giovedì 25 luglio 2013

UNO SGUARDO INCERTO SUL FUTURO: IL PERTURBANTE E L'ANTICIPAZIONE SCIENTIFICA NELLA NARRATIVA DI MICHEL HOUELLEBECQ


di Francesco Manetti 
 

Questo intervento inaugura una nuova linea di articoli per Dime Web - pezzi dedicati alla letteratura fantastica. L'idea è antica per una fanzine fumettistica, qual'è i Quaderni Bonelliani, e risale ai tempi della nostra Collezionare, quando – a partire dalla fine degli anni '80 – i redattori decisero di occuparsi non solo di comic, ma anche di testi di SF e orrore, cercando di affrontare dal loro punto di vista l'opera di maestri come Asimov, King, etc. Apriamo di conseguenza una nuova pagina – la Biblioteca di Altrove, il cui link trovate sotto al logo del blog – pensata per orientarvi nelle dimensioni parallele!


È oggi quasi impossibile prescindere, per un lettore di fumetti anche solo mediamente impegnato e interessato a guardare anche un po' altrove, dalle opere del francese Michel Houellebecq, pubblicato in Italia presso Bompiani. Ci si può arrivare in maniera del tutto casuale, seguendo vie impreviste. Per esempio leggendo Dime Web. Oppure acquistando il mensile Le Scienze – edizione italiana di Scientific American – rinomato per i suoi puntuali articoli sulle ultime scoperte nel campo della fisica quantistica, dell'astrofisica, della radioastronomia, dell'ingegneria genetica, della biologia, dell'informatica, della cibernertica... Tempo fa la rivista pubblicò la recensione del libro di un fisico statunitense, citando di prammatica alcuni passi del testo. L'autore dell'opera, in una sorta di gioco a incastri e di rimandi, in una specie di matrioska a caratteri di stampa, citava a sua volta Houellebecq. O meglio, sosteneva che il letterato nato negli anni Cinquanta alla Reunion fosse uno dei romanzieri che più correttamente, senza facilonerie e dilettantismi, acquisivano nei loro scritti in maniera funzionale alla trama, i risultati raggiunti dalla ricerca nel campo del subatomico, a partire dai primi, ribollenti anni del XX secolo – con Planck, Einstein, Bohr, Heisenberg, Pauli, Dirac, Schroedinger, etc.

Michel Houellebecq



Ma cotal Houellebecq, celeberrimo autore transalpino di padre bretone, sulla bocca di tutti per aver firmato il pluridecorato e vendutissimo libro Le particelle elementari di fine '900, come poteva ricollegarsi addirittura alla fisica nucleare, come ogni buon esponente che si rispetti della narrativa hard science fiction? Non era forse anche lui uno della moltitudine di scribacchini da premi letterari pompati (se non truccati), un pennivendolo gettato dalle case editrici nelle arene dei concorsi a premi a scannarsi coi suoi pari per il podio, spinto dagli editor a modificare e uniformare alle mode le sue fatiche così da attirare sempre più pubblico con storie incentrate su argomenti interessanti per quelle lettrici e quei lettori affetti dalla sindrome del ficcanaso, del guardone, del peeping tom? Non era per caso MH un nome per acquirenti da top ten sconto 15 del supermercato e per massaie in più o menopausa, la cui unica bussola libraria è costituita dall'attrazione morbosa per ciò che fanno gli altri, la stessa molla che spinge l'identica platea a inebetirsi con reality e telenovela – versione elettronica di quelli che fino a pochi lustri fa erano in edicola i libracci rosa fabbricati in serie – paperback da un tanto al chilo, costruiti con il piede sinistro da piccoli artigiani degli intrecci, forse ex maestri elementari dalle velleità autoriali, ghost writer di se stessi, coi loro mille pseudonimi, spesso femminili e sempre improbabili?

Ancora Houellebecq...



Solitamente gli autori mainstream, alla gilda dei quali sembrava poter appartenere pure Houellebecq, si occupano – sebbene con una maggior capacità di costruzione della trama rispetto al pattume di cellulosa e inchiostro che d'estate veniva riproposto nei chioschi rivieraschi, macchiato d'anilina e imbustato a lotti di tre – di amori, di litigi, di tradimenti, di figli, di padri, di madri, di viaggi, di amicizie, di lavoro, di spiagge esotiche, di vestiti, di morte, di sesso. La bassa commedia e l'infima tragedia umana, insomma, va in scena sulle loro pagine – interpretata da personaggi comuni o famosi, comunque su alti livelli di attinenza al reale. Il risultato è sovente di una noia e di una banalità estrema.
Cosa potrebbe indurre a scartabellare chili di candidati al macero immediato solo per sapere con chi fa le corna X, chi è il vero cugino di Y o come ha fatto K a diventare miliardario e playboy? Perché mai qualcuno dovrebbe appassionarsi a novelle che ricalcano in maniera pedissequa il tedio e le miserie della vita quotidiana?

La letteratura "di genere" e lo scrittore protagonista del romanzo: Stephen King.




È per questo che normalmente i lettori di fumetti più onnivori e irrequieti, quando sentono forte l'influsso della magia libresca, dirottano sulla cosiddetta letteratura “di genere” (fantascienza, fantasy, horror, thriller, etc.), per non dire “di evasione” (dalla gabbia della tavola?), cercando comunque di rimanere sempre su un discreto piano qualitativo: per esempio King, Simmons, Fforde, Zafòn, Avoledo, Martin, Vargas, Farneti, Grangé, Lindqvist – per rimanere fra i vivi; oppure vanno sui classici del canone occidentale, maestri della penna che non tradiscono mai e che avevano capito (addirittura fin dalla preistoria omerica, dal rinascimento umanista dantesco e dal Seicento di Cervantes e Shakespeare) l'importanza essenziale di aggiungere elementi fantastici, mostruosi, soprannaturali o quantomeno stranianti (il gotico, il romantico...) nei loro racconti: Dickens, Hugo, Dumas, Stevenson, Melville, Manzoni, Wilde e via dicendo – fino ad arrivare ai fondatori della nuova onda – Poe, Wells, Lovecraft.
Arduo però definire Houellebecq autore di letteratura “di genere”. Impossibile, d'altronde, arruolarlo – se non per forza, come sui velieri del '700, oppure come ammutinato – nell'equipaggio mainstream. Stiamo assistendo, allora, alla nascita di un nuovo classico? Potrebbe essere...
Nell'opera di Houellebecq centrali sono i rapporti interpersonali – invariabilmente difficoltosi, se non assenti – e, soprattutto, l'elemento autobiografico, anche se è quasi impossibile capire dove finisce lo scrittore e dove inizia la creatura letteraria. L'artista – o meglio, una delle sue maschere, una delle sue caricature – è addirittura uno dei protagonisti nell'opera La carta e il territorio. Lo stesso rompicapo d'inganni e di trappole (e di nemmeno tanto sottile narcisismo!) si avverte potente negli scritti di Stephen King – soprattutto quando il personaggio principale è un narratore tormentato (Shining, La metà oscura, Misery, etc.) – o direttamente l'autore (La Torre Nera).


