti: l'aria secca del Sahara e abiti comodi. Schiavo non solo della pietra, ma anche dell'oppio. Ma d'altra parte... non lo era forse anche Sherlock Holmes, nel Segno dei quattro e soprattutto nel sequel apocrifo Soluzione sette per cento?


Il trasloco di Abu Simbel

Evocative, magistrali le sequenze iniziale e finale, fra loro collegate, con il percorso fluviale all'inseguimento di un inferno tascabile. La mente del lettore si sposta con facilità su altri piani e universi narrativi: Cuore di tenebra di Conrad, naturalmente, e Apocalypse Now di Coppola.
(Due parole in calce: che serie straordinaria è questa dei Romanzi a Fumetti! E che peccato se dovesse davvero chiudere, magari perché considerata ridondante, tautologica, un "doppione" delle Storie...).

Romanzi a Fumetti n. 10, novembre 2013. Disegno di Venturi


Romanzi a Fumetti 10
IL GRANDE BELZONI
Novembre 2013
pagg. 276, €9,50
Testi: WalterVenturi
Disegni: Walter Venturi
Copertina: Walter Venturi
Introduzione: Gianmaria Contro


Francesco Manetti

P.S. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

mercoledì 22 gennaio 2014

LEGGE E LEGGENDA: UN GIUDICE NEL WEST. TEX 635 E 636

di Giampiero Belardinelli

Il personaggio storico del Giudice Bean era già stato utilizzato da Bonelli padre in Tex 117/120, in un’avventura in cui l’uomo è sì ben caratterizzato, ma resta soprattutto il motore che mette in moto il meccanismo narrativo. Lo stesso Sergio Bonelli, com’è noto, aveva utilizzato questa originale figura in una miniserie illustrata da Sergio Tarquinio: in quegli albi lo sceneggiatore fa emergere soprattutto i lati più istrionici del personaggio.


Una simpatica immagine del Giudice Bean davanti al suo "ufficio"... con tanto di ciclisti!

Boselli lo riporta sulla pista dell’avventura texiana e gli dà una connotazione più vicina alla realtà storica, filtrata attraverso la propria spiccata sensibilità artistica. Il personaggio non tradisce la versione bonelliana, ma aggiunge quei lati umani e controversi che permetteno allo sceneggiatore di giocare con i sottintesi e le debolezze umane del giudice. L’uomo, infatti, cela dei segreti che donano sapore e ambiguità alle sue recondite intenzioni. Tutto ruota attorno a un tesoro che, in passato, il giudice Bean avrebbe sequestrato a dei farabutti e poi nascosto chissà dove. Il tesoretto fa gola a Pablo Morientes e ai suoi desperado: da qui si scatena un inferno in cui vengono coinvolti i nostri Tex e Carson, capaci di incontrar Messer Belzebù senza scottarsi neanche le dita. I due eroi, nella versione di Boselli, sono implacabili nel cercare le piste, abili nel fiutare gli inganni e mostrano un’ironia tosta e pungente: vederli agire nelle 220 tavole del racconto è un concentrato di dirompente "texianità". Tra l’altro, come Bonelli Padre insegna, i due pard sono complementari e i loro ragionamenti non seguono lo stanco schema di una certa indolenza di Carson come in certi racconti dell’ultimo periodo nizziano. Tex ha le sue intuizioni, ma lo stesso Carson esprime le proprie com’è logico che sia per un eroe del West. Quest’aspetto, oltre a ristabilire popolarità e credito all’anziano compagno, è utile perché evita i rallentamenti superflui e quindi dà ritmo all’azione. Inoltre, non è da trascurare come un Carson appeso continuamente alle parole di Tex sia una situazione narrativa alla lunga stucchevole.


Roy Bean a cavallo davanti al suo saloon.


Il celebre saloon-tribunale di Bean com'era ridotto negli anni '30.


In questo racconto popolato da uomini, bestie ed eroi, aleggia la figura leggendaria di Lily Langtry, donna impalpabile che riempie i pensieri del giudice Bean. L’attrice inglese giunge a San Antonio e, durante il suo spettacolo, ferma la città come oggi farebbe una diva hollywoodiana. Nella Frontiera, grazie alle cronache fantasiose di giornalisti e scrittori dell’Est, i personaggi reali avevano una popolarità immaginifica superiore a quella reale. Non è un caso che in tutto il racconto la donna non si veda quasi mai. La sua unica apparizione, grazie a un abile colpo di teatro di Boselli, la rintracciamo in una sequenza misteriosamente onirica che, senza svelarla per chi non avesse ancora letto l’avventura, lasciava presagire un tragico finale. Lily Langtry, quindi, resta una leggenda e, come scopriamo nel finale, il giudice Bean le rende omaggio facendo costruire la Langtry Opera House. Con quest’avventura, in conclusione, il giudice Bean esce dalla dimensione di figura relegata al passato texiano e, come per Buffalo Bill, entra nel pantheon dei personaggi d’impronta boselliana.
I disegni sono di Pasquale Frisenda che, dopo i fasti di Patagonia (Texone 23), realizza una nuova sfida texiana. Il disegnatore anche qui delizia il lettore e il suo lavoro non perde nel passaggio dal formato extralarge del Texone a quello più piccolo del mensile. Le inquadrature, il magistrale uso del bianco-e-nero, le intense interpretazioni dei personaggi, la ricostruzione degli ambienti sono un interattivo esempio di western vivido e privo di soluzioni posticce.

La "legge a ovest del Pecos" come si presenta oggi... con tanto di turisti!


Tex n. 635, settembre 2013. Disegno di Villa.



