giovedì 31 gennaio 2013

1989: L'INTERVISTA A GUIDO NOLITTA - VERSIONE INTEGRALE

di Francesco Manetti

La "voce" di Zagor


Nel luglio del 1989 - armati di buona volontà e di registratore portatile - Moreno Burattini, Alessandro Monti e il sottoscritto si recarono a Milano in Via Buonarroti n. 38 per intervistare Sergio Bonelli. Le cinquantuno domande e risposte furono sbobinate battendole a macchina, in quanto nessun membro dello staff di Collezionare aveva ancora a disposizione un computer. Il tutto fu successivamente rielaborato e corretto (i 51 quesiti originari sarebbero diventati 47 sul libro ultimato...) per il nascituro Speciale Zagor, previsto inizialmente per la fine dell'anno e poi "slittato" al febbraio 1990 - dopo quasi due anni di lavoro.
Abbiamo ritrovato il dattiloscritto originale e abbiamo pensato di pubblicarlo integralmente (con tanto di scandalosi errori di battuta, passaggi "delicati" e parti tagliate) su Dime Web - quindici pagine, compresa quella dedicata alle nostre considerazioni accessorie e finali. Si tratta di un documento per molti versi inedito che ci consente oggi - a quasi un quarto di secolo di distanza - di "sentire" la viva voce di Nolitta sul suo personaggio più caro, lo Spirito con la Scure! (F. M.)




Sergio Bonelli, qualche anno fa...

























Domande 1/3: la genesi del personaggio e del suo nome.


Domande 3/5: nascita di Zagor, scelta del disegnatore e ideazione della foresta di Darkwood.


Domande 5/10: esperienze nolittiane antecedenti a Zagor e genesi di Cico.

Domande 10/14: i personaggi secondari, nemici e amici (Hellingen, Ramath, Kandrax e il Vampiro).


Domande 14/19: gli altri amici di Zagor & Cico (i trapper, Digging Bill, Bat Batterton, Icaro La Plume).


Domande 19/23: il mondo di Zagor (i soldati, Fishleg e la Golden Baby, Drunky Duck, Guitar Jim, Trampy).


Domande 23/27: ancora i comprimari (Adolfo Verybad e Supermike); Zagor e le donne.


Domande 27/30: ancora su Zagor e le donne (il bacio di Frida); Nolitta e Tex; l'iniziale rifiuto dei cross-over.


Domande 30/34: ancora sugli incontri fra protagonisti di collane diverse; la macchina del tempo; i risvolti "sociali" nelle avventure di Zagor (la giustizia, il razzismo, la violenza, le armi, etc.); tragedia & commedia.


Domande 34/37: le citazioni multimediali in Zagor; il passaggio ad altri soggettisti e le "crisi" creative; la lunghezza delle storie e l'evoluzione del rapporto sceneggiatore/disegnatore.


Domande 38/39. gli altri sceneggiatori di Zagor non citati nei primi albi; perché Nolitta smise di scrivere Zagor.


Domande 39/42: Nolitta e l'abbandono delle sceneggiature zagoriane; la successione di Toninelli; la tiratura di Zagor nel 1989.



Domande 42/48: progetti su Zagor; le storie preferite di Nolitta e quelle meno apprezzate (con uno scherzoso accenno a Castelli); gli Speciali di Cico e gli Speciali di Zagor;  i lettori di Tutto Zagor.


Domande 48/51: il film su Zagor; Mister No e Zagor; perché Indian Circus era a colori.


Considerazioni finali.

DANZE MACABRE: DYLAN DOG 315 E 316

di Francesco Manetti

Angelo Stano - cover man della serie e ideatore grafico del personaggio di Sclavi - si sottopone con umiltà e coraggio al giudizio dei lettori idealmente denudandosi dei panni del disegnatore/esecutore per entrare nel ben più spinoso cilicio dell'autore completo. I disegni che prendono vita, donando morte, sono il tropo della massima aspirazione del fumettista horror: riuscire a soffiare l'anima - ovviamente dannata - nel proprio tratteggio! Il veliero incompiuto, il sogno di Morgana, l'orgia delle ossa umane, le reminescenze dell'Apocalisse negli affreschi sacri, l'imprinting grafico di Schiele, i collegamenti con la pittura antesurrealista di Bosch, il gusto per lo splatter e per le inquadrature mutuato dal cinema del brivido nostrano - Dario Argento in testa, il doppio finale...