Nel settimo e ultimo romanzo della serie La Torre Nera (The Dark Tower, 2004) uno dei protagonisti è lo stesso autore, Stephen King




Il protagonista è sempre maschile. E' colto, borghese, indipendente. L'uomo in questione ha una discreta o addirittura un'ottima disponibilità economica che gli consente un'ampia libertà d'azione. Il denaro gli può essere arrivato per linea di successione famigliare, ma il capitale è stato comunque accresciuto grazie alla professione esercitata oppure, e più spesso, grazie all'inventiva artistica. Il fotografo e pittore al centro del romanzo La carta e il territorio (2010) accumula in pochi anni una fortuna in decine milioni di euro dipingendo una serie di quadri, dedicati alle arti e ai mestieri, con uno stile che - leggendo le descrizioni del romanziere - sembra essere un'evoluzione pop, postmoderna e fotorealistica dell'illustrazione a soggetto educativo–dottrinario propria del realismo socialista, con una preferenza per la versione cinese, particolarmente kitsch, dove la “laccatura della realtà” (la лакирование di cui parla G. P. Piretto nel suo puntuale saggio Il radioso avvenire, Einaudi, 2001) era se possibile ancor più accentuata e sfacciata rispetto a quanto avveniva nell'URSS (potrebbe essere utile, al fine di meglio “visualizzare” questa tecnica dalle potenzialità miliardarie, sfogliare il bel catalogo della Taschen dedicato ai manifesti della diffusione dottrinaria maoista, Chinese Propaganda Posters del 2008).

Santificazione della lavoratrice nei manifesti di propaganda politica maoista.



L'ottusità della burocrazia è presa spesso di mira nelle pagine di Houellebecq. Professioni e incarichi nell'Amministrazione Pubblica – come accade nell'allucinante Estensione del dominio della lotta, popolato da esperti di informatica che devono tenere dei corsi per dipendenti del Ministero dell'Agricoltura – vengono inevitabilmente associati al degrado delle periferie e alla grigia bruttezza della nuova architettura urbana, fatta di scatoloni in vetracciaio, escogitata da progettisti–filosofi per non permettere più al cittadino di distinguere il luogo di lavoro dai locali abitativi; per far nascere un uomo nuovo, un Uomo Lavoratore, univocamente volto alla produzione. Unico spazio di svago, l'ipermercato. La distopia del Metropolis langhiano fa capolino un po' dovunque. Nello squallore più totale i rapporti interpersonali si disgregano, le amicizie non possono nascere, gli affetti abortiscono immediatamente, la famiglia esplode. Il protagonista perde sempre più velocemente il terreno sotto ai propri piedi. Invecchia, mantenendo intatti i desideri della gioventù. Avvicinandosi alla fine del millennio, e poi superandola, ragazze sempre più discinte e precocemente disinibite ruotano intorno alla sua esistenza – ardentemente e morbosamente desiderate, seppur lontane e irraggiungibili.
Restano solo il cinismo, il giudizio implacabile su se stessi e sugli altri, la solitudine, l'angoscia, la depressione, gli psicofarmaci, l'alcool, la pulsione ormonale senza sfogo, il rifiuto dell'invecchiare, la masturbazione, la morte.

Depressione e arte: Vincent Van Gogh, 1890 (Vieil homme en pleurs)




Le crisi economiche sempre più frequenti e sempre più gravi dell'economia liberista di stampo americano – innescate dalla bolla del digitale e dall'undici settembre – precipitano ancor di più la situazione. Sullo sfondo del crollo dell'Occidente, delle sue tradizioni e dei suoi ideali si agita lo scontro fra culture differenti, forse troppo, e la difficoltà dell'integrazione.
Alcune posizioni dell'autore sull'Islam gli hanno fruttato querele e visite in tribunale, dove è stato assolto. Assolto perché i giudici a Berlino hanno capito il carattere fondamentalmente satirico e paradossale di molte delle pagine all'apparenza più cattive e implacabili nell'opera dell'autore. Inoltre, nelle cosiddette democrazie occidentali, resiste ancora – seppur con gravi lesioni ed eccezioni – il diritto alla libertà di pensiero, di espressione, di critica...
Rimanendo spesso nei confini sottili della parodia, i contatti con l'altra metà del cielo sono imperniati frequentemente sull'erotismo e sulla pornografia. L'amore è possibile, ma solo attraverso e come naturale conseguenza di un più che soddisfacente congiungimento carnale. Il disfacimento naturale del corpo con il passare degli anni porta al tramonto dell'amore e al cambio di compagna o compagno. Poi l'inesorabile cammino, sempre più accelerato, verso la senescenza e il trapasso – con scelte radicali sul “fine vita” che possono arrivare fino al suicidio o all'eutanasia. Anche questa particolare attenzione che MH dedica alla sfera sessuale e all'universo femminile – con ritratti tranchant di donne isteriche, ficcanaso, chiacchierone, veterofemministe, perfide, megere, etc. – gli ha scatenato contro la canea del giornalismo politically correct. Il romanzo Piattaforma è stata la pietra dello scandalo, con il suo modo di affrontare senza barriere e senza tabù il tema del turismo sessuale nei paesi esotici (Cuba, Thailandia...), affrontando da angolazioni scomode e inedite spinosi e scottanti argomenti, come quelli della pedofilia, della prostituzione come scelta di vita, del sesso estremo. Il protagonista si muove nel mondo alla ricerca di piaceri erotici a pagamento. Pagine molto forti – occorre dirlo – accolgono il lettore, rendendo questo libro adatto unicamente a un pubblico adulto. 