Tex 635
IL SEGRETO DEL GIUDICE BEAN
Settembre 2013
pagg. 116, € 2,90
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Pasquale Frisenda
Copertina: Claudio Villa
Rubriche: Graziano Frediani


Tex n. 636, ottobre 2013. Disegno di Villa.



Tex 636
TRAPPOLA A SAN ANTONIO
Ottobre 2013
pagg. 116, € 2,90
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Pasquale Frisenda
Copertina: Claudio Villa
Rubriche: Graziano Frediani


Giampiero Belardinelli

N.B. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio

P.S. Questo è il 300° post pubblicato da Dime Web!

RICORDANDO IL GRANDE SERGIO...

di Franco Lana

Il nostro amico e collaboratore Franco Lana ci invia alcune storiche immagini e documenti aventi al centro Sergio Bonelli, l'Uomo che non ne vuol sapere di lasciare i nostri cuori! (s.c. & f.m)

Lasciamo parlare lo stesso Franco:

Cari Francesco e Saverio, ho pensato di inviarvi queste cose. E' da un po' di tempo che avrei voluto farlo, ma non me la sentivo. Ho avuto corrispondenza a lungo con Sergio Bonelli e nel corso degli anni ci siamo scambiati anche dei regali. Ma in questo caso, voglio parlarti della sua simpatica visita al corso di sceneggiatura nel 1999, presso l'Anonima Fumetti di Torino. E' il corso che ho frequentato anch'io, con i due validissimi insegnanti Gianfranco Goria e il professore Alberto Arato. In occasione dell'ultima lezione, tenutasi a dicembre di quell'anno, fu invitato Bonelli che arrivò insieme ad altre persone della Casa Editrice. Anni dopo, pensai di spedirgli la foto che ci ritraevano insieme (con gli altri allievi e si può notare a destra la presenza di Sergio Giardo!). Foto sempre dagli archivi AfNews. Insieme a quella foto gli mandai anche un simpatico fotomontaggio! Poco tempo dopo, mi rispose, come faceva sempre. Vi allego la sua lettera. Colgo l'occasione per fare ancora una volta gli auguri al figlio Davide Bonelli, che ho avuto modo di conoscere durante una mia visita alla Casa Editrice, e che si è rivelata una persona squisita. (Grazie anche a te Sergio, sei sempre con noi!). Ciao, Francesco e Saverio, e grazie! Franco




IL GIOCO DELL'OCA... CON SAMBUKAN!

Gli amici e collaboratori Pieri & Ferretti ci inviano quello che potrebbe essere anche considerato il prequel della loro storia All You Need Is Love, da noi pubblicata il 24 novembre 2013! Godiamoci dunque  insieme le sei coloratissime tavole dell'avventura I filibustieri della politica! (s.c. & f.m.)






N.B. trovate i link ad altri fumetti umoristici sulla pagina Cronologie e index!

lunedì 13 gennaio 2014

L'ATLANTE DI MISTER NO. LETTERA "L". DA "LAMPIÃO" A "LUNA"

di Massimo Capalbo

Con la lettera L l'Atlante di Mister No sta per giungere a metà del suo percorso. Continua la presenza di richiami sul Web alla minuziosa opera sull'opera che Max Capalbo ha dedicato all'universo di Jerry Drake. Ricordiamo oggi Fumettando, Glamazonia e Spirito con la Scure. Ribadiamo ai nostri amici lettori sito ufficiale della Sergio Bonelli Editore ha fin dall'inizio messo un link al nostro lavoro nella Homepage di Mister No - collegamento aggiornato nel novembre 2013, a dimostrazione che l'interesse di Via Buonarroti continua immutato! (s.c. & f.m.)


La bellissima statuina di Mister No realizzata da Infinite Statue.


Legenda
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’Atlante.
  • I nomi dei personaggi cui è dedicata una voce sono indicati per cognome - ovviamente se questo è conosciuto (per esempio: AMARAL, STELIO; REMY, ANOUK). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (per es.: ESSE-ESSE invece che KRUGER, OTTO). Riguardo poi a personaggi come O BISPO ed EL LOCO, le voci a loro dedicate sono state inserite sotto l’iniziale del nome, invece che sotto l’iniziale dell’articolo: per es., EL LOCO, si trova alla lettera L di LOCO e non alla lettera E di EL (che in spagnolo è appunto un articolo e corrisponde al nostro IL).
  • I personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con il nome della loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.: DEMONE ETRUSCO, GIUSTIZIERE DI BONAMPAK).

  • Quando i personaggi vengono citati in una voce che non è a loro dedicata, solo il cognome è scritto in neretto e stampatello, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (per es.: nel testo della voce ANACONDA, il personaggio Daniel Murdock è citato come Daniel MURDOCK). L’unica eccezione a questa regola riguarda il protagonista della serie, il cui nome - attenzione: non il nome proprio Jerry Drake, ma appunto il soprannome MISTER NO - è sempre scritto in neretto e stampatello, tranne ovviamente quando è inserito nel titolo di un fumetto o di un libro (per es.: Mister No Index Illustrato, Mister No Riedizione If).

  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace. Per esempio, la storia dei nn. 17-20 viene indicata con il titolo del n. 19, "Operazione Poseidon" perché esso è più rappresentativo, più calzante rispetto ad Agente segreto Zeta 3 e Tragica palude, che sono i titoli rispettivamente del n. 17 e del n. 19 (del tutto avulso poi il titolo del n. 20, Evasione!, visto che si riferisce alla storia successiva). 
Per le Note sui collegamenti ipertestuali e le Note sulle illustrazioni vedi la prima parte.


