giovedì 13 giugno 2013

NEL CUORE DELLE TENEBRE: LILITH 10

di Andrea Cantucci

Fin dal titolo e fin dalla prima didascalia - Stato Indipendente del Congo, 1890 - il n° 10 di Lilith ci porta nell’Africa attraversata dallo scrittore polacco Joseph Conrad e da lui descritta nove anni dopo nel suo famoso romanzo Heart of Darkness (Cuore di Tenebre, appunto), che nel secolo seguente avrebbe ispirato anche il capolavoro cinematografico di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now. Tutto l’episodio si può considerare una lunga citazione di quel libro. Riscrivendo in modo fantastico quel periodo della vita di Conrad, Enoch fa infatti vivere allo scrittore un’inquietante e scioccante avventura in compagnia di Lilith, che nella finzione narrativa diventerà evidentemente l’evento ispiratore della sua opera; ci troviamo così di fronte a un fumetto ispirato a un romanzo che finge di essere la futura ispirazione del romanzo stesso.


Un'incisione datata 1890: sbarco a Yambouia, nel Congo



La storia assume fin dall’inizio lo stesso intento di denuncia di quella di Conrad: mostrare tutta la crudeltà e la brutalità con cui le popolazioni africane sono state sterminate, sottomesse e schiavizzate dai colonialisti europei, con la solita e ridicola scusa di portare loro i discutibili benefici di un’ipocrita civiltà cristiana, in realtà interessata solo a depredarli delle loro materie prime con tutti i mezzi possibili. In questo senso, l’albo di Enoch è la migliore risposta al vecchio album di Hergé, Tintin in Congo, in cui il maestro della scuola belga del fumetto, descriveva come normale e “pacifica” la sudditanza dei “selvaggi” neri africani rispetto ai “civili” bianchi europei, una storia oggi messa giustamente sotto accusa per razzismo a seguito della protesta di un cittadino congolese.
Lilith incontra Joseph Conrad mentre questi naviga sul fiume Congo in qualità di capitano del battello Roi Des Belges, all’epoca in cui non aveva ancora ottenuto la cittadinanza inglese e si chiamava ancora col suo vero nome, Konrad Korzeniowsky. Buona parte dei discorsi che Enoch mette in bocca a Konrad (e anche a un altro paio di personaggi) sono tratti direttamente dal romanzo che avrebbe composto in seguito. Nel racconto il futuro scrittore è l’unico bianco a deplorare il cinico e spietato atteggiamento degli europei verso gli indigeni e a dimostrare sentimenti di compassione umana verso coloro che hanno l’unica colpa di avere una carnagione diversa o un naso un po’ più schiacciato del nostro e a cui non è consentito neanche ridere in presenza dei colonizzatori. Tutti gli altri fanno a gara a trovare le più stupide e offensive giustificazioni per il modo ignobile in cui trattano gli africani nella loro stessa terra.

Conrad a bordo del Tuscania, diretto verso gli USA (1923)



Con una piccola modifica alla storia reale, Enoch inserisce nel racconto anche il famoso ex-giornalista ed esploratore inglese Henry Morton Stanley, che, dopo aver ritrovato il dottor Livingstone e dopo essersi messo al servizio del re Leopoldo II del Belgio, nel 1889 aveva salvato il governatore della provincia sudanese di Equatoria, Eduard Schnitzler, detto Emin Pascià, assediato dalla grande rivolta islamica guidata dal Mahdi. Nella storia fittizia di Lilith n°10, Emin Pascià, invece di aspettare i soccorsi, è fuggito nel profondo delle foreste africane, proprio come il misterioso e “folle” colonialista Kurtz nel romanzo di Conrad. Stanley ne ha ripreso quindi la ricerca, fino a incrociare con la sua malridotta spedizione il battello del capitano Konrad, che a sua volta stava cercando lui.
Nelle agiografie ufficiali Stanley è descritto come un antischiavista che avrebbe compiuto instancabilmente le sue incessanti imprese - che gli guadagnarono il soprannome africano di Bula Matari, cioè Spaccapietre - nell’intento di realizzare il sogno di Livingstone di portare all’Africa autentica civiltà e benessere. In realtà aiutò re Leopoldo a fare del Congo Belga un luogo di lavori forzati, torture e massacri mostruosi ai danni degli abitanti. Nel fumetto sono ben documentate le teste mozzate degli africani che decoravano realmente i villaggi dei colonizzatori e anche la nota abitudine di Stanley di frustare i suoi portatori per mantenere la disciplina. Enoch, nella sua storia, spazza via tanta ipocrisia colonialista, mostrando per una volta Stanley sotto il più plausibile aspetto di un avventuriero razzista e senza scrupoli, che trattava gli africani come animali, facendosi portare da loro in spalla per non infangarsi i piedi; e se a volte ne “liberava” uno dalla schiavitù dei negrieri arabi era solo per farne un ennesimo servo del “grande conquistatore bianco”.