Lo squallore del turismo sessuale in Thailandia


Un'edizione francese di Estensione del dominio della lotta (1994)




Ed è da questa... piattaforma di lancio che partiamo per addentrarci nella "dimensione accanto" della narrativa di MH, da sempre interessato al fantastico come dimostra anche il suo unico saggio, dedicato al lavoro di H. P. Lovecraft, il Sognatore di Providence: Contro il mondo, contro la vita (Contre le monde, contre la vie, 1991). 
Se nell'opera prima Estensione del dominio della lotta (Extension du domaine de la lutte, 1994) veniva pagato solo un piccolissimo tributo alla letteratura “di genere”, con un breve e abortito progetto di omicidio come rimedio all'insoddisfazione nell'approccio sessuale, in Piattaforma (Plateforme, 2001) si fa largo un'idea molto particolare di utopia. Un'utopia mondana e commerciale, basata sulla creazione di una rete internazionale di villaggi–vacanze per facoltosi, sulla falsariga del Club Med, incentrati sull'erotismo libero e aperti solo ai maggiori di 16 anni. Il turismo sessuale – in una parodia definitiva sulla mercificazione globalizzata del corpo nell'era Internet – diventa così perfettamente legale e non più oggetto di riprovazione e vergogna. Il Sessantotto – nella sua incarnazione più libertaria e libertina – si realizza completamente, anche se con la mediazione del denaro. La chiusura è potente, e può essere oggetto di un doppio livello di lettura. L'attentato terroristico di matrice islamica che nell'apocalittico finale semina morte e distruzione in uno dei nuovi porno–villaggi in nome della sharia, facendo crollare nel fumo e nel sangue quell'idea di moderna liberazione sessuale, è una condanna dei terroristi–punitori o delle vittime–punite?

Un'edizione francese di Piattaforma, 2001



La clonazione umana (in certe interviste Houellebecq si mostra convinto della sua inevitabilità) costituisce uno degli assi portanti del volume Le particelle elementari (Les particules élémentaires, 1998), opera incredibilmente cruda e scoperta sulla condizione umana e sulla solitudine di chi non riesce a omologarsi. Uno dei protagonisti è uno scienziato, frustrato dall'assenza di una vita sessuale normale, incapace di decidere sulla propria, in parte inespressa, omosessualità. Il fratello sceglie la via di Venere, ma anche le sue esperienze carnali saranno – a dir poco – fuori dal comune. Il futuro cancellerà l'oppressivo grigiore del XX secolo, dominato dal crollo di ogni criterio estetico. Grazie alle scoperte scientifiche, grazie all'informatica, alla fisica e all'ingegneria genetica, la popolazione terrestre pian piano si rinnoverà, attuando la profezia – o la speranza – di Nietszche, per cui l'Uomo è come una corda tesa fra la Bestia e il Superuomo, una fune sospesa sull'Abisso.


Un'edizione italiana del libro Le particelle elementari, 1999




Vero e proprio romanzo di fantascienza e di fantapolitica, pesantemente influenzato dalle filosofie classiche utopiste e dalla narrativa contemporanea della distopia, è La possibilità di un'isola (La possibilité d'une île, 2005). Le consuete venature di critica e satira sulla società – occidentale e americanizzata – sono profonde e marcate, tanto che il centro d'equilibrio narrativo, molto più che nelle Particelle, è il mutamento definitivo della società stessa. Una setta di libertini e nudisti, convinti dell'esistenza di una civiltà aliena al ritorno della quale la Terra dovrà prepararsi e fanatici assertori di un'egoistica politica no children, acquista una popolarità spirituale sempre maggiore, raccogliendo in immense banche del DNA il lascito genomico dell'Uomo. Nella distribuzione dei capitoli le vicende dei protagonisti all'interno e all'esterno della congrega negli anni del debutto della nuova religione, destinata a soppiantare i credo storici dopo la violenta morte del suo leader, viaggiano in parallelo con i commenti vergati nel XL secolo da due lontani discendenti/gemelli del personaggio principale al suo diario. Il Mondo si è quasi spopolato, è stato stravolto da sconvolgimenti naturali, che ne hanno mutato profondamente l'aspetto, soprattutto per quanto riguarda l'acqua dei mari e degli oceani. I nuovi padroni del pianeta sono cloni dei primi aderenti al progetto genetico della setta. Anche loro, come la Terra, sono radicalmente modificati: si nutrono come le piante, con la fotosintesi, assumendo solo liquido e sali minerali. Hanno rinunciato al cibo e ai contatti carnali. Vivono isolati gli uni dagli altri, contattandosi solo via rete telematica, in un'organizzazione sociale che sembra quasi rimandare agli Spaziali asimoviani del Ciclo dei Robot. I vecchi umani sono degenerati e regrediti a uno stadio primitivo e ferino; vivono tra i rifiuti e le rovine delle antiche civiltà. Di nuovo l'accenno nicciano, con il ribaltamento della profezia filosofica, e poi una decisa strizzata d'occhio al futuro immaginato da H. G. Wells nel 1895, con La macchina del tempo con la terribile società dell'anno 802.701, divisa fra i mostruosi Morlocchi e gli inutili Eloi. L'Umanità è sì scomparsa, ma si è evoluta e devoluta contemporaneamente, prendendo vie diametralmente opposte. Da una parte la Bestia e dall'altra il Superuomo, in un Abisso di sfacelo e solitudine assoluta.