Locandina di una mostra di Roberto Diso (Parma, 2008)


L
LAMPIÃO
LEGIONE STRANIERA
LEÒN
LEOPARDO
LI-CHAO
EL LOCO
LUNA



LAMPIÃO

Il leggendario capo dei CANGACEIROS, al secolo Virgulino Ferreira. Ne Il re del Sertão (G. Nolitta [sog.&scen.] – R. Diso [dis.], Speciale n. 3), la testa mummificata di Lampião – che venne esposta, fino al 1969, nel Museo Criminale di BAHIA, assieme a quelle di altri componenti della sua banda, tra cui la sua compagna Maria Bonita - è al centro di una vertiginosa girandola di avvenimenti, che coinvolge MISTER NO assieme a vari e singolari personaggi, ciascuno dei quali dà un ritratto differente del bandito.

Mister No Speciale n. 3, luglio 1988. Disegno di Diso (e Villa - v. sotto, nelle "curiosità")

Notare come Diso, per la sua cover del terzo speciale (1988), si sia ispirato alla copertina realizzata da Ferri per Mister No n. 3, uscito nell'agosto 1975.


Per l’antropologo Wellmann, che ha commissionato il furto della suddetta testa perché intende analizzarla, Lampião era un criminale sanguinario; per il colonnello Guimarães - un latifondista megalomane che intende fondare un nuovo Stato, Novo Sertão, e ha bisogno del macabro trofeo come simbolo - Lampião era, come lui, un uomo di destra, un conservatore; per una banda di nuovi CANGACEIROS – i quali, dopo aver ucciso gli scagnozzi di Guimarães, s’impossessano della testa e la portano a Angico (la località dove Lampião e i suoi uomini vennero trucidati) - Lampião era il difensore dei poveri e degli oppressi; per padre Sebastião - un prete piuttosto eterodosso, che ruba il cranio del bandito per esporlo sull’altare della sua chiesa - Lampião era addirittura un santo (al contrario, per alcuni locandieri conosciuti da MISTER NO, era il diavolo incarnato). Il giudizio più saggio su Lampião lo pronuncia, alla fine della storia, proprio il pilota, il quale, dopo aver sottratto la testa a padre Sebastião, dice, rivolgendosi a essa: Probabilmente ormai è troppo tardi per rimettere insieme le tessere che compongono il mosaico della tua personalità…e tu conserverai forse per sempre […], là dentro quella lugubre vetrinetta, il tuo grande mistero. MISTER NO è anche l’unico a mostrare pietà per il povero cranio, riportandolo nel luogo da dove era stato rubato, il Museo Criminale di BAHIA per l’appunto. In tal modo, il pilota riesce a far scarcerare l’amica Miranda CORDEIRO, coinvolta nel furto dal fidanzato Helio, che era stato poi ucciso, assieme a Wellmann, dagli uomini di Guimarães

Helio ruba la testa di Lampião – MNO Speciale n. 3, p. 11
La testa di Lampião in mano al colonnello Guimarães – MNO Speciale n. 3, p. 54

 
Protagonista di innumerevoli ballate popolari, Lampião viene menzionato anche in altre storie della saga misternoiana, come L’ultimo cangaceiro (G. Nolitta [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 3-5) e Capitan Vendetta (M. Boselli [sog.&scen.] – F. Civitelli [dis.], Almanacco dell’Avventura 1994). Quest’ultima si svolge proprio nel paesino – Jeomoabo - dove Lampião conobbe l’amata Maria Bonita. Vale la pena di riportare le parole del dottor Thebussem, il farmacista di Jeromoabo, che racconta al pilota di aver conosciuto il celebre cangaceiro e dà di esso un giudizio equilibrato: […] Lampião era un bandito crudele… …ma era anche un coraggioso ribelle, un portatore di speranza per la gente del Sertão!

Dopo tante traversie, il macabro trofeo finisce nelle mani giuste – MNO Speciale n. 3, p. 144

Lampião e la sua compagna Maria Bonita nel ricordo del dottor Thebussem - Almanacco dell’Avventura 1994, p. 58

Curiosità: Sulla copertina de Il re del Sertão, stranamente, non compare l’occhialuto Lampião, ma un anonimo cangaceiro con i baffi. Inoltre, se osserviamo bene la figura, ci accorgiamo che il volto non è opera di Roberto Diso, bensì di Claudio Villa, autore della cover e delle illustrazioni del volumetto allegato allo Speciale, Guida ai cangaceiros. Non conosciamo i motivi di questa duplice scelta – cangaceiro che non è Lampião e volto realizzato da Villa anziché da Diso (che ha disegnato tutto il resto) – e, riguardo alla prima, possiamo solo azzardare le seguenti ipotesi: il personaggio della copertina è uno dei CANGACEIROS baffuti che compaiono nella storia, oppure è una citazione della cover del n. 3, dove campeggia appunto un cangaceiro con i baffi. Può anche darsi, infine, che Bonelli ritenesse visivamente poco efficace la faccia occhialuta di Lampião, perciò decise di far disegnare a Villa un cangaceiro dall’aspetto più rude.

Lampião in una foto d’epoca.


LEGIONE STRANIERA

Autentico simbolo dell’Avventura, la Legione Straniera è uno speciale corpo militare nato nel 1831 per volontà del re di Francia Luigi Filippo. Era formata esclusivamente da volontari stranieri – in gran parte ex criminali, avventurieri, vagabondi - e veniva utilizzata fuori dai confini metropolitani francesi. Benché i legionari abbiano combattuto in tutte le guerre cui la Francia ha partecipato nei due secoli scorsi (MESSICO, Crimea, Marocco, Indocina, Prima e SECONDA GUERRA MONDIALE ecc.), il suo nome resta legato all’AFRICA settentrionale, in particolare all’Algeria: fu qui che, proprio nel 1831, la Legione ebbe il suo battesimo del fuoco; e sempre qui, prima dell’indipendenza algerina, aveva sede il suo quartier generale.