Hieronimus Bosch, Trittico del Giardino delle Delizie.



Con La legione degli scheletri, il Dylan Dog n. 315 del dicembre 2012, il nostro Stano, pescando gli ingredienti principali nella pozza delle idee e dei miti (la memoria collettiva letteraria occidentale), cucina un sapido minestrone e non un consommé nouvelle cuisine, combatte con durlindana e non con fioretto. Cucina e combatte, però. Ed è quello che conta.


Angelo Stano, in una foto recente.



Blacky è invece il titolo del Dylan Dog n. 316, datato gennaio 2013. Se nell'albo all-Stano fra i protagonisti vi erano le carcasse umane, qui il fantasma scarnificato è quello di un cavallo. Consueto episodio scritto dal consueto Giovanni Gualdoni, che cura con consuetudine anche la collana.  Con i disegni di Daniele Bigliardo l'ambientazione scelta è quella del bosco e del sottobosco delle corse ippiche - squallide realtà ormai al tramonto nell'era delle scommesse e delle vite rovinate on-line. E al tramonto, nella più pura consuetudine gualdoniana, sembra ormai anche il povero Indagatore dell'Incubo, fra destrieri rinsecchiti e zoccoli amputati.





Succedeva anche sul n. 314, da noi recensito nel post Incubi a occhi aperti: va bene che siamo di fronte a un "anti-eroe", e dunque l'abuso del muscolo e l'abitudine alla facile vittoria (in stile Tex) sono sconsigliabili, però questo consueto sottoporre a pestaggi e lesioni un Dylan sempre più incapace di difendersi, sempre più passivo, sempre più bottom, sempre più in balia degli eventi... tutto questo sinceremente comincia a saturare anche un incallito e accanito bonelliano come il sottoscritto, che chiude diplomaticamente qui.


La copertina di Dylan Dog n. 315, dicembre 2012

Dylan Dog 315
LA LEGIONE DEGLI SCHELETRI
Dicembre 2012
pagg. 100, € 2,90
Testi: Angelo Stano
Disegni: Angelo Stano
Copertina: Angelo Stano



La copertina di Dylan Dog n. 316, gennaio 2013


Dylan Dog 316
BLACKY
Gennaio 2013
pagg. 100, € 2,90
Testi: Giovanni Gualdoni
Disegni: Daniele Bigliardo
Copertina: Angelo Stano




Francesco Manetti


P.S. Trovate le altre recensioni bonelliani sul Giorno del Giudizio!

sabato 26 gennaio 2013

UNA RISCOPERTA. HISTORIA 149, APRILE 1970. IL FUMETTO FUORILEGGE!

di Francesco Manetti

Fascismo & fumetto

Nell'aprile 1970 il mensile Historia delle Industrie Grafiche Cino del Duca dedicò la copertina del n. 149 alla censura e ai divieti che si abbatterono sul fumetto durante gli anni del Fascismo. Abbiamo già trattato l'argomento nel post dedicato al libro Eccetto Topolino. Sul volume della NPE veniva citato l'articolo Non piacevano al "Duce" gli eroi dei fumetti di Giuseppe Arcari pubblicato da Historia 43 anni fa (con un'introduzione del direttore responsabile Alberto Tagliati).
Il pezzo - scritto per un vasto pubblico e non solo per una platea di smaliziati ed esperti fumettofili - ci sembra interessante ancora oggi per due principali motivi: la minore distanza temporale dai fatti raccontati (rispetto al tomo di Gadducci, Gori & Lama) e il linguaggio tardo anni Sessanta che viene usato dall'estensore. Come documentazione riportiamo qui le pagine e la cover riservate dalla rivista di indagine storica al fenomeno della letteratura per immagini diventata improvvisamente "fuorilegge"! (F. M.)


La copertina di "montaggio" (con Topolino, la Tordella, Mandrake, Linus, Olivia, Li'l Abner, Daisy Mae e Flash Gordon) di Historia n. 149. Aprile 1970



L'introduzione di Alberto Tagliati.






 








 




N.B. Trovate i link agli altri interventi extrabonelli sulla pagina Cronologie e index!