Un'edizione francese del romanzo La possibilità di un'isola (2005), con un fotogramma del film che ne è stato tratto




Il futuro si dipana davanti agli occhi del lettore nell'ultimo romanzo di Houellebecq in ordine di pubblicazione, il già citato La carta e il territorio (La carte et le territoire, 2010). Il protagonista pittore, con i milioni di euro incamerati grazie all'immenso successo dei suoi quadri, che hanno raggiunto, in una sorta di realtà alternativa del mercato dell'arte globale, quotazioni paragonabili a quelle di Van Gogh, riacquista quella che fu una vecchia proprietà familiare di campagna. Ne amplia il terreno, costruisce una recinzione, la fa attraversare e circondare da una strada. E poi si chiude dentro, per anni, in perfetta solitudine come i nuovi uomini dell'opera La possibilità di un'isola. Intorno a lui il tempo trascorre - come accadeva al protagonista di The Time Machine. La Francia, l'Occidente, la comunità... tutto muta. E questa volta l'ottimismo prevale – un personalissimo ottimismo, non alieno dalla consueta satira pungente! Nel XXI secolo inoltrato il totale trasferimento della produzione industriale in Asia – Cina e India in testa – ha permesso al cittadino europeo di tornare a occuparsi dell'estetica, dell'ambiente, dei cibi tradizionali, del proprio territorio.

Un'edizione francese del libro La carta e il territorio (2010)



L'inquinamento è scomparso, insieme all'arroganza, alla cattiveria, alla paura e agli altri frutti avvelenati dell'11 settembre e delle crisi economiche conseguenti. I flussi di clandestini dal Sud si sono spostati verso le nuove frontiere produttive, ma attraversare l'Oceano Indiano è molto più pericoloso del Mediterraneo: feroci pirati depredano immancabilmente le imbarcazione dei migranti, gettandone a mare gli occupanti.
Un Nuovo Ordine Mondiale. 

Le coincidenze forse sono davvero significative. Lo stesso giorno dell'attentato al periodico satirico Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015, usciva in lingua originale francese (e la settimana successiva in italiano) il tanto atteso ultimo romanzo di MH, Sottomissione (Soumission), nel quale l'Islam ha un ruolo centrale. Come molte opere precedenti firmate dall'autore anche quest'ultima tenta un analisi delle crisi e delle tensioni attuali proiettandone una risoluzione nel futuro. Il domani, come fosse la conclusione di un romanzo chiamato Storia recente e cronaca, è la soluzione dell'intreccio narrativo costituito da quanto succede oggi – nella società, nella politica, nei costumi... A differenza di quei romanzi che prospettano per l'Europa un avvenire negativo - di conquista violenta o di sempre crescente e arrogante occupazione del potere - sotto il segno della Mezzaluna (come la trilogia dell'Italia islamica di Prosperi, o Flashback di Simmons, oppure Attacco all'Occidente di Farneti), Sottomissione costruisce un ragionamento più articolato – per certi versi sorprendente e inaspettato, conoscendo le passate posizioni personali dell'autore nei confronti dei seguaci di Maometto; ma, come sempre avviene negli scritti di Houellebecq, arduo è distinguere dove si celi davvero il pensiero reale dello scrittore, e dove invece si navighi nel mare del paradosso, della metafora, dell'ironia e della satira... La risposta al perché della volontaria e non forzata scelta islamica della Francia (e di altri Paesi europei) nel domani a noi vicino e familiare narrato dal romanzo, è tutto sommato “sociologica”. In una società sempre meno “virile” e sempre più “femminilizzata”, in una società dove ogni spinta ideale è definitivamente defunta, in una società che non ha più nessun rispetto per le sue tradizioni – a partire dalla famiglia e dalla diversità “naturale” dei ruoli fra l'uomo e la donna, in una società completamente accecata dalla dittatura del consumo – il Corano diventa la soluzione regina, una nuova opportunità, una seconda vita completamente slegata dal passato, come sottolinea il finale del libro. Il quasi colpo di stato durante la sessione elettorale, la situazione ebraica, le scelte di campo della destra “identitaria”, lo stravolgimento dell'assetto bipartitico ultradecennale, la scomparsa del crimine urbano... Molto, delle nuove situazioni che si vengono a creare nella Francia “musulmana”, viene volutamente soltanto accennato dall'autore e a volte tenuto sottotraccia. Certa è solo la modalità soft della transizione verso l'Islam. Più che il quadro completo, sono i singoli e sofferti rapporti interpersonali, come abbiamo visto, il punto focale dei romanzi di Houellebecq. Per il protagonista di Sottomissione – un professore universitario che dovrà convertirsi all'Islam per continuare a insegnare alla Sorbona, appena “comprata” dai soldi delle “petromonarchie” - la principale calamita che lo spinge verso il nuovo credo è il sesso, che si somma ad altri sogni “proibiti”. La poligamia (e dunque la possibilità di avere una moglie più “ordinaria” per le faccende domestiche e per la cucina e altre consorti giovanissime per le “altre faccende”, ragazze capaci di suscitare nuovo desiderio in un corpo di mezza età, opportunamente scelte da una sapiente mezzana); la donna timida, antica, che si concede senza tanti “se” e senza tanti “ma”; e a lezione le studentesse ordinate, attente, silenziose e velate...



 


Bibliografia in italiano di Michel Houellebecq

- Le particelle elementari, Bompiani (1999
- Il senso della lotta, Bompiani (2000) 
- Estensione del dominio della lotta, Bompiani (2001) 
- Lanzarote, Bompiani (2002) 
- Piattaforma, Bompiani (2003) 
- Contro il mondo, contro la vita, saggio su Lovecraft, Bompiani (2005) 
- La possibilità di un’isola, Bompiani (2005) 
- La ricerca della felicità, Bompiani (2008) 
- Nemici Pubblici, Bompiani (2009)
- La carta e il territorio, Bompiani (2010)
- Sottomissione, Bompiani (2015)


Bibliografia in francese di Michel Houellebecq 

vedi, per es., Wikipedia France alla voce Michel Houellebecq



Francesco Manetti

P.S. Trovate gli altri interventi sulla letteratura "di genere" andando nella pagina La Biblioteca di Altrove!