Mister No n. 191, aprile 1991. Disegno di Diso.


Nel SAHARA algerino, precisamente sull’altopiano del Tassili, è ambientata I legionari (G. Nolitta [sog.&scen.]-F. Bignotti [dis.], nn. 191-193), penultima storia africana di MISTER NO. In essa, il pilota viene catturato dai legionari del colonnello Langrois, il quale vuole costringerlo a partecipare all’Operazione Effe-Emme, un tentativo di golpe militare che mira alla creazione di uno Stato autonomo nella regione. Interessato a sfruttare i ricchi giacimenti petroliferi del Tassili, Langrois è un fanatico militarista che, assieme ai suoi cinquanta fedelissimi, si oppone sia alle aspirazioni indipendentiste dell’Algeria sia all’atteggiamento, a suo dire morbido, della Francia nei confronti dei rivoluzionari algerini. Il suo complotto - che prevede l’uccisione del generale Fourneaux a Fort Motilinsky (dalle cui iniziali prende nome l’operazione) e la fuga dell’attentatore a bordo di un aereo pilotato da MISTER NO - sarà sventato dal Nostro, il quale riuscirà a fuggire proprio con il suddetto aereo (un Westland Lysander) e raggiungerà Fort Motilinsky, dove rivelerà al comandante, il colonnello Sagan, il criminoso piano di Langrois

Il colonnello Langrois espone a Mister No il suo progetto golpista – MNO 192, p. 58

L’atroce supplizio che Langrois infligge a Mister No – MNO 192, p. 92

 
Il ritratto che Nolitta fa della Legione è poco lusinghiero, e ciò, come spiegò lo stesso sceneggiatore nella Posta del n. 194, per precise ragioni storiche: negli anni Cinquanta la Legione reprimeva gli algerini che lottavano giustamente per la loro indipendenza. I legionari incontrati da MISTER NO sono quasi tutti personaggi negativi: si va da quelli ora razzisti e violenti, come il tedesco Franz e il francese Jean, i quali si divertono a pestare l’algerino Ahmed e vengono, per questo motivo, scazzottati da MISTER NO; a quelli faziosi e sanguinari come gli uomini di Langrois. Questi ultimi, travestiti come i presunti marziani raffigurati nei graffiti del Tassili, attaccano la spedizione di cui fa parte il pilota, uccidendo senza pietà i due studiosi francesi Godard e Lacassin e gli autisti Yussef e Moktar. Lo stesso Langrois non è meno crudele dei suoi soldati, come ben dimostra il tremendo supplizio che infligge al riottoso MISTER NO per convincerlo a collaborare. Legato, mani e piedi, a quattro pioli conficcati nel terreno, il pilota viene lasciato, a torso nudo, sotto l’implacabile sole del deserto per un giorno intero. Se Langrois è il cattivo principale della storia, non è di sicuro una figura positiva nemmeno il capitano Dupuis di Fort Motilinsky, il quale, assieme a due legionari, apre il fuoco senza alcun motivo su MISTER NO, che si vede costretto a ucciderli. In quanto al comandante del succitato forte, il colonnello Michel Sagan, si tratta di un personaggio ambiguo che, nel finale dell’episodio, minimizza la gravità del complotto ordito da Langrois, informando il Nostro – il quale gliene aveva rivelato l’esistenza - che la banda dell’ufficiale golpista è stata spazzata via e che i suoi complici verranno identificati e messi a tacere, con discrezione. MISTER NO - che verrà poi espulso dal territorio algerino, con l’ammonimento, da parte del colonnello, di tenere la bocca chiusa se non vuole avere seri guai con le autorità francesi - sospetta che Sagan stesso facesse parte dei congiurati e lo domanda all’interessato. La risposta di Sagan, bisbigliata all’orecchio del pilota, non ci è nota, ma appare probabile che il pilota abbia visto giusto. 

Mister No n. 193, giugno 1991. Disegno di Diso.

A bordo di un Westland Lysander, Mister No sorvola Fort Motilinsky – MNO 193, p. 36

 
In definitiva, possiamo affermare che in questa sua ultima storia africana Nolitta sfata il mito romantico della Legione, sebbene un personaggio positivo tra i legionari conosciuti da MISTER NO ci sia: la sentinella posta di notte a guardia del Nostro, legato alla roccia del Tassili. Pur condividendo gli ideali di Langrois, il suddetto legionario, di cui non conosciamo il nome, s’impietosisce e disseta il povero MISTER NO con la sua borraccia. Questo nobile gesto, però, non salva il legionario dal già citato Ahmed, che lo uccide proprio per liberare il pilota. Ahmed sarà a sua volta ucciso dagli altri legionari mentre sta aiutando MISTER NO a far partire l’aereo con cui il Nostro raggiungerà Fort Motilinsky. 

Anche Stanlio & Ollio indossarono il képi blanc nella Légion Étrangère! Una foto di scena del mediometraggio Beau Hunks (1931).

 
Curiosità: Come si legge nelle storie Arriva Esse-Esse e Cacciatori di uomini, il miglior amico di MISTER NO, il crucco ESSE-ESSE ha militato nella Legione Straniera dal 1938 al 1942.