VENTICINQUEMILA!

Beh... per un piccolo blog come il nostro curato da due (2) appassionati del fumetto bonelliano - e non solo - 25.000 visite sono un grande record e un enorme motivo di orgoglio!


Saverio Ceri e Francesco Manetti hanno aperto Dime Web il 16 settembre 2012. Dopo poco più di quattro mesi di attività 25.000 contatti significano una media di oltre 6.000 puntate mensili sui nostri post e sulle nostre pagine.
Ringraziamo pertanto di cuore tutti i nostri lettori!
Per l'occasione abbiamo aggiunto tre pagine nuove di zecca, sempre accessibili sotto il logo di testata: Bonelli News (dedicata alle novità e alle anticipazioni di Via Buonarroti), Cronologie (riservata agli interventi "storici" redatti con un'ottica da collezionisti) e Oltre Bonelli (dove trovate tutti i link ai post che si occupano di fumetti non bonelliani, scritti nello spirito di Collezionare).
A proposito di festeggiamenti.... proprio in questi giorni è in edicola Alan Ford n. 524, Vampireide, di Max Bunker e Dario Perucca. Il grande Bunker è da sempre amico di noi veterani del Club del Collezionista - che pubblicammo nel 1988 il primo saggio critico su quella che sarebbe diventata la sua creatura più longeva  e che continuammo poi un proficuo rapporto con l'Alan Ford Index 1-300 e con i redazionali di Alan Ford Story della Mondadori. Con il primo numero uscito nel 2013 (datato febbraio) la storica testata passa dalla Max Bunker Press alla 1000 Volte Meglio Publishing, la casa editrice facente capo a Raffaella Secchi, figlia di Luciano. Una svolta epocale! "In bocca al lupo" da Dime Web, giunta al venticinquemillesimo, all'inossidabile Max! (S. C. & F. M.)

giovedì 24 gennaio 2013

L'UOMO DEI PAPERI: CRONOLOGIA RAGIONATA DEL FUMETTO DI CARL BARKS - I PARTE: 1942 E BIOGRAFIA

di Francesco Manetti

NOTA: Tutto il materiale illustrativo riprodotto in questo post è di proprietà della WALT DISNEY PRODUCTIONS e degli altri aventi diritto ed è qui riprodotto ai soli fini di studio, documentazione e identificazione.

Dopo l'introduzione, in cui stilavamo una breve storia delle maggiori cronologie commentate e della prima saggistica in volume monografico su Carl Barks in Italia, entriamo ora nel vivo del nostro progetto, con la biografia dell'Uomo dei Paperi e con le prime storie disneyane, quelle apparse nel 1942. Ricordiamo che la "base di partenza" per questa lunga serie di interventi è il Collezionare Speciale Carl Barks edito dal Club del Collezionista nel 1989 (con due tirature successive), che verrà qui su Dime Web aggiustato, integrato e aggiornato - evitando così di cadere nella trappola di una banale "ristampa digitale" del volume.


Praticamente un inedito, ripulito da scritte e titoli: l'originale del disegno (matita e china su foglio di carta formato A4) di Luca Boschi realizzato nel 1988 per la copertina dello Speciale Carl Barks di Collezionare. L'artista pistoiese - noto saggista disneyano - si era ispirato a una foto del 1974. Rimasto appeso nella sede del Club del Collezionista fino al 1995 il disegno fa adesso parte di una collezione privata.


1988: una pagina del dattiloscritto dello Speciale Carl Barks di Collezionare (scheda su Cold Bargain del 1957). Una battuta un po' troppo politica e dubbiosa della sincerità della glasnost e della perestrojka gorbacioviane fu eliminata. Notare la scherzosa "censura" vergata a pennarello da Alessandro Monti!
 

La relativa pagina dello Speciale Carl Barks senza la frase "censurata". Matrice originale by Moreno Burattini. Il passaggio "tecnico" precedente al master consisteva in un dattiloscritto in "bella copia" sul quale venivano incollate le immagini in appositi spazi lasciati bianchi (come al tempo degli incunaboli per i capilettera!); il foglio formato A4 veniva poi fotocopiato riducendolo in A5, sforbiciato dei bordi bianchi e incollato su un altro foglio (sempre in A5), dove veniva apposto il numero progressivo delle pagine con i "trasferelli". Ecco così l'artigianale matrice che veniva consegnata in copisteria.