UN ANGELO PER GLI ORFANI

Bonelli News

di Saverio Ceri

Continua la marcia di avvicinamento all'uscita della prima serie mensile bonelliana a colori: Orfani. Ieri sulla pagina Facebook della serie, e sul suo blog, Roberto Recchioni ha pubblicato cinque character poster, uno per ognuno dei protagonisti della serie, rendendo noti in maniera ufficiale anche i loro nomi di battaglia: il Boyscout, la Mocciosa, l'Eremita, il Pistolero e l'Angelo. Quest'ultimo soprannome era stato oggetto poco più di un anno fa di un non-concorso lanciato dallo stesso Recchioni sul suo blog.
Scoprite anche voi i nuovi eroi bonelliani nelle immagini qui sotto, che sembrano, se pur non accreditate, essere opera del co-creatore della serie Emiliano Mammucari.
 
il BOYSCOUT


il PISTOLERO

l'EREMITA

l'ANGELO

la MOCCIOSA

Saverio Ceri


P.S. Con questo intervento Dime Web pubblica il suo duecentesimo post!

N.B. Trovate le altre Bonelli News nella pagina apposita!

lunedì 22 luglio 2013

L'ATLANTE DI MISTER NO. "D": DA "DAN" A "DRAKE, DETECTIVE JERRY

di Massimo Capalbo

Dopo il grande successo delle prime puntate, eccoci giunti al quarto appuntamento con l'Atlante di Mister No. Buona lettura!. (s.c. & f.m.)


Disegno originale di Carlos Alberto Santos per la copertina del numero 8 portoghese di Mister No
Legenda

  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’Atlante.

  • I nomi dei personaggi cui è dedicata una voce sono indicati per cognome - ovviamente se questo è conosciuto (per esempio: AMARAL, STELIOREMY, ANOUK). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (per es.: ESSE-ESSE invece che KRUGER, OTTO). Riguardo poi a personaggi come O BISPO ed EL LOCO, le voci a loro dedicate sono state inserite sotto l’iniziale del nome, invece che sotto l’iniziale dell’articolo: per es., EL LOCO, si trova alla lettera L di LOCO e non alla lettera E di EL (che in spagnolo è appunto un articolo e corrisponde al nostro IL).

  • I personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con il nome della loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.: DEMONE ETRUSCOGIUSTIZIERE DI BONAMPAK).

  • Quando i personaggi vengono citati in una voce che non è a loro dedicata, solo il cognome è scritto in neretto e stampatello, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (per es.: nel testo della voce ANACONDA, il personaggio Daniel Murdock è citato come Daniel MURDOCK). L’unica eccezione a questa regola riguarda il protagonista della serie, il cui nome - attenzione: non il nome proprio Jerry Drakema appunto il soprannome MISTER NO - è sempre scritto in neretto e stampatello, tranne ovviamente quando è inserito nel titolo di un fumetto o di un libro (per es.: Mister No Index Illustrato,Mister No Riedizione If).

  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace. Per esempio, la storia dei nn. 17-20 viene indicata con il titolo del n. 19, "Operazione Poseidon" perché esso è più rappresentativo, più calzante rispetto ad Agente segreto Zeta 3 e Tragica palude, che sono i titoli rispettivamente del n. 17 e del n. 19 (del tutto avulso poi il titolo del n. 20, Evasione!, visto che si riferisce alla storia successiva). 

Per le Note sui collegamenti ipertestuali e le Note sulle illustrazioni vedi la prima parte.

Cover per l'albetto Jivaros edito da Glamour. disegno di Roberto Diso

D
DAN
DEMONE ETRUSCO
DIO ALATO
DIO GIAGUARO
DRAKE, JEROME senior
DRAKE, detective JERRY



DAN

Etnia della Costa d’Avorio e della Liberia, conosciuta anche come Gio e famosa per la produzione di un’ampia varietà di maschere rituali. I Dan compaiono nella seconda parte di Africa! (G. Nolitta e L. Mignacco [sog.&scen.] – L. Dell’Uomo [dis.], nn. 167-169), ambientata nella regione ivoriana dei Monti Nimba. 


Mister No n. 168, maggio 1989. Disegno di Diso.


Mister No n. 169, giugno 1989. Disegno di Diso

Guidati dal cacciatore francese Andrè Quemac, MISTER NO e i connazionali conosciuti a bordo del cargo che lo ha portato in AFRICA – il ricco Warren Wolfhart (che si rivelerà essere un bancarottiere) il pittore John Aarko e sua moglie Etheria – vengono ospitati a Dandlè (il villaggio dei Dan), dove vive anche la coppia di antropologi James e Margareth MEREDITH.
Ben presto, nel villaggio africano avvengono misteriosi delitti: i colpevoli, come scoprirà MISTER NO, sono proprio i coniugi MEREDITH, che nascondono nel loro passato un oscuro segreto.
Se nella storia i personaggi di pelle bianca sono tutti ben caratterizzati, tra i Dan, invece, sono solo due le figure incisive: il fabbro-stregone del villaggio, Tamè, e suo figlio Wubuà. Si tratta di personaggi antitetici: Tamè, che nella sua officina intaglia le maschere sacre, è un uomo saggio e, seppur ospitale con i bianchi, si mostra assai geloso dei suoi segreti e delle tradizioni della sua gente; il secondo, invece, che parla in modo grottesco  - il suo linguaggio è simile a quello degli ascari della serie di Hugo Pratt Anna della giungla (1959), che forse Mignacco ha voluto omaggiare - e sembra inoffensivo, è in realtà un individuo infido e avido, il tipico selvaggio che si fa corrompere facilmente dai bianchi. 