Il colonnello Sagan e un convalescente Mister No – MNO 193, p. 57

Esse-Esse (a destra) e il portoghese Pessoa nella tipica uniforme dei legionari – Cacciatori di uomini, p. 11



LEÒN 

Il personaggio più singolare de Gli adoratori del male (M. Colombo e L. Mignacco [sog.&scen.] – M. Bianchini e R. Rossi [dis.], nn. 218-219), seconda e ultima storia misternoiana ambientata ad HAITI. Pizzetto e maglietta a righe, Leòn è all’apparenza un giovanotto haitiano un po’ burlone che MISTER NO conosce casualmente, una sera, nella capitale Port-au-Prince, a un crocicchio dedicato a Legba, una delle tante divinità vudu. Sebbene il pilota compia un atto sacrilego, bevendosi la bottiglia di bourbon offerta a Legba dai suoi fedeli, Leòn – che, alla fine della storia si rivelerà essere addirittura Baron Samedi, il Signore dei Cimiteri - simpatizza subito con il blanc e decide di servirsi di lui per portare a termine il suo preciso disegno: proteggere sua figlia, la piccola mambo Lucelia, e sconfiggere gli zobop del sanguinario Mokay, ma soprattutto il loro alleato Kaempfer. Costui è un bokor bianco che possiede una terribile polvere in grado di annullare la volontà, trasformando chiunque ne venga colpito in una sorta di zombi.

Leòn scherza con Mister No – MNO 218, p. 12

Mister No n. 219, agosto 1993. Disegno di Diso.


Poiché Lucelia riesce a guarire questi sventurati, Kaempfer – che con la sua polvere ha creato un esercito di morti viventi - vuole eliminarla a ogni costo. Leòn, dopo aver chiacchierato con MISTER NO al crocicchio di Legba, porta il pilota a un rito vudu, propiziandone l’incontro con il giornalista americano Davis, la cui moglie Eleanor è stata zombizzata proprio da Kaempfer. Davis spera che Lucelia guarisca Eleanor, però non sa dove la piccola si trovi. MISTER NO lo aiuta nella ricerca, ma gli zobop uccidono il giornalista Michelier, l’unica persona in grado di rintracciare Lucelia. A questo punto, Leòn si rifà vivo e indica al pilota e a Davis il luogo – la Casa del sorriso - dove vive Lucelia assieme alla nonna. Esse vengono condotte nell’albergo dove si trova Eleanor Davis, ma gli zobop vi irrompono, uccidendo la nonna e rapendo Lucelia e i coniugi Davis. MISTER NO sfugge alla cattura grazie all’inaspettato aiuto dei vuduisti buoni comandati dall’hungan Matisse, il quale costringe uno degli zopob a rivelargli dove si trova il loro covo, una missione all’estrema periferia di Port-au-Prince (infatti Kaempfer è un ex frate missionario). A bordo di un camion, il pilota e i suoi alleati partono per liberare Lucelia e i Davis, ma trovano sulla loro strada gli zobop e i poliziotti alleati di Kaempfer. Solo MISTER NO sopravvive allo scontro e Leòn, che lo osserva di nascosto, fa in modo di condurlo alla missione, dove però il pilota viene subito catturato. Quando tutto sembra perduto, Leòn interviene e, liberati gli zombi di Kaempfer, li scatena contro gli zobop. Il bokor bianco tenta la fuga, ma viene fermato da Leòn. Kaempfer allora cerca di liberarsi di lui gettandogli in faccia la sua polvere, che però non gli fa nessun effetto. Per punire definitivamente il malvagio stregone, Leòn lo fa strangolare dallo zombi – stavolta autentico - di Père Martin, il bokor che Kaempfer aveva ucciso dopo avergli carpito i segreti della fabbricazione della polvere. MISTER NO, vedendo il cadavere di Kaempfer sulla tomba di Père Martin, capisce finalmente, e con un comprensibile sconcerto, chi è davvero Leòn, il quale, prima di andarsene, ammette di averlo usato per i suoi scopi fin dall’inizio. L’ultima vignetta mostra Leòn che cammina su una spiaggia haitiana e indossa il tipico cilindro con cui viene tradizionalmente raffigurato Baron Samedi.


Leòn interviene per fermare Kaempfer e gli zobop – MNO 219, p. 35

Kaempfer strangolato dallo zombi evocato da Leòn – MNO 219, p. 42

Curiosità: Oltre ad aver imbastito una vicenda molto appassionante e ricca di scene forti (ad esempio, quella in cui MISTER NO e Davis scoprono l’orrendo massacro di un’intera famiglia – bambina compresa – a opera degli zobop), Colombo ha disseminato ne Gli adoratori del male interessanti citazioni dei più famosi film sul vudu. La povera Eleanor Davis è ispirata alla Jessica Holland di Ho camminato con uno zombi (Jacques Tourneur, 1943); Kaempfer è modellato sul personaggio di “Murder” Legendre, il villain - interpretato da Bela Lugosi, attore che viene anche nominato all’inizio dell’episodio da Leòn – de L’isola degli zombies (Victor Halperin, 1932 – film conosciuto anche come White Zombie); la polvere zombi usata da Kaempfer rimanda a Il serpente e l’arcobaleno (Wes Craven, 1988); il nome del capo degli zobop richiama il cognome dell’attore Zakes Mokae, il cattivo del suddetto film. Inoltre, il cognome del marito di Eleanor cita quello di Wade Davis, l’autore del libro - The Serpent and the Rainbow (mai pubblicato in Italia) - a cui Craven si è ispirato. 