Marlon Brando nei panni di Kurtz. Apocalypse Now, 1979


Rispetto a questi temi, che ristabiliscono una verità storica troppo a lungo rimossa, l’abituale missione di Lilith, la caccia dei parassiti alieni annidati nei corpi umani, resta un po’ in secondo piano per la maggior parte dell’episodio, che giustamente riproduce il ritmo lento e l’attesa carica di tensione della storia originale. Solo nelle pagine finali dell’albo, assistiamo a una violenta lotta tra lei e i Cardi per il possesso del corpo ospite; uno scontro più difficoltoso del solito per la nostra eroina, che deve affrontare una sorta di creatura vegetale visivamente abbastanza simile alla Swamp Thing della DC Comics. Attraverso questa singolare battaglia, ma soprattutto con la vendetta che gli indigeni si prendono sui loro torturatori, Enoch rievoca in qualche modo le inquietanti atmosfere finali del romanzo di Conrad, che evocano a loro volta le insondabili profondità di un animo umano immerso nell’oscuro abisso di una natura primordiale.
Naturalmente le sequenze disegnate, per quanto accurate e ben definite nei contrasti chiaroscurali, non possono neanche tentare di reggere visivamente il confronto con i giochi di luci e ombre della pellicola di Coppola, che si avvaleva della collaborazione di un maestro della fotografia come Vittorio Storaro. Eppure le immagini di questa storia a fumetti risultano un po' più movimentate e appassionanti di quelle del film Cuore di Tenebra, una versione televisiva diretta nel 1993 da Nicolas Roeg.

Il poster dell'edizione cinematografica di Heart of Darkness di Roeg (1993)


In quest'ultima pellicola la cosa più affascinante è forse la modella Iman nel ruolo di quella che Conrad nel romanzo descrive come una selvaggia e sontuosa apparizione di donna, una bella e fiera africana che frequenta la casa di Kurtz. A questo proposito è strano che Enoch non abbia inserito almeno una citazione per identificare le emozioni suscitate da una simile straordinaria figura femminile, con quelle che investono regolarmente tutti gli uomini che entrano in contatto con Lilith. Per esempio, quando a un certo punto Konrad vede Lilith tra le fiamme di ciò che resta del suo battello, l’immagine di lei semi-illuminata e triste, coi capelli mossi dal vento, sembra corrispondere perfettamente a un brano del romanzo: Il suo viso aveva un aspetto tragico e fiero di selvatico dolore e di tacita pena frammisti alla paura di una decisione sofferta...


Copertina di Lilith 10, giugno 2013


Lilith 10
CUORE DI TENEBRE
Giugno 2013
pagg. 132, € 3,70
Testi: Luca Enoch
Disegni: Luca Enoch
Copertina: Luca Enoch
Rubriche: Luca Enoch

Andrea Cantucci

N. B. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

2 commenti:

  1. Francesco Manetti15 giugno 2013 00:55

    Ho letto e pubblicato con sommo piacere la recensione di Lilith 10 scritta dall'amico Kant (pure valente disegnatore). Mi è venuto da riflettere... Certo che l'Africa non ha mai avuto pace! Il colonialismo è continuato nel XX e XXI secolo, anche dopo che l'Europa si era ritirata dal Continente Nero: l'influenza sovietico-cubana negli anni '60 e '70 e oggi la Cina che si sta comprando l'Africa pezzo dopo pezzo, fomentando tra l'altro il bracconaggio di animali a rischio d'estinzione, come l'elefante e il rinoceronte, per soddisfare (con zanne e corni) il commercio dei medicinali tradizionali, che in realtà non hanno alcun potere curativo. E poi l'integralismo islamico, che conquista sempre più spazi: in Nigeria, in Sudan, sul Mediterraneo... Il cuore è sempre più tenebroso.

    Francesco Manetti

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  2. L'amico Cantucci ha trovato interessante il mio commento alla sua straordinaria recensione di Lilith 10 e mi ha scritto, a mo' di chiosa finale: "mi sa che anche certe nazioni occidentali non si sono mai veramente ritirate dall'Africa, se non in apparenza. A quanto ne so, ancora oggi, paesi come Francia e Stati Uniti continuano a sfruttare i giacimenti africani, acquistando petrolio o diamanti a prezzi irrisori, e quando uno stato africano non è d'accordo, come è successo recentemente con la Liberia, finanziano dei colpi di stato per far salire al potere dei dittatori che facciano gli interessi degli ex-colonialisti (o meglio delle loro multinazionali), a scapito di quelli delle popolazioni locali."
    Eh, sì...

    Francesco Manetti

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