Tamé accanto a una delle sue maschere sacre – MNO 168, p. 52.
L’infido Wubuà – MNO 168, p. 49.
Nel caso specifico, Wubuà viene pagato sia da Wolfhart affinché gli procuri di nascosto le maschere sacre, sia dai MEREDITH, che lo rendono complice dei loro delitti.  Indossati la maschera e il costume di una divinità del villaggio, Wubuà cercherà di uccidere MISTER NO, ma verrà ucciso dallo stesso James MEREDITH, che in tal modo gli tapperà la bocca e si costruirà un alibi. Oltre a venire indossate dagli assassini, le maschere sacre dei Dan sono al centro di una suggestiva sequenza, quella della festa notturna in cui alcuni uomini del villaggio impersonano le principali divinità della tribù: uno di essi, che interpreta Kaglè, spirito maligno e dispettoso, strappa alla bella Etheria il reggiseno con il suo bastone uncinato, beccandosi un pugno dal geloso marito John Aarko
   

Il malizioso Kaglé si mostra interessato alla bella Etheria – MNO 168, p. 41.



DEMONE ETRUSCO

Compare nella bellissima storia omonima dei nn. 131-133, realizzata dalla coppia Nolitta-Diso e ambientata in ITALIA nella primavera del 1944, durante la SECONDA GUERRA MONDIALE

Copertina di Mister No 132. Disegno di Roberto Diso

Il demone etrusco non è una vera entità malefica, bensì il capitano Erich Mahler, un ufficiale tedesco che - travestito da Tuchulca, dio etrusco degli Inferi, e armato dell’affilata punta di una lancia - sparge il terrore tra le truppe americane in stanza nell’Alto Lazio, uccidendo i militari che compiono scavi archeologici clandestini. A smascherare il feroce assassino, al termine di una tenace indagine personale, sarà proprio MISTER NO, a cui il demone etrusco ha ucciso due cari amici: il capitano Stafford e il soldato semplice Martinez. MISTER NO scoprirà inoltre che Mahler è in combutta con il conte Sinisbaldi, un aristocratico del posto che si era fatto credere amico degli americani, e della cui bella figlia Claudia, il Nostro si era quasi innamorato (memorabile la scena in cui i due fanno l’amore nel bosco). 

Faccia a faccia tra Mister No e il demone etrusco – MNO 132, p. 70.


Mister No sta per fare una brutta sorpresa al capitano Mahler – MNO 133, p. 41.
Lo scontro finale tra MISTER NO e Mahler avverrà nel suggestivo scenario del Parco dei Mostri di Bomarzo, dove il Nostro avrà un’amara sorpresa: complice dell’assassino è anche Claudia Sinisbaldi, sentimentalmente legata al tedesco. La donna, armata di un mitra, cercherà di vendicare il suo uomo, ma verrà uccisa dagli uomini del capitano Hamlyn, capo del Servizio Informazioni dell’esercito americano. 


Uno dei "mostri" del Bosco Sacro di Bomarzo prima del restauro: così sarebbe apparso a Mister No nel 1944.

Curiosità: Con molta probabilità, Nolitta ha tratto l’idea dell’assassino mascherato da Tuchulca dal film di Antonio Crispino L’etrusco uccide ancora (1972), dove si narra di uno psicopatico che uccide le coppiette che si appartano nelle tombe etrusche, facendosi credere, appunto, il suddetto dio degli inferi. Non è questo, peraltro, l’unico punto di contatto tra la storia nolittiana e il genere cui appartiene il film di Crispino, ossia il thriller italiano: l’abbigliamento di Claudia Sinisbaldi nella scena conclusiva – cappellaccio che cela il volto e impermeabile scuro – rimanda agli assassini dei thriller di Dario Argento, Profondo rosso in particolare. A differenza però dei serial killer dei film citati, Mahler non uccide perché spinto dalla follia, bensì, come rivela la stessa Claudia a MISTER NO, per un motivo ben preciso: punire gli americani e i loro complici italiani per il saccheggio delle tombe etrusche. Non si tratta quindi di omicidi gratuiti, ma questo, naturalmente, non giustifica la ferocia sanguinaria dell’ufficiale tedesco. 

Claudia Sinisbaldi, compagna e complice di Mahler - MNO 133, p. 54.

DIO ALATO

E’ il nome che in Giungla! (T. Scalvi [sog.&scen.] - R. Diso [dis.], n. 100) una tribù di indios ha dato a un vecchio Douglas DC-3, precipitato nella foresta nel 1944. 
Mitica copertina di Gallieno Ferri per celebrare il centesimo albo di Mister No.

Anni dopo, i suddetti indios fanno prigioniera Patricia ROWLAND, la quale si era recata nella giungla per recuperare una preziosa statuetta precolombiana che l’aereo stava trasportando. Per sfuggire alla prigionia, Patricia si mette in contatto con MISTER NO ed ESSE-ESSE, convincendo il capotribù che essi  sono gli inviati del dio alato e che riusciranno a farlo volare; in caso contrario, gli indios uccideranno tutti e tre. Dopo non poche peripezie, MISTER NO riuscirà a far alzare in volo il DC-3, salvando se stesso e i suoi amici.

Il relitto del Douglas DC-3 – MNO 100, p. 14


Il DC-3 si libra nel cielo dell’Amazzonia – MNO 100, p. 98.


DIO GIAGUARO

Al pari del DEMONE ETRUSCO, anche il dio giaguaro della storia omonima (G. Nolitta [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 34-35) è un assassino mascherato, e anch’egli usa un’arma particolare per compiere i suoi delitti: un artiglio d’acciaio. 



Copertina di Mister No 34. Disegno di Gallieno Ferri

Mister No contro il dio giaguaro – MNO 35, p. 29.

La vicenda si svolge in una cornice evocativa e inquietante: il sito archeologico di San Augustín (COLOMBIA), un luogo ricco di sculture precolombiane raffiguranti divinità zoomorfe. MISTER NO vi accompagna il professor Bishop, appassionato di archeologia, che deve visitare la fattoria appartenuta a un suo defunto amico, Brett Carradine. Nel suo testamento, Carradine ha dato a Bishop la possibilità di visionare la proprietà ed eventualmente venderla: il ricavato verrà destinato all’Università di Yale. La fattoria, chiamata Los Idolos, è abitata dall’affascinante Blanche, nipote di Carradine, e dal suo fidanzato, l’ex atleta olimpionico Erik Svenson. E’ proprio quest’ultimo, in combutta con Blanche, a massacrare i poveri indios della zona, travestendosi da dio giaguaro: ciò allo scopo di spaventare gli aspiranti compratori di Los Idolos, dato che i due hanno scoperto che nella proprietà è presente un filone d’oro. L’epilogo sarà tragico per entrambi: Erik verrà ucciso dal pilota in uno scontro a fuoco; mentre Blanche, per evitare il carcere, ingerirà del veleno e morirà tra le braccia del pilota. Alla fine, l’oro scoperto dalla diabolica coppia si rivelerà essere semplice pirite aurifera, minerale che non ha alcun valore: un’ulteriore beffa del destino per Blanche e Erik.