Baron Samedi nell’iconografia tradizionale haitiana
 

LEOPARDO

Questo elegante felino, molto simile al GIAGUARO, è senza dubbio l’animale che riveste il ruolo più importante nella trasferta africana di MISTER NO. Quattro sono le storie in cui compare, ma due in particolare quelle dove la sua presenza si fa ricordare: Gli uomini leopardo (A. Ongaro [sog.&scen.] - M. Bianchini [dis.], nn. 169-173) e Il trono d’oro (A. Ongaro [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 173-175). I leopardi – uno dal manto maculato e l’altro dal manto completamente scuro (la cosiddetta pantera nera) - che compaiono nella bellissima storia di Ongaro e Bianchini sono animali piuttosto speciali: si tratta infatti di leopardi magici, dato che, attraverso un particolare rito, sono diventati fratelli di sangue rispettivamente del malvagio Mlisi, il re sacerdote dei Fang, e di MBARA, il veggente camerunense amico di MISTER NO.

 
Mister No n. 170, luglio 1989. Disegno di Diso.


Il primo leopardo, che fa la sua apparizione nel n. 170, assale un membro della tribù Ewondo (quella cui appartiene MBARA e che è atavica nemica dei Fang), dilaniandolo orribilmente. Per salvare il malcapitato, MISTER NO spara più volte al leopardo, che, abbandonata la sua vittima, si avventa subito contro di lui. Il pilota però gli spara altri due colpi, ammazzandolo. L’uccisione del leopardola belva più feroce che mai mi sia capitato di vedere!, dirà MISTER NO all’amico albergatore Jack Carson - provoca contemporaneamente la morte del citato Mlisi: infatti, i fratelli di sangue – come spiegherà al pilota l’etnologo francese François Edhel - sono legati tra loro in maniera indissolubile, per mezzo di una forza paranormale chiamata Hu: in virtù di essa, l’animale il cui sangue, durante il rito magico, è stato mescolato con quello di un essere umano, accorre se costui lo chiama, soffre se costui soffre, muore se costui muore, e viceversa. Avendo ucciso, seppur indirettamente e senza volerlo, il re dei Fang, MISTER NO viene condannato a morte da questa tribù, e per lui avrà inizio una drammatica avventura (vedi UOMINI LEOPARDO). Il secondo leopardo dell’episodio, una magnifica pantera nera, compare invece nel finale, chiamato in soccorso dal suo fratello di sangue MBARA. La belva uccide i due più insospettabili cattivi della storia, l’etnologo Edhel e suo figlio Antoine, i quali, per impossessarsi di un tesoro, erano intenzionati a eliminare – in quanto scomodi testimoni - il veggente Ewondo e MISTER NO. Terminato il suo compito, grazie pure all’aiuto del pilota (che impedisce ad Antoine Edhel di spararle), la pantera fissa MISTER NO negli occhi e poi si allontana, lasciando il pilota visibilmente turbato, come dimostrano le gocce di sudore che gli scendono sul viso. C’era qualcosa dello sguardo di Mbara negli occhi di quella belva…, pensa il Nostro, non ancora avvezzo all’inquietante fenomeno dei fratelli di sangue.

Mister No uccide il ferocissimo leopardo fratello di sangue del re dei Fang – MNO 170, p. 53

Il leopardo fratello di sangue di Mbara fissa il pilota – MNO 173, p. 16


Il leopardo che compare nella storia successiva, Il trono d’oro, è un’altra pantera nera. Uno dei villains dell’avventura, l’americano David Mason, che ha assunto MISTER NO come pilota di elicottero per un safari nelle giungle del Camerun, ferisce con il suo fucile di precisione il suddetto felino, credendo di averlo ucciso. Mentre Mason discute con MISTER NO – che disapprova la sua azione: Vi ho detto subito che la caccia per la caccia non mi piace […] - la belva si rianima improvvisamente e aggredisce il cacciatore. A salvare quest’ultimo è lo stesso MISTER NO, che fa fuoco sulla pantera con la sua inseparabile pistola. Me la sono vista… proprio brutta… mmm… grazie, Mister No… mi avete salvato la vita…, dice Mason al Nostro, che risponde: Avrei fatto meglio a lasciarvi sbranare!.


Mister No n. 173, ottobre 1989. Disegno di Diso.

Curiosità: Altri animali della trasferta africana degni di menzione (SERPENTI a parte) sono: l’infuriato elefante maschio che MISTER NO è costretto a uccidere in Africa! (G. Nolitta e L. Mignacco [sog.&scen.] – L. Dell’Uomo [dis.], nn. 167-169); la leonessa che, ne La rivolta dei Masai (G. Nolitta e L. Mignacco [sog.&scen.] – R. Diso [dis.], nn. 177-180), minaccia la bella zoologa Ketty Konrad, salvata poi dal pilota, il quale colpisce la belva con un proiettile soporifero (questa scena ne cita una analoga – ma senza proiettile soporifero - del famoso film La mia Africa [Sidney Pollack, 1985]); il grosso scorpione nero che, ne I legionari (G. Nolitta [sog.&scen.]-F. Bignotti [dis.], nn. 191-193), cammina sul corpo di MISTER NO, immobilizzato al suolo del deserto per volere del colonnello Langrois: quando il velenoso aracnide sta avvicinandosi pericolosamente al volto del pilota, Langrois medesimo glielo toglie di dosso con una manata, per poi uccidere lo scorpione con un colpo di pistola. Non si tratta esattamente di un gesto generoso: Langrois, infatti, salva MISTER NO da una puntura letale soltanto perché ha bisogno di lui per mettere in atto un golpe (vedi LEGIONE STRANIERA). 