Doveroso poi sottolineare che questa Cronologia ragionata avrà un taglio "personale". Sul web si trovano da anni decine e decine di straordinari siti in tutte le lingue dedicati all'opera barksiana, densi di notizie, rarità, scoop, curiosità, dati e immagini; è dunque difficile - se non impossibile - aggiungere qualcosa di inedito sul Maestro dell'Oregon, e anzi quelle fonti ci saranno preziose per il nostro lavoro; la novità qui consisterà piuttosto nell'ampiezza dei commenti oltre che nelle riflessioni e nelle suggestioni dettate dalla sensibilità - per l'appunto "personale" - dell'estensore degli articoli. Grazie infine alla possibilità - sconosciuta ai tempi della carta - di intervenire sui post anche dopo la pubblicazione ed essendo l'unico nostro motore la passione e l'entusiasmo per il fumetto contiamo sui nostri lettori per scovare le inesattezze più o meno gravi che sicuramente ci saranno. Contattateci subito (o inserite un commento) e gli errori verranno immediatamente corretti con citazione dell'autore della segnalazione!




L'autografo di Barks su una copia di Walt Disney's Comics and Stories n. 230 (splash page di DD Black Wednesday). Il Maestro lo tracciò a Rapallo nel 1994, durante un pranzo in suo onore tenuto al ristorante U Giancu (organizzatore Carlo Chendi). L'albo era stato affidato agli amici Becattini e Gori che lo riportarono a Firenze così impreziosito!


Ab ovo ad gloriam: l'Uomo del Secolo

La citazione latina, che usammo per il titolo della biografia di Carl Barks sullo speciale di Collezionare, fu un'idea di Moreno Burattini. Il riferimento alla prima parte del motto, ab ovo, è al pasto degli antichi romani, che iniziava per l'appunto dalle uova. Trattandosi poi di Paperi, la battuta veniva da sé. Il titolo originale era L'uomo del secolo, scelto inizialmente in riferimento all'anno di nascita di Barks, il 1901 (lo stesso di Walt Disney e di Ub Iwerks, tra l'altro). Il titolo accantonato fu rispolverato per un'apposita scheda redatta per la collana Paperino Carl Barks della Comic Art. E fu - alas! - profetico. Barks morì infatti nel 2000, a 99 anni e mezzo, dopo aver percorso tutto il XX secolo, dal primo all'ultimo anno.
Ma andiamo in ordine, con una necessaria premessa. Quella che segue è una biografia essenziale dell'artista. In rete esistono biografie estremamente particolareggiate - quasi giorno per giorno! L'esempio migliore è dato dalla marea di notizie che hanno raccolto negli anni i curatori del sito danese Carl Barks, diponibile anche in versione inglese: una vera miniera d'oro!
Carl nacque da Jacob Barks e Amintha Johnson il 27 marzo 1901 in una fattoria nei pressi di Merrill, nell'estremo sud dello Stato americano dell'Oregon, e più precisamente nella Contea di Klamath, al confine con la California. Il fratello maggiore, nato due anni prima, si chiamava Clyde.


Una recente foto di Merrill.



Barks alla fine degli anni '10.



La famiglia Barks si trasferì da Merrill a Midland, nello stesso Stato, nel 1908; e traslocarono ancora, nel 1911, a Santa Rosa in California. Il padre si ammalò nel 1913 e la madre morì nel 1916. Scuole interrotte, continui cambiamenti di indirizzo, tanti lavori diversi (soprattutto nei ranch dei vicini, alle prese con mandriani e farmer), gente nuova ogni giorno... questa fu l'infanzia "nomade" del futuro genio del cartooning. In quasi un secolo di vita avrebbe toccato ben dodici residenze diverse - soprattutto in Oregon e in California.
Nel dicembre del 1918 Carl si trasferì a San Francisco, trovando impiego in una stamperia e cominciando a frequentare gli uffici artistici del San Francisco Bullettin e dell'Examiner - grazie ai corsi di disegni che aveva frequentato. Nel 1921 Barks sposò la sua prima moglie, Pearl Turner, dalla quale ebbe due figlie, Peggy e Dorothy. Dopo un breve ritorno - nel 1923 - nel paese natale, Barks lavorò per sei anni a Roseville, in California. Il giovane non si era perso d'animo e aveva inviato suoi disegni di prova a varie riviste: le sue prime tavole, di taglio umoristico e sexy, vennero vendute al Calgary-Eye-Opener. Altre vignette furono vendute al Judge magazine e al College Humor.
Nel 1930 Barks divorziò dalla Turner e nel 1931 incontrò a Minneapolis nel Minnesota (sede del Calgary: Barks rimase in città fino al 1935) Clara Balken, che sposò nel 1938.