Mister No n. 35, aprile 1978. Disegno di Ferri.

   
La rabbia di Erik Svenson – MNO 35, p. 71.

Blanche muore tra le braccia del pilota – MNO 35, p. 93.

  
DRAKE, JEROME senior

Il padre di MISTER NO. Nell’episodio Vent’anni dopo (L. Mignacco e M. Masiero [sog.&scen]- O. Suarez/R. Diso/F. Busticchi e L. Paesani [dis.], nn. 292-294), Drake senior esce dal carcere di Rikers Island, dove ha scontato vent’anni per omicidio, e, con il denaro lasciatogli dal figlio Jerry (che Jerome non vede da quando, nel 1940, Drake junior lasciò NEW YORK per la prima volta), parte per MANAUS

Mister No 292. Copertina di Roberto Diso

Drake senior si accinge a lasciare Rikers Island – MNO 292, p. 6

Il primo incontro tra i due Drake, che avviene nel bar di PAULO ADOLFO, non ha un esito positivo: MISTER NO rifiuta i soldi che il padre intende restituirgli e lascia arrabbiato il locale. A casa sua, il pilota racconta a ESSE-ESSE le ragioni del dissidio con il genitore, che risalgono a quando, nel 1938, Drake senior aveva ucciso il giornalista, e suo ex compagno d’armi nella guerra civile spagnola, Logan Sinclair, a cui il piccolo Jerry era affezionatissimo. Dopo il processo, Jerome non aveva voluto spiegare al figlio i motivi del suo gesto, e Jerry aveva troncato i rapporti con lui. I due si riavvicinano quando Jerome, giunto a MANAUS proprio per raccontare la verità a MISTER NO, rivela a questi che ad uccidere Logan era stata in realtà la polacca Petra e che lui, innamorato della donna, si era preso la colpa per evitarle il carcere. Petra - che aveva combattuto in Spagna nella Brigata Navajo, comandata da Jerome e di cui faceva parte anche Logan – aveva ucciso il giornalista perché questi, tradendo i suoi compagni, si era messo d’accordo con i nemici nazionalisti per appropriarsi di una cassa di lingotti d’oro, nascosta sulla Sierra Nevada. Logan e i suoi alleati avevano però scoperto che l’oro era stato misteriosamente trafugato.  

Rapporti difficili tra papà Jerome e il piccolo Jerry – MNO 292, p. 64.

Fatta finalmente la pace con suo figlio – il quale scopre con stupore che il noioso professor Drake, a suo tempo padre assente e taciturno, è in realtà un eroe di guerra e gli somiglia molto più di quanto pensasse -,  Jerome parte assieme a lui e a ESSE-ESSE per Santiago del Cile, dove si è dato appuntamento con Domingo, un altro suo ex compagno d’armi. A Santiago, Drake senior ritrova Petra e  il marocchino Amrhai, il quale aveva guidato a suo tempo la Brigata Navajo sulla Sierra Nevada.  Domingo ha scoperto che a trafugare l’oro spagnolo fu un personaggio che ora si fa chiamare mister Nevada, il quale vive su un’isola al largo delle coste cilene. Mister Nevada – diventato, grazie all’oro, un ricchissimo fabbricante d’armi - ha fatto eliminare diversi ex componenti della Brigata Navajo, ma i suoi sicari hanno fallito con Jerome Drake – che, nonostante l’età, è ancora un ottimo tiratore e un abile combattente - e gli altri reduci di Spagna. Con l’aiuto di MISTER NO ed ESSE-ESSE, Jerome e i suoi amici sbarcano sulla suddetta  isola e riescono a catturare il miliardario, scoprendo che questi è in realtà Gesualdo Rivas, un ex funzionario del governo repubblicano che essi credevano morto fucilato dai franchisti. La loro intenzione è consegnare Rivas a un tribunale internazionale, ma Amrhai, che vuole invece giustiziarlo, costringe Jerome e gli altri a consegnarlo a lui. 

La Brigata Navajo – MNO 293, p. 25

La storia si conclude con MISTER NO che accompagna all’aeroporto di MANAUS suo padre, il quale gli promette che il suo è un arrivederci. Tuttavia, quella di Vent’anni dopo è rimasta la sua prima e unica apparizione nella serie, anche se sappiamo che MISTER NO lo ha rivisto tempo dopo a Caracas. 

Drake padre e Drake figlio si abbracciano all’aeroporto di Manaus – MNO 294, p. 98.

Infatti, nel finale de Il tesoro di Saint-Exupéry (L. Mignacco [sog.&scen.] – M. Bianchini e M. Santucci [dis.] , nn. 360-361), un amico del pilota, l’argentino Roberto Morales, consegna al Nostro, all’aeroporto di MANAUS, una cartolina speditagli da Drake senior, che lo invita a raggiungerlo nella capitale venezuelana. Senza perdere tempo, MISTER NO balza sul suo aereo con destinazione Caracas.
Curiosità: Il n. 293, secondo albo della storia in cui Jerome Drake compare, è intitolato Terra e libertà, evidente citazione dell’omonimo film diretto nel 1995 dall’inglese Ken Loach e ambientato proprio durante la guerra civile spagnola. 