Mister No salva David Mason dal leopardo che quest’ultimo aveva ferito – MNO 173, p. 90

Lo sguardo magnetico di un leopardo africano
 

LI CHAO

La principale figura femminile della storia Le Tigri Volanti (L. Mignacco [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 145-148). Bella quanto enigmatica, Li Chao si prende cura del nostro Jerry Drake quando questi, dopo un atterraggio di fortuna con il suo Curtiss P-40 nella Cina meridionale, viene prelevato da alcuni soldati e condotto nel palazzo del colonnello Kung, un signore della guerra alleatosi con gli invasori nipponici.


La bella quanto enigmatica Li Chao – MNO 147, p. 89

Mister No n. 147, agosto 1987. Disegno di Diso.


Li Chao finge di essere la concubina di Kung, ma in realtà è addirittura il comandante della sezione locale del Partito Comunista Cinese, il cui capo, Mao Tse-Tung, si è temporaneamente alleato con il generalissimo Chang Kai Shek per fronteggiare i giapponesi. La ragazza, verso cui MISTER NO prova inizialmente un misto di attrazione e diffidenza, salverà la vita al pilota – uccidendo proprio Kung, il quale, su ordine del capitano SAIKO, uno spietato ufficiale giapponese, si accingeva a giustiziare il Nostro – rivelando a quest’ultimo la sua vera indentità, quella appunto di guerrigliera comunista. Poiché Saiko intende uccidere Chang Kai Shek, servendosi proprio del P-40 di MISTER NO, Li Chao convincerà il Nostro a fermare l’ufficiale nipponico, e a questo scopo gli fornirà un vecchio aereo italiano, un Fiat CR 32. 

Li Chao offre le sue grazie a Mister No – MNO 148, p. 7


Mister No n. 148, settembre 1987. Disegno di Diso.

Oltre che per la sua avvenenza e la sua astuzia, Li Chao si fa ricordare perché è la prima persona a cui il pilota rivela il curioso soprannome che si è scelto, soprannome che ha ricevuto proprio dal suddetto SAIKO. La graziosa cinesina è rimasta nel cuore di MISTER NO, come ben dimostra la sua apparizione nel lungo e significativo sogno che il Nostro fa nell’episodio I labirinti della memoria (L. Mignacco [sog.&scen.] – M. Bianchini [dis.], n. 244).


Li Chao uccide Kung, salvando Mister No – MNO 147, p. 45




EL LOCO
Compare nella storia omonima (A. Castelli [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 30-31) ed è un crudele bandolero, ossia un ex membro delle formazioni paramilitari colombiane datosi al banditismo. Assieme ai suoi uomini, El Loco (in spagnolo: Il Pazzo - nome che gli calza a pennello) ruba all’aeroporto di Bogotá due aerei - tra cui il PIPER di MISTER NO –, e, dopo avervi fatto applicare delle mitragliatrici, compie con essi una sanguinosa rapina ai danni dei passeggeri di un autobus. Tenta poi di rapinare la banca della città di Chaparral, ma fallisce grazie al coraggioso intervento del Nostro e all’arrivo dei soldati; tuttavia, prima di fuggire, il criminale prende come ostaggio Beatriz Cifuentes, la ragazza di cui MISTER NO si è innamorato. Il pilota non si dà per vinto: riesce a riprendersi il suo aereo e insegue il Cessna pilotato da El Loco, il quale, tenendo sospesa la povera Beatriz a una corda, mitraglia il PIPER. MISTER NO, allora, simula un’avaria al suo mezzo e finge di precipitare: così facendo, riesce a penetrare di nascosto nel campo dei bandoleros, che sorge in mezzo alla giungla. Viene però messo fuori combattimento dallo stesso El Loco, che poi lo fa legare a un palo con l’intenzione di torturarlo con un machete arroventato. A salvare il Nostro è il provvidenziale intervento dell’esercito colombiano, che coglie di sorpresa il criminale e i suoi uomini. Approfittando dello scontro fra bandoleros e militari, Beatriz stordisce El Loco con una pietra e libera MISTER NO, per poi fuggire con lui. Sconfitti dai soldati, i bandoleros vengono tutti uccisi, anche quelli feriti e ormai inermi; El Loco, invece, viene risparmiato grazie ai suoi importanti appoggi. Salito sul suo Cessna, il bandolero s’imbatte nel PIPER di MISTER NO (che sta tornando a Bogotà con Beatriz) e lo mitraglia, danneggiando il timone. Deciso a giocare il tutto per tutto, il Nostro compie un’ardita manovra, da lui già effettuata con successo anni prima, nel corso di un duello aereo nei cieli del Pacifico. MISTER NO riesce a portarsi alle spalle del Cessna, mitragliandolo a sua volta e sbarazzandosi definitivamente di El Loco.


Mister No n. 31, dicembre 1977. Disegno di Ferri.

Villain senza dubbio azzeccato, il capo dei bandoleros non si fa scrupolo alcuno nell’uccidere e possiede un truce senso dell’umorismo: si pensi, per esempio, alla scena in cui scaraventa fuori dall’aereo il moribondo conducente dell’autobus: …Hai tentato di farmi volare in cielo con quel tuo fucile, non è vero, compadre?... Invece a volare sarai tu!. Un altro interessante aspetto della personalità di El Loco è certamente il suo bizzarro rapporto con Dio. Quella del bandito - come scrivono Roberto Altariva e Angelo Palumbo nel Mister No Index 1-100 (Paolo Ferriani Editore, Inverno 2003-2004) – è una strana forma di devozione religiosa. Secondo lui, Dio punisce solo chi bestemmia, mentre chiude un occhio con chi commette stragi, stupri e omicidi. E’ un personaggio con cui Castelli ironizza sulla fede “sui generis”: non a caso, prima di morire, El Loco urla disperato che finirà all’Inferno, perché gli è scappato un “Por Dios”, non certo per i suoi delitti.