Un editorial cartoon di Pinto sul San Francisco Bullettin del 1919, all'epoca di Barks in città.

Una vignetta di Barks per il Calgary-Eye-Opener: la battuta non è traducibile, per il doppio significato del termine close.

Judge Magazine, 1924.


College Humor, 1929

Si narra che durante gli anni della depressione, il giovane artista sbarcasse il lunario non solo con queste collaborazioni su rivista ma addirittura scendendo a patti con lavori più "umili", come quello di operario in un'officina ferroviaria.
L'anno della svolta per Carl Barks fu certamente il 1935 quando inviò alcuni suoi lavori ai Disney Studios, che stavano cercando nuovi collaboratori. George Drake della Walt Disney Production lo assunse a 20 dollari alla settimana. Il percorso era iniziato: durante i primi sei mesi l'oregoniano lavorò al reparto animazione in veste di "intercalatore", realizzando cioè i disegni intermedi dei movimenti tra gli estremi disegnati dall'animatore principale. Successivamente Barks passò alla divisione soggettisti - con Jack King, Harry Reeves e poi con Jack Hannah - e vi rimase per sette anni. In questo periodo il disegnatore diede sfogo alla sua mente creativa contribuendo a realizzare numerose, spassosissime gag e storie per Donald Duck attraverso sketch e storyboard (da Modern Inventions a The Plastics Inventor).


George Drake della Disney (l'uomo che assunse Barks), mentre sta per battere la palla durante una partita fra disneyani che si tenne in Hyperion Av. nel 1931.


Nel 1942, mentre la Walt Disney era impegnata in una produzione di propaganda bellica (anche i cartoni animati andavano al fronte...), Carl Barks lasciò i Disney Studios e Los Angeles e iniziò a lavorare per un albo della Dell, etichetta della Western Publishing, la casa editrice che produceva fumetti in albo per conto della Disney (altra cosa erano le produzioni "sindacate", giornaliere e domenicali, che venivano fornite ai quotidiani tramite agenzia).
La sceneggiatura della prima storia a fumetti firmata da Barks, Donald Duck Finds Pirate Gold (nota in Italia come Paperino e l'oro del pirata), fu sceneggiata da Bob Karp, basandosi su un soggetto di Harry Reeves e Holmer Brightman per un cartone animato che non fu mai portato a termine. Le 64 tavole della lunga avventura furono disegnate per metà dall'uomo di Merrill e per metà da Jack Hannah, uno dei più prestigiosi disegnatori disneyani, come vedremo meglio subito sotto.


Dipinto di Garé Barks, terza moglie di Carl.



L'anno seguente il disegnatore fu assunto in via definitiva dalla Western che gli affidò la realizzazione delle storie mensili di Paperino - dieci tavole ciascuna - per la collana Walt Disney's Comics and Stories, a partire dal n. 31 dell'aprile 1943. Nel settembre di quello stesso anno Barks si cimentò con il primo racconto "lungo", per la serie Four Color Comics: questa testata, soprattutto dal 1950 in poi, arriverà ad assorbire gran parte dei suoi sforzi artistici. La più celebre delle creature barksiane - Uncle Scrooge - ottenne una collana propria nel 1954: Barks ne illustrò 66 numeri.
Nel 1951 barks aveva intanto affrontato il suo secondo - e ultimo - divorzio. In quell'anno conobbe una pittrice locale, stimata paesaggista, Margaret Wynnfred Williams, detta Garé. Si sposarono nel 1954 e da quel momento, fino alla morte avvenuta nel 1993, fu sua instancabile compagna e assistente.


Carl Barks al lavoro in California, presumibilmente nel 1963. Sull'archivio a sinistra del suo working desk possiamo infatti notare la copertina natalizia del n. 40 della collana Uncle Scrooge datato gennaio 1963.