Mister No 293: Terra e libertà. Copertina di Roberto Diso

DRAKE, detective JERRY

Personaggio fittizio nato dalla fantasia di Phil MULLIGAN, nelle sue vesti di scrittore di romanzetti polizieschi per la rivista Crime Stories. Il Jerry Drake in questione, cui MULLIGAN – che si firma Spike Millane - ha dato le fattezze dell’amico MISTER NO, è la versione parodistica del classico detective della narrativa hard boiled, un genere portato al successo da scrittori quali Dashiell Hammett, Raymond Chandler e Mickey Spillane. I primi due citati iniziarono a scrivere sulle pulp magazine, così chiamate perché erano riviste che venivano stampate su carta scadente ricavata dalla polpa (pulp) degli alberi. Ideando il detective Jerry Drake, lo sceneggiatore Maurizio Colombo ha voluto omaggiare proprio le riviste pulp di genere poliziesco come Black Mask e Spicy Detective, sulle cui evocative copertine non mancava mai, accanto all’eroe armato di pistola, una bella ragazza, spesso in abiti succinti.

Mister No 263: in questo albo nasce Jerry Drake Detective. Cover di Roberto Diso.

Quattro sono le storie in cui il simpatico private eye creato da Phil MULLIGAN è comparso: Detective story (M. Colombo [sog.&scen.] – A. Bignamini [dis.], n. 263); L’uomo che ride (M. Colombo [sog.&scen.] – A. Bignamini [dis.], albo allegato a Mister No Speciale n. 12); Storie nere (L. Mignacco [sog.&scen.]- A. Bignamini [dis.], albo allegato a Mister No Speciale n. 13); Una foto che scotta (M. Masiero [sog.&scen.] – A. Bignamini [dis.], nn. 322-323)

Mister No legge divertito le avventure del detective a lui ispirato – MNO 263, p. 18

Nella prima, Jerry Drake scende nelle fogne di NEW YORK per vendicare il suo socio Brett e recuperare il Corvo Birmano, un uccellaccio d’ebano tempestato di diamanti. Eliminati tre pittoreschi malviventi e la dark lady che aveva ucciso Brett, il nostro detective viene sorpreso alle spalle da Cairo il Tunisino, assassino poco sveglio, tant’è che quando deve ammazzare il tempo si mette a sparare agli orologi. Quando tutto sembra perduto, la pistola di Cairo s’inceppa e Drake, recuperate le sue armi, lo crivella di colpi; quindi, uscito all’aria aperta, si sbarazza del Corvo Birmano, tenendosi però i diamanti. 

Primo albetto dedicato a Jerry Drake Detective. Cover di Roberto Diso

Ne L’uomo che ride, Drake indaga su un misterioso assassino con il volto coperto da una maschera. Grazie alle informazioni della spogliarellista Valeria, il detective scopre che l’assassino è Ronnie Hauff, un comico che, dopo aver osato ridicolizzare, in uno dei suoi spettacoli, il boss Tommy Mamba, era stato sfregiato orribilmente dagli scagnozzi del gangster. Deciso a vendicarsi, Hauff attira in una trappola Mamba, ma viene ferito dalla spietata mamma del boss, Concetta, che nascondeva nella borsetta una pistola. Grazie però all’intervento di Drake, il comico sfregiato riesce, prima di morire, a portare a termine la sua vendetta. 

La morte di Ronnie Hauff – “L’uomo che ride”, p. 33.

In Storie nere – dove i personaggi hanno le fattezze dei colleghi di redazione di Phil MULLIGAN/Spike Millane - Jerry Drake si trova al centro di una contesa tra il miliardario Richard Phoenix e il boss Sonny Gennaro. I due vogliono impossessarsi del Fringuello Cingalese, un francobollo in cui è nascosto un microfilm con i piani di costruzione di un jet a decollo verticale, progettato dallo stesso Phoenix. In uno scontro a fuoco, il boss e il miliardario si uccidono a vicenda, e muore anche Vanessa Velvet, un’ereditiera che Gennaro ricattava. Sembra tutto finito, ma due ragazzi, i cugini Belinda (vicina d’appartamento di Drake) e Jimmy, cercano anch’essi d’impossessarsi del prezioso francobollo. Drake però si oppone e l’inesperto Jimmy uccide per errore Belinda. In Una foto che scotta, la trama principale - che si snoda tra Acapulco e Hollywood, e vede MISTER NO e ESSE-ESSE aiutare Phil MULLIGAN, rimasto invischiato in un’intricata storia che coinvolge un potente uomo politico di Los Angeles – corre parallela a un’avventura del detective Jerry Drake intitolata The monster. In essa, Drake viene assunto dalla bella e fedifraga moglie di un miliardario per ricattare quest’ultimo e impedirgli così di divorziare e tagliare fuori la donna dall’eredità. Divertente l’operazione metafumettistica compiuta dallo sceneggiatore: non solo la storia reale di MISTER NO e quella fittizia di Jerry Drake hanno molti punti in comune; ma così come il primo legge - durante il viaggio in aereo per Acapulco - The monster, il secondo, a sua volta, legge Una foto che scotta. L’ultima vignetta del n. 323 mostra infatti il detective Drake che, completata la lettura, si gira verso il lettore sorridendogli. 


Jerry Drake e Sarah Roosters nella storia The monster – MNO 322, p. 24


Curiosità: Con il Corvo Birmano di Detective story, Colombo omaggia palesemente il Falcone Maltese (1930), famoso romanzo di Dashiell Hammett da cui, nel 1941, il regista John Huston trasse un celebre film – Il mistero del falco - con Humphrey Bogart (nel ruolo del detective Sam Spade) e Peter Lorre (nel ruolo del gangster Joel Cairo, cui è ispirato il personaggio di Cairo il Tunisino). Ne L’uomo che ride – la cui copertina cita quella de Il marchio giallo (1953-54), notissimo episodio della serie a fumetti Blake e Mortimer -, la vicenda di Ronnie Hauff è ispirata, come si legge in seconda di copertina dell’albetto, a quella di Joe E. Lewis, un famoso showman degli anni ’20 che venne mutilato da alcuni gangster di Chicago. Attraverso il personaggio di Hauff, Colombo cita anche il film L’uomo che ride (Paul Leni, 1928), tratto dall’omonimo romanzo (1869) di Victor Hugo.  
   


Massimo Capalbo 


N.B. Oltre a seguire i link nel testo potete trovare i collegamenti alle altre lettere dell'Atlante nella pagina della Bussola!