 
El Loco e i suoi bandoleros – MNO 30, p. 83


EL loco rapisce Beatriz sotto gli occhi di Mister No – MNO 31, p. 19

 
Curiosità: Il personaggio raffigurato assieme a MISTER NO sulla copertina del n. 31 somiglia ben poco a El Loco. Da come è abbigliato – poncho, orecchini, cinturone e cartucciera sul petto -, il cattivo della suddetta copertina sembra il tipico desperado messicano degli spaghetti western. A meno di non essersi trattato di un semplice errore da parte del copertinista Gallieno Ferri (dopotutto, il nome del bandolero può far pensare a un desperado o qualcosa di simile), è probabile che la cover ammiccasse proprio al western all’italiana o comunque al cinema western in generale, che all’epoca – 1977 - riscuoteva ancora un discreto successo. Una copertina che ricordasse il West poteva quindi rappresentare un efficace richiamo per il pubblico, in particolare per quello bonelliano. D’altra parte, la copertina di El Loco non è l’unica, tra le cover misternoiane degli anni Settanta, ad avere atmosfere western: queste sono presenti pure in quella del n. 12 (Tango Martinez), del n. 27 (Chi ha visto Carlos Gomez?), del n. 49 (Trappola mortale).

La fine del sanguinario bandolero – MNO 31, p. 56



LUNA

Fascinosa sensitiva e cartomante di MANAUS che compare spesso nelle storie successive alla trasferta statunitense di MISTER NO. Attraverso la lettura dei tarocchi, Luna mette in guardia il pilota da imminenti pericoli; e sebbene il Nostro sembri credere poco alle doti divinatorie della donna, le sue predizioni si avverano sempre. Tra Luna e MISTER NO c’è più di una semplice amicizia, come testimonia il lungo e intenso bacio che i due si scambiano all’inizio della storia L’indio bianco (M. Masiero e L. Mignacco [sog.&scen.] – R. Diso [dis.], nn. 280-281) e in Orrore nella giungla (M. Masiero [sog.&scen.] – M. Bianchini e M. Santucci [dis.], nn. 296-297). Luna tiene molto al pilota e lo dimostra soprattutto ne Il villaggio nascosto (L. Mignacco [sog.&scen.] – O. Gramaccioni [dis.], nn. 288-289), l’episodio dove essa ricopre il suo ruolo più importante.


Mister No n. 273, febbraio 1998. Disegno di Diso.



In quest’avventura, MISTER NO - costretto a un atterraggio di fortuna in una zona inesplorata dell’AMAZZONIA - viene catturato da una strana tribù costituita da ragazzi bianchi regrediti a uno stadio selvaggio. Contattata da MAMA ROSA, la quale ha sognato che il pilota è in pericolo di vita, Luna consulta i suoi tarocchi, e il loro responso conferma i timori dell’amica. Pertanto, la sensitiva convince ESSE-ESSE e JOÃO, inizialmente scettici, a partire alla ricerca di MISTER NO, e sale assieme a loro e all’indio Celestino (figlio adottivo di MAMA ROSA) a bordo del cargo di Brandão, anche lui amico del Nostro. Benché il territorio da perlustrare sia molto vasto, Luna riesce, con incredibile precisione, a indirizzare Brandão prima nel luogo dove il pilota è atterrato, poi in quello dove sorge il villaggio dei selvaggi bianchi, giusto in tempo per salvare MISTER NO

Luna legge la mano a Mister No, appena tornato a Manaus da New York – MNO 273, p. 96

C’è un’amicizia molto affettuosa tra la cartomante e il pilota – MNO 280, p. 15


Se tra Luna e il pilota c’è un legame davvero speciale, bisogna dire che alla cartomante sta a cuore anche la sorte di ESSE-ESSE, come vediamo nella storia Allarme atomico (L. Mignacco e M. Masiero [sog.&scen.], nn. 334-341), precisamente nel n. 341, con cui si chiude la trasferta asiatica. All’inizio dell’albo, Luna appare in sogno al tedesco, che è in coma in un ospedale sovietico dopo essere stato ferito dalla spia rinnegata Mike Donovan. La donna spiega a ESSE-ESSE, il quale ha pescato la carta della morte e teme perciò di non farcela, che la suddetta carta significa in realtà cambiamento: …Sei stato fremo troppo a lungo, mio caro… - gli dice sorridendo Luna - è ora che tu ti dia una mossa!. E infatti, terminato il sogno, ESSE-ESSE esce dal coma. 

Mister No n. 288, maggio 1999. Disegno di Diso.

 
Curiosità: E’ interessante notare che, a eccezione del meccanico JOÃO e del sergente OLIVEIRA, tanto Luna quanto gli altri personaggi di MANAUS introdotti in pianta stabile da Mignacco e Masiero a partire dal n. 273 (il mendicante cieco Lucio, i già citati MAMA ROSA, Celestino, Brandão ecc.) non compaiono nella saga dell’addio (nn. 364-379): Nolitta li ha del tutto ignorati, tanto che, leggendo le storie comprese nei suddetti numeri, si ha quasi l’impressione che non siano mai esistiti. 


Luna manifesta le sue doti di chiaroveggente – MNO 289, p. 43


Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre lettere dell'Atlante di Mister No andando sulla pagina della Bussola