La scrivania di Carl Barks alla metà degli anni Sessanta, come fu "ricostruita" dall'autore per la foto tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta: sulla carta da lettere si legge infatti l'indirizzo di Temecula, la città californiana dove Barks visse tra il 1977 e il 1983. Sul tavolo, fra sketch, numeri del National Geographic (1965/66) e strumenti vari, si nota una mezza tavola della storia The Phantom of Notre Duck.


Carl Barks nel 1973, mentre sta lavorando a un olio della serie dedicata al Money Bin di Paperone. La foto fu scattata dal pittore Dan Gheno durante una visita a casa del Maestro a Santa Barbara.

 
Per la Western Publishing-Dell e poi, a partire dal 1962, per la Gold Key (l'altra casa editrice licenziataria Disney) Barks totalizzò oltre 600 storie a fumetti. Per contratto non firmò mai i suoi lavori disneyani (eccetto il natalizio Little Golden Book n. 84). L'ultima sua storia apparve sul Walt Disney Digest n. 5 del 1967 e gli ultimi suoi soggetti futrono disegnati nel 1974 per l'albo Junior Woodchucks.
I più attenti fra gli appassionati sapevano da anni riconoscere lo stile del "misterioso" Maestro ogni volta che una nuova storia veniva pubblicata. I primi a individuare nome e indirizzo dell'autore furono Malcolm Willits e i fratelli Spicer (che lo andarono a trovare nel 1960 con Ron Leonard).
La Disney citò per la prima volta il nome di Carl Barks (quando già era abbastanza noto, soprattutto fra gli appassionati europei) nel 1976, su The Best of Walt Disney's Comics.


Floyd Gottfredson e Carl Barks nel 1982 al party organizzato dalla Another Rainbow per il lancio della Carl Barks Library.


Carl Barks con il grande artista e animatore disneyano Jack Hannah nel 1982, in occasione dell'anteprima della Carl Barks Library della Another Rainbow. DD Finds Pirate Gold fu disegnata da entrambi, su sceneggiatura di Karp.



Le due colonne del fumetto disneyano in una foto del 1986: Floyd Gottfredson e Carl Barks.


Gli ultimi 25 anni di vita non furiono un periodo di inattività per Barks: la sua fama crebbe a livello esponenziale, soprattutto a partire dalla fine degli anni '70. Al suo fianco ebbe la cara moglie Garé. Dedicò gran parte di quel suo ultimo, straordinario percorso terreno a realizzare spettacolari quadri a olio ispirati alle sue storie dei Paperi. Partecipò a numerose mostre, convegni, happening, inaugurazioni... Supervisionò edizioni prestigiose e complete della sua opera, riproduzioni dei suoi dipinti, aste, etc. Nel 1994 si impegnò in un lungo tour (turistico e promozionale) in Europa: durante la tappa italiana alcuni fra i più noti fumettisti e studiosi del mondo disneyano ebbero finalmente il modo di conoscerlo. Barks morì a Grants Pass, in Oregon, il 25 agosto 2000, pochi mesi prima di compiere cento anni, e lì ancora oggi riposa.



Carl Barks durante la tappa italiana del suo tour europeo del 1994. Siamo al ristorante rapallese U Giancu e l'artista è attorniato da Leonardo Gori, Andrea Sani, Luca Boschi e Alberto Becattini. Il Maestro mostra a un altro fotografo una copia del libro I Disney Italiani, scritto dal celeberrimo quartetto.


La tomba di Carl Barks, The Good Artist, nello Hillcrest Memorial Park Cemetery di Grants Pass, Oregon.


Le storie in ordine cronologico. I parte: 1942

Ho deciso, per la cronologia ragionata delle storie a fumetti realizzate da Barks (anche per i soli testi o per i soli disegni), di seguire la scelta fossatiana della numerazione progressiva.

Ogni storia è preceduta dai seguenti dati:


a) Titolo originale (quando esiste; molte delle storie brevi hanno solo il nome del protagonista; se non esiste è indicato fra parentesi il titolo con il quale è ora conosciuto nelle più note cronologie)
b) Titolo italiano (con indicazione del numero di strisce per tavola - in media 2 vignette per striscia)
c) Prima edizione americana
d) Prima edizione italiana
e) Numero di tavole
f) Data di consegna (se fra parentesi significa che è incompleta o presunta)
g) Personaggi principali in ordine alfabetico (nome originale e italiano; se sono identici c'è solo quello!)
h) Luoghi principali in ordine alfabetico
i) Mappa di Paperopoli in ordine alfabetico (se la storia - tutta o in parte - è ambientata a Duckburg)
j) Mestieri di Paperino in ordine alfabetico (quando c'è Paperino - e se svolge qualche mestiere!)
k) Ipse Dixit (battuta e/o sketch buffi e/o significativi) con numero della tavola e della vignetta dove appare

Potete notare che le categorie di dati che vanno da a) a f) sono consuete nelle cronologie barksiane; la categoria g) si trova raramente; le ultime quattro categorie non sono invece mai - o quasi mai state usate (intendendo: nei volumi e nei siti più noti).
Ho inserito l'indicazione del numero di strisce per tavola grazie al suggerimento del lettore Claudio.

Ai dati seguono:

1) Cover dell'albo originale
2) Riassunto e commento (con eventuali curiosità e trivia)
3) Vignetta significativa


1942

1. Donald Duck Finds Pirate Gold
Paperino e l'oro del pirata (3 strisce)
Four Color n. 9 - agosto 1942
Topolino giornale 633-641 (aprile-maggio 1947)
64 tavole
(1942)
Personaggi principali:
Black Pete (Pietro Gambadilegno), Donald Duck (Paperino), Huey Dewey & Louie (Qui Quo & Qua), Old Yellow Beak (Becco Giallo), Oliver, Red Eye (Occhio Rosso).
Luoghi principali
Duckburg (Paperopoli); (a bordo della) barchetta Daisy II; (alla) Locanda Bucket o' Blood gestita da paperino & Nipoti (Al Secchio di Sangue); Isola del Tesoro di Henry Morgan; (a bordo della) nave Black Mariah (Maria la Tenebrosa, poi ribattezzata The White Lily, Il Giglio Bianco); Oceano Pacifico; porto; (a bordo della) zattera.
Mappa di Paperopoli
baia; incrocio fra le strade che portano alla Locanda Sailors' Rest (Al Riposo del Marinaio) e alla Locanda Bucket o'Blood (Al Secchio di Sangue); Locanda Bucket o'Blood gestita da Paperino & Nipoti (Al Secchio di Sangue, noto anche come Al Bugliolo di Sangue); negozio di articoli marinari Goldstein & Co. Marine Supplies, porto. 
Mestieri di Paperino:
cacciatore di tesori, locandiere, marinaio, mozzo, pescatore.
Ipse Dixit:
Gambadilegno (fingendosi un semplice avventore al Bucket o'Blood): Per caso non avete dello stufato di pappagallo sulla lista delle vivande, vero? (tav. 6; vign. 7)


Four Color n. 9, 1942



E' la prima storia a fumetti di Carl Barks e fu realizzata in collaborazione con Jack Hannah; le tavole disegnate da Barks sono le nn. 1, 2, 5 e da 12 a 40; le altre sono di Hannah. La sceneggiatura è di Bob Karp (autore delle strisce sindacate) su un soggetto di Harry Reeves, Homer Brightman e Roy Williams per un cartone animato di Mickey Mouse, Morgan's Ghost, rimasto incompiuto.
Paperino pesca con le sue stesse reti - aiutato dai Nipotini - le specialità di mare che servirà nel suo ristorante sulla baia di Paperopoli, dal marinaresco nome di Bucket O'Blood. E' da questo locale che parte una movimentata caccia al tesoro dove i paperi accompagnano una singolare figura di pappagallo zoppo, Becco Giallo. Sulle tracce del bottino del pirata Morgan ci sono anche Gambadilegno (che da poco ha perso la sua rudimentale protesi nelle strisce di Gottfredson) e i suoi aiutanti, Occhio Rosso e Oliver, due gemelli dall'aspetto di ratto, riconducibili fisicamente al Bel Gagà della saga di Topolino. La nave che porta il variopinto gruppetto di scavatori è la Maria la Tenebrosa, capitanata da Gambadilegno sotto le mentite spoglie di una pingue vedova di mare. Sull'isola di Morgan tutti i nodi verranno al pettine: il tesoro viene scovato, i cattivi vengono messi ai ferri e Paperino e Becco Giallo devono subire l'ammutinamento di Qui Quo e Qua!
L'avventura, seppur interessante nella cronistoria barksiana per essere quella del debutto, risente purtroppo della sua genesi "cinematografica": grande rarefazione dei dialoghi ed estrema dilatazione temporale di molte sequenze. Sembra quasi di leggere uno storyboard, dotato di balloon.
Nota: da un biglietto scritto in maniera oltremodo sgrammaticata da Gambadilegno veniamo a sapere che il terribile Black Pete ha una madre, vecchia ma ancora vivente, a Pittsburgh.


Le collezioni di armi della falsa vedova del capitano! Four Color n. 9, 1942




2. Pluto Saves the Ship
Pluto salva la nave (3 strisce)
Large Feature Comic (II serie) n. 7, 1942
Topolino libretto 1-2 (aprile-maggio 1949)
48 tavole
(1942)
Personaggi principali:
Baron (Medoro), Pluto.
Luoghi principali:
Mouseton (o Mousetown, Topolinia): cantiere navale, incrociatore da battaglia, porto.
Ipse Dixit:
Saldatori al cantiere navale: Oh! Quel Pluto! E' un vero cane-di-mare! (tav. 2; vign. 2)


Large Feature Comics n. 7, 1942



Barks scrisse questo episodio (i disegni non sono suoi, dunque) con Jack Hannah e Nick George basandosi su un soggetto di Eleanor Packer della Whitman. Il disegnatore è sconosciuto, non accreditato. Secondo Franco Fossati - e altri sul web - potrebbe essere anche Jack Hannah.
In una lettera del 1981 a Barrier Barks dichiarò: "Pluto Saves the Ship was written by Jack Hannah, Nick George, and I in 1942 in our evening hours. It was not an adaptation of a cartoon story. Eleanor Packer of Whitman Publishing may have dreamed up the basic plot. It was only a one-shot special designed to take advantage of the wartime jitters. Anyway, we three did the final draft in rough sketch form in my den room in North Hollywood. The post-Pearl Harbor blackouts were in effect, and we had all window blinds closed and taped shut. It was hot and stuffy, and we consumed many beers. The story shows the effects. One of Disney's layout men with a flair for drawing panel after panel of shipyard scaffolding did the artwork. I can't recall his name. Because of the fact that we were only writing action gags to flesh out someone else's story line, none of us felt we deserved any claim to fame. I certainly forgot the whole business very quickly. As for payment, I doubt that we received more than a dollar a page."
La collana dove apparve la storia barksiana presentava personaggi sempre diversi, come Dick Tracy (n. 3), Terry and the Pirates (n. 6), Bugs Bunny (n. 8) e Popeye (n. 10). Andò avanti per 30 numeri in due serie, dal 1939 al 1942.
per quanto riguarda lo stile narrativo vale lo stesso discorso fatto per il Pirate Gold: anche l'avventura di Pluto sembra quasi un cartone animato "scartato" o "riciclato" e i tempi narrativi ne risentono in maniera pesante. Del resto, negli anni passati agli Studios, Barks si era già occupato dell'animazione del cane di Topolino.
Veniamo ora ai contenuti. In un quartiere portuale Pluto è la mascotte dell'arsenale. Siamo nel periodo bellico e la zona pullula di spie nemiche che vorrebbero far saltare in aria una nave da guerra. La bomba viene inserita in un osso vuoto che il bull-dog Medoro deve portare nella stiva. Dopo tutta una serie di inseguimenti a rotta di collo Pluto riesce a salvare la nave e diventa eroe della nazione.
In questa storia, come nella più consolidata tradizione del cartone animato statunitense, gli esseri umani appaiono solo in silhouette oppure mascherati (come i saldatori del cantiere navale) o con le sole gambe inquadrate.
E' una delle rare avventure fumettistiche barksiane ambientate a Topolinia e che dunque non hanno come protagonisti i Paperi.
Nota: questa storia non era presente fra quelle commentate sul Collezionare Speciale Carl Barks.


Pluto e il bulldog. Large Feature Comics n. 7, 1942
 

Francesco Manetti

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